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La dipendenza da shopping: un problema silenzioso

La dipendenza da shopping, conosciuta in ambito clinico come disturbo da acquisto compulsivo, è un problema psicologico caratterizzato da un impulso…

La dipendenza da shopping: un problema silenzioso nell’era del consumo continuo
La dipendenza da shopping: un problema silenzioso nell’era del consumo continuo

La dipendenza da shopping, conosciuta in ambito clinico come disturbo da acquisto compulsivo, è un problema psicologico caratterizzato da un impulso ricorrente e difficilmente controllabile ad acquistare beni, spesso non necessari, nonostante le conseguenze negative sul piano emotivo, relazionale ed economico.

Non si tratta di una semplice cattiva abitudine o di scarsa forza di volontà. Il comportamento d’acquisto diventa parte di un ciclo compulsivo che può compromettere seriamente la qualità della vita. Sebbene il disturbo non sia attualmente classificato come diagnosi autonoma, è ampiamente riconosciuto dalla comunità clinica come una forma di comportamento disfunzionale con caratteristiche di dipendenza, condividendo meccanismi con il gioco d’azzardo patologico e altri disturbi del controllo degli impulsi.

Nel contesto contemporaneo, dominato da e-commerce, promozioni costanti e accesso immediato al credito, il rischio di sviluppare comportamenti di acquisto problematici è in costante aumento.

Per lungo tempo la dipendenza da shopping è stata considerata un problema prevalentemente femminile. Studi più recenti, basati su campioni rappresentativi della popolazione generale, mostrano invece che le differenze tra uomini e donne sono molto meno marcate di quanto si credesse.

Le stime indicano che il disturbo interessa una quota non trascurabile della popolazione adulta, con percentuali che tendono ad aumentare tra giovani adulti e studenti universitari. Le apparenti discrepanze di genere sembrano dipendere più da modalità diverse di espressione del problema e dalla maggiore propensione delle donne a riconoscerlo e a chiedere aiuto, piuttosto che da una reale differenza di incidenza.

Gli uomini, ad esempio, possono manifestare acquisti compulsivi orientati verso tecnologia, strumenti o beni percepiti come “utili”, rendendo il comportamento socialmente più accettabile e meno facilmente identificabile come problematico.

Il ciclo dell’acquisto compulsivo

Il disturbo segue spesso una dinamica ricorrente. Tutto inizia con uno stato di tensione emotiva: ansia, noia, tristezza, senso di vuoto o frustrazione. A questo si associano pensieri persistenti legati all’acquisto, alle offerte o alla ricerca di prodotti.

L’atto di comprare genera un sollievo immediato, accompagnato talvolta da euforia, senso di controllo o gratificazione. Tuttavia, questa fase è breve. Subentrano rapidamente senso di colpa, vergogna, rimorso e preoccupazione per le conseguenze economiche, che riattivano lo stato emotivo negativo iniziale, alimentando il ciclo.

Tra i segnali più comuni:

  • acquisto ripetuto di oggetti inutili o mai utilizzati;
  • difficoltà a controllare il tempo e il denaro spesi;
  • menzogne o omissioni verso partner e familiari;
  • uso di credito o debiti per continuare a comprare;
  • irritabilità o ansia quando non si può acquistare;
  • utilizzo dello shopping come principale strategia di regolazione emotiva.

Quando questi comportamenti causano sofferenza significativa o interferiscono con lavoro, relazioni e stabilità finanziaria, è indicativo di un problema clinicamente rilevante.

Cause e fattori di rischio

Alla base della dipendenza da shopping vi sono spesso difficoltà nella regolazione delle emozioni. L’acquisto diventa uno strumento per gestire stress, bassa autostima, solitudine o vissuti depressivi.

È frequente la comorbilità con disturbi d’ansia, depressione e, in alcuni casi, con tratti ossessivo-compulsivi o impulsivi. Anche fattori socio-culturali giocano un ruolo rilevante: la normalizzazione del consumismo, la pressione pubblicitaria e le piattaforme digitali progettate per stimolare acquisti rapidi e ripetuti possono amplificare la vulnerabilità individuale.

Eventi stressanti prolungati, come crisi economiche o periodi di isolamento sociale, possono aggravare o far emergere il disturbo.

Le conseguenze sul piano personale, sociale ed economico

Le conseguenze possono essere profonde. A livello individuale, il disturbo è associato a indebitamento, conflitti familiari, calo dell’autostima e peggioramento della salute mentale. Nei casi più gravi, la sofferenza psicologica può diventare intensa e pervasiva.

Sul piano sociale e lavorativo, l’acquisto compulsivo può compromettere la fiducia nelle relazioni, la produttività e il funzionamento quotidiano. A livello più ampio, l’aumento del debito legato a consumi non essenziali rappresenta un fattore di vulnerabilità economica, sia per le famiglie sia per il sistema finanziario.

Cosa fare?

L’approccio con maggior supporto scientifico è la terapia cognitivo-comportamentale (CBT), che aiuta la persona a riconoscere i trigger emotivi, modificare i pensieri disfunzionali e sviluppare strategie alternative per gestire gli impulsi.

Interventi basati sulla mindfulness e sull’Acceptance and Commitment Therapy (ACT) risultano utili per imparare a tollerare l’impulso senza metterlo in atto, orientando le scelte verso valori personali più stabili.

I farmaci non rappresentano un trattamento di prima linea per il disturbo in sé, ma possono essere utilizzati quando sono presenti disturbi psicopatologici associati, come depressione o ansia clinicamente significative.

Un percorso efficace può includere anche educazione al consumo consapevole e gruppi di auto-aiuto. La prevenzione passa inoltre da una maggiore attenzione etica al design delle piattaforme digitali e dall’educazione alla consapevolezza emotiva e finanziaria.

La dipendenza da shopping non è un vizio né una debolezza morale, ma un disturbo psicologico complesso, alimentato dall’interazione tra vulnerabilità individuali e un contesto sociale fortemente orientato al consumo.

Riconoscere precocemente i segnali e rivolgersi a professionisti della salute mentale specializzati nelle dipendenze comportamentali è un passo fondamentale. Con interventi adeguati, è possibile interrompere il ciclo compulsivo e recuperare un rapporto più sano con il denaro, le emozioni e le proprie scelte.

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