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Procrastinare: perché tendiamo sempre a rimandare

Procrastinare non è semplicemente pigrizia o cattiva organizzazione: è un fenomeno psicologico complesso, che riguarda emozioni, percezioni del tempo e strategie inconsce di gestione dello stress

Procrastinare: perché tendiamo sempre a rimandare
Procrastinare: perché tendiamo sempre a rimandare

Probabilmente ti è capitato: devi affrontare un compito importante, e invece ti ritrovi a scorrere il telefono, a prepararti un caffè o a dedicarti ad altro, apparentemente più urgente, ma che in realtà non lo è. Rimandare può dare un sollievo immediato, ma a lungo termine provoca stress, frustrazione e risultati inferiori alle proprie capacità.

Cos’è davvero la procrastinazione?

La procrastinazione è il rinvio volontario di un compito, pur sapendo che questo comporterà conseguenze negative. Non si tratta di mancanza di tempo o di pianificazione, ma di un modo per sfuggire alle sensazioni spiacevoli legate all’inizio di un compito.

Quanto è diffusa?

Gli studi mostrano che il fenomeno è particolarmente comune tra gli studenti: tra l’80% e il 95% degli universitari ammette di rimandare regolarmente, e circa la metà di loro considera questo comportamento problematico. Ma anche sul lavoro o in casa, il rimandare può diventare un’abitudine ricorrente.

Perché procrastiniamo?

La scienza indica che non è tanto pigrizia o mancanza di disciplina, quanto fattori psicologici ed emotivi:

  1. Gestione delle emozioni – sfuggire al disagio
    Procrastinare può servire a evitare sensazioni negative come ansia, stress, noia o insicurezza. Rinviare offre un sollievo immediato, anche se a lungo termine aumenta la pressione emotiva.
  2. Impulsività e percezione del tempo
    Il cervello tende a dare più valore alle ricompense immediate rispetto a quelle future. Compiti lontani nel tempo appaiono meno gratificanti, quindi è più facile distrarsi. Questo spiega perché spesso iniziamo tutto all’ultimo minuto.
  3. Paura di fallire e auto-sabotaggio
    Alcune persone rimandano per timore di non riuscire. Iniziare all’ultimo momento crea una “scusa” in caso di fallimento: se qualcosa va storto, si può sempre dire che non c’era abbastanza tempo.
  4. Scarsa motivazione o bassa rilevanza del compito
    Se un compito non è interessante o non sembra importante, la motivazione intrinseca è minima. Di conseguenza, la procrastinazione diventa più probabile.

Le conseguenze del rinviare

Sebbene possa sembrare innocuo, rimandare ha effetti concreti:

  • Prestazioni ridotte: chi procrastina tende a fornire lavori di qualità inferiore e a rispettare meno le scadenze.
  • Stress e pressione mentale: la procrastinazione aumenta ansia, senso di colpa e frustrazione.
  • Impatto sulla salute: può associarsi a disturbi del sonno, peggioramento della salute generale e malesseri fisici.

Come affrontare la procrastinazione

La buona notizia è che è possibile cambiare abitudini. Ecco strategie efficaci:

  1. Inizia con piccoli passi
    Spezza i compiti in parti minime e raggiungibili. Riduce la resistenza emotiva e rende più semplice iniziare.
  2. Concentrati sulle emozioni, non sul tempo
    Impara a riconoscere e nominare le emozioni invece di evitarle. Tecniche di regolazione emotiva aiutano a gestire ansia e stress legati al compito.
  3. Scadenze e ricompense
    Strutture esterne, come deadline intermedie o piccoli premi, possono aumentare la motivazione e favorire l’avvio del lavoro.
  4. Allena l’autoregolazione
    La capacità di gestire comportamento ed emozioni è cruciale. Pianificazione, riflessione e focus aiutano a ridurre la tendenza a rimandare.

Consigli pratici per studenti, professionisti e casa

Per gli studenti:

  • Dividi i compiti in step piccoli: grandi progetti sembrano opprimenti; segmentarli facilita l’inizio.
  • Usa blocchi di tempo (es. tecnica Pomodoro): 25 minuti di lavoro intenso, 5 di pausa. Aiuta a mantenere concentrazione e energia.
  • Responsabilità sociale: condividi i tuoi obiettivi con un compagno e monitorate insieme i progressi.

Per il lavoro:

  • Piani “se-allora”: anticipa come reagire alle tentazioni di distrazione (“Se mi siedo alla scrivania, allora apro subito il documento X”).
  • Blocchi di tempo in agenda: trattali come impegni reali. Aiutano a iniziare senza indecisioni.
  • Gentilezza verso se stessi: l’autocritica peggiora la procrastinazione; la consapevolezza empatica facilita il cambiamento.

Per la casa:

  • Regola dei due minuti: se un compito richiede meno di due minuti, fallo subito.
  • Associa il lavoro al piacere: ascolta la tua playlist o un podcast mentre pulisci. La tecnica, chiamata “dopamine anchoring”, aumenta la motivazione.
  • “Scary Hour”: dedica un’ora al giorno a tutte le attività rimandate. In poco tempo, risultati visibili e meno senso di peso.

Strategie generali e comprovate

  • Inizia in piccolo: obbligati a 2–5 minuti iniziali; spesso basta per partire.
  • Elimina distrazioni: telefono, social e tentazioni ambientali rallentano la concentrazione.
  • Obiettivi chiari e scadenze: compiti vaghi sono più facili da rimandare; definisci tempi e traguardi concreti.

La lezione dalla scienza

Procrastinare non è pigrizia: è spesso un meccanismo di “regolazione emotiva”, dove il cervello sceglie un sollievo immediato invece di affrontare compiti impegnativi ma importanti. Adattando l’ambiente e applicando strategie cognitive, è possibile domare questa tendenza automatica.

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