
Per la sua prima collezione Couture per FENDI, Maria Grazia Chiuri pone il desiderio al centro della propria visione creativa. Non si tratta semplicemente di abiti, ma di progetti concepiti per restituire valore al corpo come materia viva, modellata da sentimenti, intenzioni e attitudini. La collezione nasce dall’idea che l’abbigliamento possa accompagnare la complessità di chi lo indossa, riconoscendo il corpo non come una forma immobile, ma come qualcosa di vivo e in continuo movimento.
In questa prospettiva, la moda ci ricorda che l’essere umano è animato da un desiderio inesauribile. La possibilità di trovare o creare qualcosa di nuovo rimane sempre aperta, portando con sé la promessa che possa essere la cosa più straordinaria di tutte. A questa idea di desiderio, Chiuri aggiunge sensualità, erotismo, libertà e piacere, dando forma a una visione istintiva, aperta e profondamente umana.

Una memoria cinematografica della Roma degli anni Settanta
La collezione richiama l’immagine di una libertà innocente e sensuale attraverso la figura di una giovane ragazza tedesca che attraversa la Roma della fine degli anni Settanta. Il riferimento rimanda al fashion film Histoire d’eau, l’ironica evocazione di Histoire d’O di Pauline Réage realizzata da Jacques de Bascher e commissionata da Karl Lagerfeld per la sua prima collezione prêt-à-porter di FENDI nel 1977.

Quella memoria cinematografica diventa molto più di una semplice citazione storica. Costruisce un’atmosfera in cui la sensualità è priva di malizia, e dove eleganza e libertà convivono con naturalezza.
Abiti che seguono il corpo

La collezione Couture di Maria Grazia Chiuri segue il corpo anziché cercare di modellarlo o costringerlo. Ogni silhouette accompagna il movimento, sia esso deciso oppure più trattenuto, permettendo agli abiti di rispondere con naturalezza al ritmo di chi li indossa.
La leggerezza caratterizza creazioni come gli abiti in chiffon bianco e nero a intarsi rigati, che scorrono delicatamente sul corpo invece di limitarlo. La linea del kimono, applicata a giacche e soprabiti femminili e maschili, diventa l’espressione di un modo di vestire fluido attraverso materiali come il velluto e il grain de poudre. L’effetto è spontaneo, senza rigidità né forzature.

Lo stesso approccio si ritrova negli abiti che scolpiscono il corpo attraverso il solo drappeggio, eliminando la necessità del corsetto pur mantenendo una silhouette definita.
Il dialogo tra gli atelier
Chiuri mette in relazione i diversi atelier FENDI, presentandoli come organismi vivi in cui conoscenza, artigianalità e competenze tecniche si incontrano e continuano a evolversi insieme. All’interno di questa dimensione collaborativa, la couture diventa un linguaggio al tempo stesso magico e scientifico, continuamente reinterpretato attraverso l’esperienza condivisa e la sperimentazione.

Molti dei capi della collezione sono costruiti attraverso un processo di sottrazione. La pelliccia si trasforma in una piuma, con righe bianche e nere trattenute da un delicato tulle. L’immagine è quella di una Venere in pelliccia che avanza con sensualità e spirito giocoso.
Il tulle diventa anche la struttura di mantelli e cappe disegnati da arabeschi che si trasformano in foglie, piume e fiori realizzati in pelle, pelliccia e tessuto. Sulle spalle degli uomini queste creazioni evocano coperta, riparo e capanna, mentre la varietà delle pellicce può ricordare la leggerezza delle farfalle. La pelle, infine, disegna labirinti sulla superficie bianca di un cappotto double in cachemire.

La Couture come sperimentazione
Chiuri interpreta il proprio ruolo attraverso una visione progettuale ampia, priva di confini. In questa prospettiva, la Couture diventa una delle forme più contemporanee di sperimentazione nell’abbigliamento, alimentata da un dialogo che ascolta con attenzione i corpi e le menti che la abitano.

La sua prima collezione FENDI Couture propone un modo di vestire fondato su libertà, sensualità e collaborazione, dove il savoir-faire artigianale e l’immaginazione si incontrano in capi pensati per muoversi insieme alle persone che li indossano.














