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Quel cambio di umore intorno alla mezza età a cui nessuno ci ha davvero preparate

Sei competente, strutturata, sei nel pieno della tua vita. Hai attraversato carriere, relazioni, maternità hai dimostrato di valere, di saper gestire ambizioni e compromessi

Quel cambio di umore intorno alla mezza età a cui nessuno ci ha davvero preparate
Quel cambio di umore intorno alla mezza età a cui nessuno ci ha davvero preparate

Sei competente, strutturata, sei nel pieno della tua vita. Hai attraversato carriere, relazioni, maternità hai dimostrato di valere, di saper gestire ambizioni e compromessi, nella vita privata e sul posto di lavoro. Sai chi sei. E allora perché improvvisamente tutto sembra più difficile? Perché ti ritrovi a piangere davanti a un’email che un tempo avresti gestito con lucidità? Perché il respiro del tuo partner ti irrita più del dovuto? Perché alle tre del mattino sei sveglia a ripensare a conversazioni di anni fa?

Prima di convincerti che si tratti solo di stress, esaurimento o fragilità personale, esiste un’altra possibilità – di cui si inizia finalmente a parlare con più onestà. Si chiama perimenopausa.

Non la menopausa in sé, ma la fase di transizione che la precede. E per molte donne intorno ai quarant’anni – talvolta anche prima – arriva con un’intensità psicologica che nessuna mamma o  amica più anziana, nessuna rivista e nessuna trasmissione televisiva ci ha davvero spiegato.

Il colpo di scena ormonale

La perimenopausa non è un calo dolce e lineare degli estrogeni. È una fluttuazione, una serie di fluttuazioni. A volte imprevedibile, a tratti destabilizzante. Gli estrogeni non diminuiscono semplicemente: fluttuano. E queste oscillazioni influenzano neurotrasmettitori come serotonina, dopamina e GABA, che regolano umore, motivazione, calma, equilibrio emotivo. Quando i livelli ormonali salgono e scendono in modo irregolare, anche i sistemi cerebrali che modulano le emozioni diventano più sensibili. E tu puoi sentirti meno centrata, più reattiva, diversa da come ti ricordavi.

Non è una percezione soggettiva. Grandi studi longitudinali, tra cui lo Study of Women’s Health Across the Nation, dimostrano che durante la transizione menopausale le donne presentano una vulnerabilità maggiore ai sintomi depressivi rispetto agli anni precedenti. Alcune analisi parlano di un aumento del rischio del 30–50%. Questo non significa che tutte svilupperanno una depressione clinica. Significa che il cervello sta attraversando una fase di ricalibrazione. E quasi nessuna di noi era stata preparata a questo passaggio.

Quanto è diffuso questo problema?

Molto più di quanto si dica. Le ricerche indicano che tra il 20% e il 40% delle donne di mezza età riferisce sintomi depressivi significativi. Circa quattro su dieci riportano sbalzi d’umore simili a una sindrome premestruale intensa – ma spesso più imprevedibile. Se c’è una storia personale di depressione, il rischio durante la transizione può raddoppiare o triplicare.

La perimenopausa non coincide automaticamente con una depressione maggiore. Ma aumenta la vulnerabilità, proprio in una fase in cui molte donne si trovano al massimo delle responsabilità professionali e familiari. Carriere consolidate, figli adolescenti, genitori anziani, relazioni lunghe che chiedono una nuova definizione, un corpo che cambia sotto i riflettori di una cultura che celebra solo la giovinezza. Il risultato può essere una sensazione di instabilità che sorprende.

Ormoni sì – ma non solo

Ridurre tutto alla biologia sarebbe semplicistico. Ignorarla, ingenuo. Le fluttuazioni estrogeniche giocano un ruolo importante, ma la perimenopausa si inserisce in un contesto di vita complesso. È un momento in cui si rinegoziano identità, priorità, desideri. In cui si affrontano pressioni lavorative, cambiamenti relazionali, responsabilità di cura. Anche il sonno entra in gioco. Vampate e sudorazioni notturne frammentano il riposo, e la deprivazione di sonno, da sola, può amplificare ansia, irritabilità e tristezza. Quella che sembra fragilità emotiva è spesso stanchezza neurobiologica.

Secondo quanto riportato anche dalla North American Menopause Society, non è tanto il livello stabilmente basso di estrogeni a incidere sull’umore, quanto le loro oscillazioni. Una volta che gli ormoni si stabilizzano nel post-menopausa, molte donne descrivono un ritorno a una maggiore solidità emotiva. La fase più turbolenta è la transizione.

Cosa può aiutare davvero

La prima leva è il movimento, non come rituale estetico ma come alleato neurochimico. L’attività aerobica migliora la regolazione di serotonina e dopamina e ha dimostrato effetti positivi sia sull’umore sia sulle vampate. Anche una camminata regolare può fare la differenza. Il sonno va trattato come un lusso necessario. Una stanza fresca, meno alcol la sera, ritmi regolari: dettagli semplici che proteggono l’equilibrio emotivo.

La psicoterapia, in particolare la terapia cognitivo-comportamentale, ha solide evidenze nell’affrontare sintomi depressivi lievi o moderati e il disagio legato alla menopausa. Non è un segno di cedimento, ma uno spazio di riorganizzazione.

La terapia ormonale merita un discorso più sofisticato rispetto alle narrazioni del passato. Non è approvata specificamente per la depressione, ma può migliorare l’umore nelle donne in perimenopausa, soprattutto se sono presenti vampate. Non è adatta a tutte e richiede una valutazione personalizzata, ma non è più il tabù di un tempo. Organizzazioni come l’American College of Obstetricians and Gynecologists sottolineano l’importanza di decisioni individualizzate basate sul bilancio rischi-benefici.

Gli antidepressivi restano trattamenti efficaci nei casi di sintomi gravi che persistono e compromettono la qualità della vita. Chiedere aiuto medico non è una sconfitta, ma un atto di consapevolezza. Anche i rimedi naturali richiedono prudenza: per esempio, l’iperico può interagire con diversi farmaci, inclusi contraccettivi ormonali e antidepressivi.

Quando è il momento di parlarne con un medico

Se la tristezza è persistente, se l’interesse per ciò che ami si attenua, se sonno e appetito cambiano significativamente o compaiono pensieri autolesivi, è fondamentale rivolgersi a un professionista. Se i sintomi durano più di due settimane e interferiscono con lavoro, relazioni o cura di sé, non si tratta solo di una fase passeggera. La perimenopausa può rendere più vulnerabili. La depressione è una condizione trattabile.

La perimenopausa può essere destabilizzante, intensa, a tratti disorientante. Ma per molte donne rappresenta anche un momento di ridefinizione: confini più chiari, meno tolleranza per ciò che non rispecchia più i propri valori, maggiore autenticità. Non bisogna averne paura, bisogna imparare a gestirla e a superarla.

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