Quanto siamo social?

Fino a che punto ha senso raccontarsi? E’ un pensiero che mi perseguita da qualche tempo, da quando non puoi ascoltare una conversazione senza che ad ogni frase ci sia un ‘facebook’, un ‘social network’ un ‘instagr.am’. Sarà che credo nella tecnologia usata in maniera saggia e utile, sarà che non ho molto spirito social per natura e che quando sento parlare di condivisione a tutti i costi mi puzza di ipocrisia, ma vedere spiattellate in rete foto e notizie che dovrebbero rimanere tra le quattro mura di una famiglia o al massimo condivise con i parenti più stretti, mi irrita.

Prendiamo instagram, per esempio, l’applicazione per iphone che ti permette di fotografare, mettere un filtro così che la tua foto sembri artistica e condividerla online con tutti i tuoi amici e conoscenti. Oggi, se non metti online almeno cinque foto al giorno con effetto anni 70 non sei nessuno. E allora giù a scattare e condividere, scattare e condividere: foto delle briciole cascate sotto il tavolo, foto del cane che mangia dalla scodella, foto del pupo che dorme. Che arte! Ma soprattutto: avete mai pensato che se aprite i cassetti e tirate fuori le vecchie polaroid della vostra infanzia non andreste mai a metterle online? (Non vorrei aver dato suggerimenti a qualcuno, vi prego non fatelo…)

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