Tumore al seno. Prevenzione, cause e nuove terapie

Tumore al seno. Prevenzione, cause e nuove terapie
Tumore al seno. Prevenzione, cause e nuove terapie

Quello del tumore al seno è – purtroppo – uno di quegli argomenti di cui non si parla mai abbastanza. Ma poiché il tumore al seno è un problema che tocca tutti molto da vicino e non accenna ad allentare la presa… noi ne parliamo, e ne parleremo sempre, anche a costo di stufare le lettrici. Ma ne parliamo anche con ottimismo, perché fortunatamente la medicina continua a fare progressi, e tra diagnosi precoce e nuove terapie il tumore della mammella – forse – oggi deve fare un po’ meno paura rispetto ad una volta. Ma guai ad abbassare la guardia. Oggi ne parliamo con la Professoressa Adriana Bonifacino, Responsabile Unità di Diagnosi e Terapia in Senologia A.O. Sant’Andrea Sapienza Università di Roma. Ecco cosa ci ha detto.

Quali sono i fattori di rischio noti e confermati dalla ricerca per quanto riguarda il tumore al seno? Familiarità, stili di vita, abitudini alimentari…

Il tumore del seno, come nella maggior parte delle malattie oncologiche, ha una origine multifattoriale. Gli studi clinici e numerose pubblicazioni internazionali considerano rilevanti gli stili di vita (fumo, alcol), il tipo di alimentazione (troppo ricca di carboidrati), la poca attività fisica. Certamente l’attenzione alla alimentazione è fondamentale; gli zuccheri andrebbero almeno in parte sostituiti da fibre, cereali preferibilmente integrali.

E’ importante sapere che anche la frutta, i pomodori contengono molti zuccheri, pertanto nel bilancio globale di pane, pasta, riso, pizza, dolci ecc va tenuto anche in debito conto la quantità di frutta che si assume quotidianamente. Meglio certamente la frutta, che porta anche un bagaglio di vitamine e antiossidanti , rispetto a dolci e pizza, ma anche la frutta va dosata nelle sue porzioni. Soprattutto se si ha una familiarità per diabete o se si è in sovrappeso, è importante dosare nel sangue la insulinemia. Oltre un valore di 5-6 già possiamo parlare di resistenza insulinica e dovremo apportare qualche correttivo alla nostra alimentazione.

Certamente ci sono anche fattori di familiarità per tumore del seno e dell’ovaio, sia essa da parte di madre che di padre; e nel caso vi siano presenti casi familiari affetti da queste due patologie indagare se nello stesso ramo familiare ci siano stati anche casi di carcinoma del pancreas e/o della prostata. I tumori del seno ereditari sono comunque solo il 10% di tutti i tumori della mammella e ricordiamo che anche nell’uomo si può verificare un carcinoma della mammella (1-2%). Se vi sono due o più collaterali affetti da questa patologia o dell’ovaio, è bene che le persone affette (e non quelle sane della famiglia) si sottopongano ad una consulenza genetica. Al fine di valutare la possibilità di esecuzione del test BRCa1 e 2.

Non in ultimo ricordiamo che assumere ormoni per molti anni nella vita sia fertile, che in menopausa, può incidere nell’aumento del rischio di tumore del seno.

Mammografia ed ecografia sono indicati e raccomandati per individuare precocemente possibili problemi. Quanto può stare tranquilla una donna che esegue regolarmente questi esami seguendo le prescrizioni dello specialista? Un problema individuato precocemente oggi è un problema che si può risolvere?

Mentre per alcuni tumori (collo dell’utero, colon) possiamo parlare di vera prevenzione attraverso la vaccinazione HPV per il collo dell’utero, e la colonscopia per il tumore del colon, per il seno possiamo parlare di diagnosi precoce. Non siamo in grado a tutt’oggi di debellare questa patologia, che anzi continua ad aumentare nei numeri con diminuzione dell’età di insorgenza (10% dei tumori mammella fra i 30 e 40 anni). E’ certamente importante effettuare periodicamente esami diagnostici al fine di abbattere la quota di tumori avanzati della mammella, e pertanto di rendere sempre più agile e meno invasivo il percorso di trattamento per le pazienti.

Lo screening mammografico gratuito solo in alcune regioni, parte dai 45 anni, nella maggior parte delle regioni ancora dai 50. Sappiamo oggi che lo screening opportunistico, cioè quello spontaneo da parte della donna, consigliata o meno dal curante, dal ginecologo o da un senologo di riferimento, va iniziato a 40 anni con la mammografia annuale, meglio se con tomosintesi , e coadiuvata dalla ecografia che può essere eseguita anche a distanza della mammografia se questa ultima risulta essere negativa.

Prima dei 40 anni, visita senologica ed ecografia possono essere una buona abitudine annuale da seguire a partire dai 30 anni. In alcuni casi tra i 35 e 40 facciamo eseguire una prima mammografia. Ma come già detto il tumore del seno è multifattoriale e dobbiamo tenere conto anche nelle nostre prescrizioni dei diversi fattori di rischio di ciascuna donna.

Il messaggio pertanto da portare a casa è: non decidano le donne quale esame eseguire, secondo convenienza di vicinanza o timore di schiacciare il seno con la mammografia. Gli esami vanno scelti in base all’età, ai fattori di rischio, e soprattutto da un senologo che periodicamente ci può consigliare.

Quali sono i sintomi precoci del tumore al seno, quelli che indicano un possibile problema che una donna deve sempre tenere bene a mente e segnalare al proprio medico curante?

Non vi sono sintomi nel tumore del seno. Se si (auto)palpa un tumore nel seno vorrà dire che forse qualcosa nel nostro percorso di diagnosi precoce non ha funzionato. Il nostro scopo attraverso le indagini è quello di trovare possibili tumori talmente piccoli che ci faranno passare dal massimo trattamento tollerabile al minimo trattamento efficace. E questo risultato lo posiamo ottenere solo tramite indagini periodiche e scrupolose, e attenti stili di vita.

In quale direzione si sta muovendo la ricerca medica per le terapie del futuro prossimo? Si leggono notizie incoraggianti su nuove terapie già molto avanti nella sperimentazione. Cosa ci può dire, e cosa può dire alle nostre lettrici in questo senso?

E’vero. Oggi molta attenzione è diretta verso la medicina di precisione. Farmaci fondati sulla biologia molecolare che tengono conto della individualità di ciascuna persona. Direi che abbiamo risultati più che incoraggianti. Vorrei ricordare che in Italia vivono 800mila donne con tumore della mammella. Purtroppo ne abbiamo 30mila con un tumore avanzato o metastatico e le nostre energie di ricercatori e dell’industria farmaceutica sono molto concentrate nell’assicurare anche a questa categoria di pazienti una buona qualità della vita e spesso una cronicizzazione della malattia. Risultati che solo fino a pochi anni fa erano insperabili, oggi sono realtà.

La donna affetta da tumore del seno ha sempre come primo timore, oltre quello di un intervento invalidante, quello di effettuare una chemioterapia e della perdita dei capelli. Anche in questo caso vorrei dare un messaggio da portare a casa alle signore che stanno affrontando questi percorsi: l’oncologo nelle decisioni basate su esame istologico del tumore, indagini di TC, PET, scintigrafia ossea ecc ha come obiettivo quello di far star bene la paziente. E di poterle garantire le aspettative di vita che merita in base all’età che ha al momento della diagnosi e della cura.

E’ assolutamente comprensibile il disagio che una donna prova nel seguire un percorso fatto di intervento, chemioterapia, radioterapia ecc, ma è importante far capire alle nostre pazienti che oggi possiamo fare moltissimo per ridurre al massimo la possibilità che una malattia torni nel seno o anche a distanza. Ed è doveroso per noi far sentire la donna protetta in un centro di senologia di eccellenza (secondo le linee guida del DM70 del 2014/15) che abbia non solo il compito di curare, ma anche quello di comunicare e supportare.

Ringraziamo la Professoressa Adriana Bonifacino
Responsabile Unità di Diagnosi e Terapia in Senologia
A.O. Sant’Andrea Sapienza Università di Roma

 

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