Kathmandu, Nepal. Informazioni pratiche e idee per chi sta organizzando un viaggio a Kathmandu

Kathamandu, Nepal
Kathamandu, Nepal. Durbar Square, ph. Charlotte Mesman

Arrivi a Kathmandu e ti rendi subito conto di essere entrato in una dimensione completamente diversa. Diversa dalla nostra, ma diversa anche da qualsiasi altro posto in Asia. Non è India, non è Thailandia, non è Cina. È il Nepal, un crogiuolo di razze e di religioni che convivono pacificamente e che condividono un percorso ed un destino comune. Arrivare a Kathmandu è come viaggiare a ritroso nel tempo. Ma in un’altra dimensione.

Mentre leggerete la storia del nostro viaggio vi daremo tutte quelle indicazioni pratiche che possono essere utili a chi sta pensando di visitare Kathmandu, e sta raccogliendo informazioni per questo viaggio, che vi assicuriamo sarà indimenticabile. Sono impressioni personali, che forse molti altri che hanno fatto lo stesso viaggio non condivideranno. Ma il bello sta proprio nel fatto che ogni persona può vedere il mondo in maniera diversa, giusto?

All’aeroporto di Kathmandu

Arrivi all’aeroporto e in ogni caso devi preparati a fare una fila all’immigration. Sia che tu abbia optato per un Visa On Arrival, e allora puoi iniziare a compilare i moduli. Sia che tu sia già provvisto di un visto rilasciato presso un’ambasciata Nepalese, quella di Bangkok nel nostro caso.

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Arrivi e ti metti in fila. E stai sicuro che troverai qualche imbranata (o imbranato, ma a noi è capitata una turista imbranata) che ti farà perdere venti minuti per una procedura che per chi non è imbranato dura venti secondi.

Arrivi e ti metti in fila. E stai sicuro che troverai qualche imbranata (o imbranato, ma a noi è capitata una turista imbranata) che ti farà perdere venti minuti per una procedura che per chi non è imbranato dura venti secondi.

Passato il controllo passaporti si procede ai nastri per il ritiro bagagli.

Sbagliato! Qui a Kathmandu si scendono le scale mobili e ci si rimette in fila con altre centinaia di viaggiatori indiani, nepalesi, giapponesi, alcuni occidentali. Una fila a serpentina lunga, confusa, e lenta. Una fila per un ‘controllo di sicurezza’ che non abbiamo capito e che probabilmente non hanno capito nemmeno quello che hanno deciso di rendere ancora più lenta la procedura di transito all’interno dell’aeroporto introducendo questo estemporaneo controllo. Io ho suonato da tutte le parti e non mi hanno chiesto nulla. Era questa l’idea?

Passato il controllo di sicurezza aggiuntivo… eccoci al ritiro bagagli. Dire che è un casino è dire poco. Monaci buddisti in transito con bagagli che sarebbero troppi anche per una squadra di calcio, turisti alternativi con dreadlocks e magliette lavate due mesi prima per l’ultima volta, funzionari di organizzazioni non governative, di Medici senza frontiere, della Croce Rossa, uomini d’affari giapponesi… occidentali vestiti da monaci buddisti… un mix che più improbabile di così non potrebbe essere. Questo è il Nepal.

Ritiri il bagaglio dal nastro ed esci. Fuori il delirio. Centinaia, parecchie centinaia, di persone in attesa con cartelli di tutti i tipi che accolgono gli ospiti, salutano chi parte, cercano di vendere una corsa in taxi o chissà cosa altro. E parliamo subito di taxi.

In taxi dall’aeroporto di Kathmandu al centro di Kathmandu

A Kathmandu il prezzo della corsa (anche se teoricamente il tassametro andrebbe usato) viene concordato prima di salire sul taxi. A chi arriva per la prima volta a Kathmandu noi consigliamo di rivolgersi ad uno dei banchetti ufficiali dei taxi, concordare con loro il prezzo (per una corsa verso Thamel, il centro per i turisti, chiederanno circa 700 Rupie Nepalesi, che equivalgono a circa 6 euro) e farsi accompagnare al taxi.

Chi ha voglia di contrattare, si accomodi pure fuori dove verrà assalito dai taxisti a caccia di turisti. Forse spunterete un prezzo più basso ma forse è sempre più sicuro rivolgersi al servizio taxi dell’aeroporto, almeno all’arrivo e almeno in occasione del primo viaggio a Kathmandu.

Internet sullo smartphone. Come e dove acquistare una sim card locale per avere internet sullo smartphone a Kathmandu

Premessa importante: internet sullo smartphone a Kathmandu funziona piuttosto bene, il 4G è veloce e costa poco. Ci sono due o tre fornitori di accesso a internet mobile, e con una facile ricerca online troverete subito quello che fa al caso vostro. Noi abbiamo aspettato di arrivare in centro città per aprire il contratto.

Perché? Perché in Nepal, anche per una sim solo internet per un paio di giorni è necessario aprire un vero e proprio contratto, dare una foto tessera, fotocopia del passaporto, firma di vari documenti. In pratica almeno 20 minuti a persona, e farlo all’aeroporto dove al banco internet mobile c’erano già una decina di persone in fila… meglio attendere.

E così abbiamo fatto. In centro abbiamo trovato senza problemi un negozio ufficiale ed abbiamo acquistato le due sim internet che per la durata di tre giorni ci sono costate meno di due euro a testa. Connessione 4G molto veloce, molto soddisfatti sotto questo punto di vista.

ATTENZIONE AI FURBETTI: Qualche furbetto lo si trova sempre, e nel nostro caso la signorina del negozio, completata la procedura, si è ‘dimenticata’ di darci il resto. Ho iniziato ad insospettirmi quando mi ha inondato di banconote da 5 rupie per darmi 80 rupie (doveva darmene 580 di resto), e poi si è allontanata per fare non si sa cosa. Al ritorno con aria soddisfatta mi ha detto ‘tutto a posto può andare’. Al che ho indicato le 80 rupie sul banco, e le ho ricordato che le avevo dato un biglietto da 1000 rupie, ne mancavano 500. Senza battere ciglio ha tirato fuori le 500 rupie mancanti e senza sorridere mi ha congedato.

Quindi attenzione. Si tratta di piccoli importi, ma non è bello. Occhi aperti, e con grande educazione sempre verificare che il resto sia giusto.

Bar, caffé e ristoranti

Non per essere ripetitivi, ma quello che ci è capitato nel negozio di telefonia è capitato anche nei coffee shop quando abbiamo ordinato senza guardare il menu. Esempio: se chiedete una soda water, fatevi indicare il prezzo sul menu, e se non è sul menu fatevelo confermare prima di ordinare. Altro esempio: se vi consigliano una birra locale, e voi accettate per gentilezza, verificate il prezzo, altrimenti vi potrebbe costare più di metà del pranzo, come ci è capitato nientemeno che al risorante dell’hotel in cui alloggiavamo.

Insomma, occhi aperti perché il turista è sempre un pollo da spennare, dovunque, e il Nepal non fa eccezione alla regola.

Taxi a Kathmandu

Come detto il prezzo lo concordate sempre prima. Potete anche contrattare. Per dare un’idea una corsa in città può costare intorno alle 500 rupie, o 4 euro.

ATTENZIONE AI FURBETTI: Cercate sempre di avere banconote di piccolo taglio con voi, altrimenti spesso e volentieri con aria triste vi comunicheranno di non avere il resto, cercando di trattenere il resto come mancia. Fate voi, la mancia è sempre un gesto carino, ma solo quando è spontanea e non quando è estorta con questi trucchetti.

A questo punto siamo in centro e siete pronti ad esplorare la città. Dove andare?

Cosa visitare a Kathmandu

Kathamandu, Nepal
Kathamandu, Nepal. Durbar Square, ph. Charlotte Mesman

Garden of Dreams. Noi ci siamo diretti dall’hotel in direzione Thamel, e lì in zona ci siamo subito imbattuti nel ‘Garden of Dreams’ che è un piccolo parco chiuso – per entrare nel quale gli stranieri pagano un biglietto – e in cui tra scoiattoli dal comportamento molto insolito, e coppiette locali in cerca di privacy, ci si può rilassare magari sorseggiando un caffè nel coffee shop del parco.

Thamel. Forse la zona più nota ai turisti a Kathmandu, dove ostelli e camere in affitto si alternano a negozi di souvenir di tutti i tipi. Dalle sciarpe in pashmina ai celeberrimi coltelli khukuri che i Gurkha nepalesi usano per scopi che non vogliamo approfondire. E poi ci trovate tutte le cianfrusaglie che i turisti amano acquistare e riportare in patria per fare regali ad amici e parenti. Preparatevi ad essere fermati ogni 5 secondi, con tutte le tecniche di vendita possibili immaginabili. Sorridete, e tirate avanti.

Se ha piovuto da poco fate attenzione alle pozzanghere, a volte dei piccoli laghi, che si aprono praticamente in ogni dove. Se invece non ha piovuto, preparatevi a raccogliere tutta la polvere che il traffico incessante alza sulle strade prive di asfalto. Un’esperienza.

Durban Square. Un altro dei punti di maggior interesse per i turisti che vogliono esplorare Kathmandu. Anche in questo caso si paga per entrare nella piazza. Si vedono ancora molto evidenti i segni del devastante terremoto che alcuni anni fa ha colpito il Nepal. Ci sono dei lavori di ricostruzione in corso, finanziati dal Giappone e – mi pare di aver capito – dall’Unesco.

Kathamandu, Nepal
Kathamandu, Nepal. Durbar Square, ph. Charlotte Mesman

Anche qui preparatevi ad un incessante attacco da parte di mendicanti, venditori di ogni cosa, guide si si offrono di spiegarvi la piazza. Fa ridere il fatto che spesso si rivolgono subito in italiano segno evidente che Kathmandu è una piazza molto più battuta dai turisti italiani di quanto si possa immaginare. E che il mio aspetto è fin troppo italiano.

Il tempio di Pashupatinath. Forse il momento più vero e interessante per il sottoscritto di tutto il viaggio a Kathmandu. Il tempio di Pashupatinath è un complesso di templi Hindu (anche qui il turista paga l’ingresso) dove avviene la cremazione dei morti secondo il rito della religione Hindu. Abbiamo assistito all’arrivo della salma e dei parenti, alla cerimonia di purificazione, alla cremazione ed è stata un’esperienza forte, vera, indimenticabile. Il tempio di Pashupatinath è in direzione aeroporto, ed una corsa in taxi dalla zona Thamel costa intorno alle 600/700 Rupie nepalesi.

Kathamandu, Nepal
Kathamandu, Nepal. il tempio di Pashupathinath, ph. Charlotte Mesman
Kathamandu, Nepal
Kathamandu, Nepal. il tempio di Pashupathinath, ph. Charlotte Mesman
Kathamandu, Nepal
Kathamandu, Nepal. il tempio di Pashupathinath, ph. Charlotte Mesman

Il tempio è anche popolato da moltissime scimmie e scimmiette, che con il loro buffo comportamento hanno aiutato non poco a rendere un po’ meno pesante ciò a cui stavamo assistendo. Se deciderete di fare una visita al tempio di Pasupathinat armatevi non solo di uno stato d’animo adeguato, ma anche di molto rispetto per chi è lì ad accompagnare una persona cara nell’ultimo viaggio, ed evitate di fotografare o filmare da vicino quello che state vedendo.

I sadhu. A Kathmandu vederete dappertutto – dove ci sono i turisti – i sadhu, degli asceti che hanno una posizione di grande rilievo all’interno della religione Hinduista. La caratteristica principale è il loro volto completamente dipinto. La maggior parte di quelli che vedrete in giro sono finti. Sono lì per chiedere ai turisti di farsi fotografare in cambio di un’offerta. Al tempio di Pashupathinat trovate (anche) quelli veri. Anche i sadhu veri non disdegnano offerte in denaro, anzi le sollecitano e non si fanno problemi a chiedere di integrare se l’offerta non gli pare adeguata. Alla faccia dell’ascetismo.

Il tempio di Boudhanath

Sempre più o meno in zona – a 10 minuti e 400 Rupie nepalesi in taxi – siamo poi andati a vedere il tempio di Boudhanth. Tempio buddista all’interno di una grande piazza (provate ad indovinare, anche per entrare in questa piazza si paga il biglietto…). L’atmosfera è molto diversa, molto più turistica. Anche qui la piazza ospita esclusivamente negozi di souvenir, e ostelli, oltre a qualche coffee shop. Anche qui verrete avvicinati in continuazione per vendervi qualcosa. Molto meno interessante del tempio di Pashupatinath, a posteriori avrei evitato di andarci, anche considerando la qualità delle strade e il traffico.

Ristoranti

Pochi quelli veramente accessibili ai turisti che – come il sottoscritto – preferiscono evitare il rischio di intossicazioni alimentari. Per fortuna in centro si trovano alcuni ristoranti in cui è possibile mangiare bene, e gustarsi i piatti caratteristici della cucina nepalese che si avvicina moltissimo a quella indiana. Anzi, agli occhi di un profano, è la stessa. Noi abbiamo mangiato un paio di volte da Opium, e a parte i camerieri un po’ insistenti e la musica live troppo presente, abbiamo mangiato bene e senza spiacevoli conseguenze dal punto di vista intestinale. Un successo.

Supermercati

Pochissimi. Ne abbiamo trovato uno, in zona hotel, ma per chi cerca cibo all’occidentale, a parte gli spaghetti che però uno in hotel non può cucinarsi, non offre molto. A meno che non vogliate provare le sottilette conservate sul bancone, fuori dal frigorifero. Buona invece la selezione dei vini 🙂

Si riparte. Da Thamel all’aeroporto

Kathamandu, Nepal
Kathamandu, Nepal. Thamel, ph. Charlotte Mesman

Tre giorni e due notti dopo, è il momento di lasciare Kathmandu. Check out dall’hotel, e taxi con prezzo concordato di 700 Rupie nepalesi. Dimenticavo di dire che i taxi a Kathmandu sono minuscoli, tipo Fiat Panda per intenderci. Nuovi, puliti, ma piccoli. Le nostre due valigie non entravano in questo taxi, ma il ragazzo non voleva perdere la corsa ed ha ‘appoggiato’ una delle due valigie sul tetto, senza legarla perche ‘non ho la corda per legarla’. Ci siamo fidati ed affidati al destino, e ci è andata bene, la valigia non è volata via tra una buca ed una ripida salita come temevamo. Forse perché era pesante…

Prima di partire un collega del nostro taxista – si vedeva che era agli inizi – gli ha collegato il tassametro dicendogli di fare attenzione alla polizia all’aeroporto. Il nostro taxista ci ha poi chiesto di rispondere – nel caso in cui la polizia ce lo avesse chiesto – che non avevamo concordato il prezzo in anticipo.

Per fortuna nessuno ci ha chiesto nulla.

Ripartenza dall’aeroporto di Kathmandu

Appena entri un altro controllo di sicurezza e perquisizione approssimativa ma sufficiente a creare la solita coda aeroportuale… poi in fila per il check in. E poi il controllo di sicurezza, quello più ufficiale. Due file: una per gli uomini, ed una per le donne che vengono perquisite dietro la protezione di una tenda. Non si sa mai che qualche occhio indiscreto possa metterle in imbarazzo.

Sala d’attesa comune per tutti i viaggiatori, sembra più una stazione delle corriere che un aeroporto. Niente duty free shop, e va bene così, e solo un bar dove acquistare prodotti locali e biscotti. Va bene anche questo.

È il momento di imbarcarsi a piedi dal gate verso alla scaletta  dell’aereo che ci porterà a Bangkok.

Ci torneremo? Sicuramente, probabilmente già tra qualche mese.
Lo consiglieremmo? Solo a chi ha già esperienza di Asia.

MARGHERITA.NET

 

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