
Nel cuore della nuova stagione, N21 firma una dichiarazione di intenti che suona come un sussurro potente: femminilità naturale. Per l’Autunno – Inverno 2026/2027, la collezione immaginata da Alessandro Dell’Acqua è un racconto stratificato, colto e profondamente umano, che intreccia arte e cinema per restituire un’idea di donna possibile, quotidiana, consapevole.

L’incipit è quasi cinematografico. Da una parte Sophie Calle e il suo libro The Hotel: tre settimane trascorse fingendosi cameriera in un hotel veneziano, a osservare e fotografare oggetti e abiti dimenticati nelle stanze. Frammenti di intimità, tracce di vite femminili raccontate attraverso cose semplici. Dall’altra, la parata finale di 8½ di Federico Fellini, quella sequenza corale che trasforma il disordine creativo in un senso compiuto. «E così finisce il film? No, comincia così». È proprio in quel passaggio che la collezione trova il suo manifesto: non una conclusione, ma un inizio.

Dell’Acqua lo dice chiaramente: vuole raccontare una femminilità senza sovrastrutture, ma senza nascondere le fonti che l’hanno generata. Un’idea di verità creativa che si traduce in un’indagine voyeuristica ma mai maliziosa, capace di guardare alla normalità con rispetto. Le forme e i volumi prendono ispirazione dall’estetica pionieristica degli anni Quaranta, mentre il nero – usato con insistenza – diventa il colore/non colore della sottrazione e dello spazio neutro su cui scrivere l’inizio di qualcosa. La collezione, parafrasando Fellini, comincia così: con il nero.

L’apertura è essenziale e affilata: una camicia maschile bianca abbinata a pantaloni in popeline misto a fresco di lana e twin set in lana nera. Minimalismo solo apparente, perché da qui si dipana un gioco calibrato di contrasti e costruzioni. Gli abiti a sacco con manica larga e colletto bianco, quasi severi nella linea, dialogano con bustier da gran sera e con giacconi in pelle portati su micro-camicie croppate e gonne in pizzo o chiffon.

L’abito sottoveste in pizzo, doppiato da chiffon ampio, trova una sua coerenza lirica, così come la cappa in chiffon. Ma ogni armonia viene volutamente “interrotta”: dal classico tailleur maschile ai cappotti larghi dal taglio kimono, dal tailleur con gonna pencil, baschina e giacca corta scollata sul seno, fino all’abito in paillettes nere e al bustier con doppio reggiseno a contrasto nero su rosa. È un lessico che alterna rigore e seduzione, costruzione e leggerezza, disciplina e gesto istintivo.

I dettagli sono dichiarazioni di stile: colli in pelliccia bordati di raso rosa, gonne in tessuto di carta laminato come l’abito dorato, abiti da sera con fiocco, cappotto double, anorak in raso e faille accesi da fantasie geometriche coloratissime. Ogni elemento contribuisce a quella “variabile umana” evocata dal riferimento felliniano: una sequenza di caratteri, umori e possibilità.

Gli accessori completano il racconto senza tradirne l’essenza. Scarpe glitterate nere o argento con punte in raso bianco, rosa o beige; orecchini in oro a forma di fiore; fusciacche bicolori in duchesse; guanti in maglia. E poi la borsa di stagione, Cabiria, proposta in taglia media: un nome che suona come un altro omaggio cinematografico, ma che qui resta soprattutto oggetto del desiderio.
La collezione Autunno – Inverno 2026/2027 di N21 non urla, non provoca, non ostenta. Osserva. E nel farlo, restituisce una femminilità naturalmente consapevole, variabile, reale. Come in un film che non finisce, ma comincia proprio adesso.















