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Psicologia

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Dott.ssa Mariacandida Mazzilli, psicologa, psicoterapeuta ad indirizzo psicoanalitico

Il partner bugiardo (patologico) Ne avevamo già scritto alcuni mesi fa. Il "partner bugiardo", un tema che avevamo deciso di affrontare in seguito alle molte lettere che ci avevate scritto e che ci chiedevano di approfondire l'argomento. Come ci eravamo ripromessi di fare, dopo il primo articolo, vogliamo adesso affrontare questo argomento da un punto di vista psicologico, con un'intervista alla D.ssa Mariacandida Mazzilli, psicologa e psicoterapeuta della scuola di psicoterapia analitica.

Innanzitutto una domanda generale, per cercare di inquadrare il problema. Esiste davvero una 'sindrome del bugiardo?'. Ha anche un nome? Chi racconta una bugia è quasi sempre mosso da una tattica, un piano strategico che tende verso un obiettivo, un fine. La bugia non è quasi mai fine a se stessa. E' una strategia che, nelle attese di chi la adotta, permette di ottenere qualcosa in più rispetto alla "verità". E' un comportamento che garantirebbe la "sopravvivenza", socialmente utile perché consente di avere buone relazioni con tutti, ricavarne vantaggi sul lavoro, schivare le responsabilità, sottrarsi a controlli o critiche. A volte si è portati ad inventare frottole per non arrecare dispiaceri ai propri cari, le classiche "bugie a fin di bene". Ma a volte, al contrario, la verità scagliata violentemente sul proprio partner potrebbe rivelarsi solo un atteggiamento aggressivo, agito al solo scopo di colpire l'altro: svelare una infedeltà di poco conto potrebbe essere utile solamente per svincolarsi dai sensi di colpa e catapultarli sul proprio compagno.

Conservare un segreto può anche voler dire essere autonomi, adulti: le persone mature sanno anche fingere, i bambini hanno la tendenza a raccontare tutto alla mamma. In ogni caso l'importante è che la bugia rimanga un episodio singolo altrimenti potrebbe diventare una giustificazione per creare interi castelli in aria, storie parallele, doppie vite. Inganni senza fine dove, credendo di imbrogliare gli altri, si finisce con il tradire se stessi. Recitare ruoli o personaggi lontani dal nostro modo di essere, affezionarsi ad un scenario inventato ad hoc per farci accettare dagli altri o per garantire la sopravvivenza della nostra autostima.

Nella letteratura clinica in realtà non esiste una vera e propria "sindrome del bugiardo" (o come è chiamata da molti "sindrome di pinocchio") ma certamente la tendenza a dire bugie è un aspetto predominante di alcune tipologie di personalità come quella narcisista o addirittura quella deviante. Prendere in prestito il personaggio di Pinocchio attraverso la metafora della sua storia ci può essere utile per meglio identificare coloro che hanno una forte tendenza a raccontare bugie. Pinocchio è un burattino di legno che vuole diventare un bravo ragazzo (in carne ed ossa), cerca di essere adulto o meglio finge di essere grande ma in realtà si comporta come un bambino (a differenza del personaggio di Peter Pan che invece ha scelto di rimanere bambino). Nella fiaba Pinocchio si ripromette di ascoltare papà Geppetto e la Fatina (che potremmo metaforicamente assimilare alla mamma) ma purtroppo i suoi desideri lo spingono sempre ad agire impulsivamente e a non preoccuparsi delle conseguenze delle sue azioni ("fa spallucce"): non è un caso che il paese dei balocchi si riveli una grande fregatura.

Nella prima parte della storia il Grillo parlante (il genitore interiorizzato) viene schiacciato con una martellata. Quante promesse, a se stesso e agli adulti, di diventare giudizioso e bravo! Pinocchio, così come Peter Pan ha una grande voglia di vivere, entusiasmo, curiosità, creatività da vendere in opposizione al mondo degli adulti tutto improntato alla ricerca del successo, del denaro e dei beni materiali. L'uomo "Pinocchio", così come il burattino, rimane infantile, senza la capacità di integrare la propria personalità con la difficoltà a mantenere i propri impegni, a prendersi le proprie responsabilità, con la forte tendenza a dire continue bugie per non affrontare la propria realtà.

Perché un uomo (in questa intervista parliamo degli uomini bugiardi, pertanto le domande - perdonateci - saranno tutte 'al maschile') può arrivare a costruire la propria esistenza sulle bugie? Per convenienza (magari per nascondere dei tradimenti), perché non trova altro modo per corrispondere alle aspettative e alle pressioni esterne (perché si sente inadeguato), per paura...? La favola di Collodi si conclude con la raggiunta maturità del burattino: diviene un ragazzino assennato, studia, salva il suo papà dalla balena ed in seguito si occupa di lui, grato per tutto il bene che le due figure adulte importanti (Geppetto e la Fatina) gli hanno donato. Il bambino si evolve psichicamente e diviene quindi un adulto. Ma perché molti bambini rimangono "troppo infantili"come era Pinocchio nella prima parte della sua storia? Perché in alcuni uomini non avviene la trasformazione, la crescita psichica e rimane quella fastidiosa tendenza a raccontarsi e raccontare frottole dando di sé una immagine non autentica?

Tutto quello che siamo o diventiamo ha necessariamente a che fare con i nostri rapporti affettivi del periodo infantile, non si possono ignorare i vissuti interiorizzati attraverso i rapporti con le figure di riferimento. A volte i bambini possono interiorizzare uno scambio affettivo arido con i propri genitori, poco sostegno, poca vicinanza fisica, incapacità di contenimento, trascuratezza, assenza, a volte addirittura aggressività e poco riconoscimento della propria individualità. La dolorosa angoscia per la frustrazione e la trascuratezza dei genitori, porta questi bambini a cercare il modo di "caversela" da soli, tentando disperatamente di provvedere ai propri bisogni che però, il più delle volte, vengono soffocati, manipolati, stravolti. Grande disorientamento e confusione che spinge il bambino prima e l'adulto poi a recitare una parte, un copione attraverso il quale "compiacere" i genitori proprio per essere accettati.

E' una trama che si ripete tutta la vita all'interno della quale si ha la tendenza a non essere se stessi, a manipolare continuamente il rapporto con se stessi e con gli altri, allontanando il sano desiderio di costruire la propria intimità. Perché? Troppo intense sono le paure e le sofferenze infantili, tanto da voler evitare di riviverle, si predilige così un atteggiamento efficace come quello di manipolare gli altri in modo da allontanare il rischio che si possa ripresentare l'antico scenario vissuto con i propri genitori! La maggior parte di quei pazienti che hanno subito maltrattamenti in famiglia, descrive i genitori come persone amorevoli ed affettuose, sì esigenti, ma sempre preoccupati per i loro figli. La realtà viene come alterata, negata forse perché troppo dolorosa e difficile da tollerare. Una sorta di autoinganno, di vera e propria assenza di consapevolezza. Vivere illudendosi e vivere illudendo gli altri può essere strettamente connesso.

Come riconoscere un bugiardo patologico? Ci sono arrivate storie di persone che sostengono di essere riuscite a mettere in piedi un tale castello di bugie, tutte perfettamente coerenti, tale da non essere mai stati scoperti. Possibile che una donna possa trascorrere parte della propria vita senza nemmeno accorgersi che il proprio partner le sta mentendo su molti aspetti della loro vita? L'uomo-Pinocchio ha una grande necessità di mantenere alta la sua autostima ad ogni costo attraverso conferme continue della sua abilità nel controllare gli altri, ha una grande difficoltà nel comprendere di avere bisogno di aiuto e soprattutto nel chiedere aiuto, forse l'unica occasione che potrebbe spingerlo a chiedere aiuto è l'esperienza di abbandoni inaspettati che lo costringono a rimanere solo. Dopo una menzogna si pente momentaneamente, ma ciò non è mai seguito da un reale cambiamento. E' raro che viva sensi di colpa e vergogna, c'è una forte tendenza a colpevolizzare chi lo accusa, il comportamento che lo contraddistingue è impulsivo, con una inclinazione a vivere l' "attimo fuggente". E naturalmente ha una grande difficoltà a progettare e a mantenere dei programmi costruttivi.

L'uomo- Pinocchio è bravissimo a trarre il proprio vantaggio nel rapporto con gli altri, con grande maestria tiene lontano il prossimo, disprezzandolo e mettendolo in una posizione di inferiorità: perchè questo accada è costretto a circondarsi di persone che, pur di sentirsi importanti, (generalmente per risolvere un proprio senso di inadeguatezza) hanno la tendenza a "volerlo salvare" a tutti i costi. Pinocchio esiste solo insieme alla Fatina che lo salva. Le mogli e le fidanzate dei "pinocchi"sopportano rassegnate le birbanterie e le frottole dei loro compagni che, con un atteggiamento da veri bambinoni, una volta scoperti, piangono e fanno i capricci fino a quando arriva puntuale il perdono che dà loro il "permesso" di intraprendere di nuovo la strada delle bugie. La maggior parte di queste donne "salvatrici" fanno finta di credere alle scuse e alle promesse ma rimangono aggrappate alla propria paura di essere abbandonate e di rimanere sole tanto da sopportare il costo di essere manipolate e ingannate. La maggior parte di queste donne vive proprio il timore di far male all'altro abbandonandolo.
Le Fatine per eccellenza sono donne che tendono, per natura, a negare l'evidenza dei comportamenti trasgressivi altrui. Le contraddistingue un grande spirito di sacrificio e il desiderio di riscattare gli altri. Poca autostima e quindi una consequenziale tendenza a pensare prima e soprattutto agli altri che a se stesse.

Come comportarsi se ci si trova nella situazione di avere un partner che soffre di questa condizione? Lasciarlo? Cercare di aiutarlo? E come? Sicuramente una domanda fondamentale da porsi è come mai si continuano a subire le continue umiliazioni delle false promesse del compagno. Anche se è una impresa difficile, bisogna provare a smettere di credere alle autocommiserazioni di Pinocchio, dare delle scadenze effettive rispetto alle aspettative riguardo il comportamento interpersonale. A volte si può scoprire che una separazione sia la soluzione migliore. Cominciare a pensare di fare un percorso psicoterapeutico per comprendere i motivi di tanta dedizione e soprattutto per evitare che il proprio atteggiamento masochistico si ripeta all'infinito, procurandosi ferite continue e una vita priva di complicità emotiva e intimità, e quindi non autentica, nascondendo anche a se stesse il vero sé.

Si può guarire da questa condizione? Cambiare significa innanzitutto rendersi conto che si sta recitando un copione, che non si è se stessi e l'uomo Pinocchio, per la sua natura, non è certo agevolato in questa coraggiosa rivoluzione interiore. Forse l'unica possibilità che potrebbe aprire loro uno spiraglio è l'essere abbandonati, trovarsi completamente soli con la mancata possibilità di "utilizzare" le donne. Potrebbe essere determinante il fatto che la donna non perdoni più Pinocchio quando fa delle marachelle specialmente se sono continue e senza speranza. Il cambiamento dell'uomo potrebbe essere vantaggioso solo se è interiore, profondo, dovrebbe legarsi alla perdita definitiva della tendenza a ricavare dei vantaggi attraverso le menzogne e le manipolazioni. Cambiare è possibile, almeno in potenza, bisogna trovare però la chiave giusta.

Non esiste una regola uguale per tutti, e comunque è necessario interrogarsi sul senso di quello che si sta vivendo. La psicoterapia può essere un grande aiuto anche se i pazienti-Pinocchio che bussano alla porta dello psicoterapeuta sono coloro che sono stati ripetutamente abbandonati o anche traditi. A volte qualcuno sperimenta qualcosa che si avvicina all'esperienza del panico o a quella della depressione. Numerosi sono i giocatori d'azzardo o gli alcolisti.

Per la "Par Condicio". Si tratta di una condizione che riguarda maggiormente gli uomini o le donne? O non vi sono differenze? Le chiediamo questo perché tutte le lettere che abbiamo ricevuto parlavano di uomini bugiardi. Questo è sicuramente in parte dovuto alla composizione in gran parte femminile del nostro pubblico. O forse statisticamente sono gli uomini ad essere davvero più bugiardi? Un numero assai consistente di uomini vive vite parallele. Spesso uomini sposati mantengono per anni relazioni extraconiugali che sembrano non intaccare minimamente la loro convinzione a vivere in famiglia nel ruolo stabile di mariti e padri. Si muovono come se niente fosse da un contesto all'altro in palese incompatibilità affettiva, pur tuttavia, senza tormenti e dubbi. Dichiarano il loro amore per la moglie (madre dei loro figli) e poi contemporaneamente la tradiscono senza titubanza. Dividersi in storie parallele è molto comune tra gli uomini- Pinocchio che, per un eccesso di predisposizione narcisistica vivono il piacere "speciale" e l'onore di sentirsi al centro dello scenario affettivo di più donne, moltiplicando occasioni di appagamento e di consenso femminile.

Non sentono la necessità di fare una scelta. In generale l'uomo non ambisce all'esclusività o alla totale condivisione nel rapporto di coppia (tendenza questa squisitamente femminile) la suddivisione della loro affettività non li fa sentire frammentati o disorientati. I più comuni disagi sono relativi alla difficoltà di tenere in piedi castelli enormi di bugie e cercare sempre la credibilità per non farsi scoprire dalle rispettive compagne. Anzi, nella maggior parte dei casi, sentono di mentire per una buona causa, cercando di tutelare integrità della propria immagine. E' difficile, per questa tipologia di uomini, rendersi conto dei bisogni affettivi delle persone che li circondano. Le donne, rispetto agli uomini, riescono più facilmente a chiudere un rapporto prima di dare vita ad un altro: forse sono più predisposte ad interrompere quando sentono di potersi fidare del nuovo partner e di poter contare sul suo attaccamento.

Generalmente sono le donne a doversi contendere l'amore di un uomo. Appena c'è l'occasione, le donne sono portate a scegliere ma raramente lasciano il loro compagno nell'incertezza. L'uomo invece sembra godere nel mettere le donne in competizione tra loro. Le donne sacrificano più volentieri le loro amicizie in nome dei rapporti familiari, sono in perenne conflitto interiore che, ancora una volta, le costringe ad una "scelta"rispetto ad un ambito relazionale rispetto agli altri al quale si consacrano con totale dedizione. L'uomo, rispetto alla donna, sembra avere bisogno di maggiori e continue conferme di sé attraverso il rispecchiarsi negli altri, attraverso il rimando dell'immagine tentano disperatamente di costruire l'integrità e la forza della propria identità.

Non possiamo dire con certezza che l'uomo sia, in assoluto, più menzognero della donna, certo però che, rispetto alla donna più malvolentieri prende posizioni nette, è portato a fare delle scelte definitive e, affrontare conflitti e ambiguità. Pur di non mettersi in discussione tenta di restare a galla soprattutto attraverso realtà inventate o taciute..

04 Dicembre 2009

Dott.ssa Mariacandida Mazzilli, psicologa, psicoterapeuta
www.psicologiadonna.it

SEMINARIO DEL CICLO:
TEATRO E PSICOANALISI

L'ABBANDONO

Quando si attende una chiamata e il telefono non squilla, quando si prova a contattare qualcuno ma è momentaneamente irraggiungibile, quando c'è una partenza per lavoro, dopo un contrasto e il susseguente distacco: a volte si può avvertire un senso di smarrimento e solitudine, l'angoscia per la separazione. Chi soffre maggiormente l'abbandono non ha imparato a fidarsi delle proprie capacità. Forse un tempo ha vissuto una forte esperienza di perdita.


La psicanalisi e il teatro si fondono per mettere in scena i propri vissuti, le proprie emozioni, confrontare le esperienze, immedesimarsi nell'altro. Le tematiche affrontate verranno rappresentate, messe in scena da attori e commentate con i partecipanti.

Sabato 26 Maggio 2012
(ore 10,00)
Presso la "Casa Internazionale delle donne"
Via della Lungara 19 - Roma
(Trastevere - Lungotevere Gianicolense)

Quota di partecipazione: euro 10
Per partecipare è necessario prenotare al numero
06/61522466
www.psicologiadonna.it
e-mail: psicologiadonna@psicologiadonna.it

Seminario
a cura della dott.ssa
Mariacandida Mazzilli

Psicologa e Psicoterapeuta ad indirizzo psicoanalitico. Svolge attività clinica in ambito psicologico e psicopatologico. Realizza e coordina progetti nell'ambito della prevenzione e della educazione alla Salute. Collabora in qualità di consulente clinico con periodici e radio a diffusione nazionale.

Attori:
Fulvio Calderoni
Chiara Hervatin

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