Gravidanza, parto e allattamento ai tempi del Covid-19

La trasmissione verticale dell’infezione da Covid-19 (trasmissione da madre a bambino prima della nascita o intra-partum) è stata oggetto di approfondimento e riflessione nelle ultime settimane. Sono state riscontrate positive al virus molte donne in dolce attesa…

Gravidanza, parto e allattamento ai tempi del Covid-19
Gravidanza, parto e allattamento ai tempi del Covid-19

Il COVID-19, causato da un nuovo ceppo chiamato sindrome respiratoria acuta grave (SARSCOV-2), è stato identificato per la prima volta a Wuhan, in Cina, in tardo 2019. Da allora si è diffuso a livello globale raggiungendo 2.245.872 casi confermati dall’inizio dell’epidemia e 152.707 morti (aggiornato al 20 aprile 2020). L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’11 marzo 2020, ha dichiarato ufficialmente lo scoppio della pandemia da COVID-19. Il periodo di incubazione è di circa 2-14 giorni, ma le persone infette possono trasmettere il virus attraverso un contatto ravvicinato, entro i due metri, anche prima di mostrare i primi sintomi e attraverso bocca, naso e occhi e/o semplicemente respirando.

La trasmissione verticale dell’infezione da Covid-19 (trasmissione da madre a bambino prima della nascita o intra-partum) è stata oggetto di approfondimento e riflessione nelle ultime settimane. Sono state riscontrate positive al virus molte donne in dolce attesa nel primo trimestre di gestazione ma negativi i feti, attraverso lo studio di campioni di liquido amniotico, sangue cordonale e tampone neonatale, e ciò indica una non evidenza di infezione intrauterina a trasmissione verticale. Il Coronavirus pare non attraversare la placenta, quindi, se la mamma è infetta, non trasmette il virus al bambino, né durante la gravidanza, né durante il parto. Tuttavia esistono, seppur in bassissima percentuale, esiti positivi su neonati le cui madri hanno contratto il virus nelle ultime settimane di gestazione. I dati disponibili non mostrano alcun aumento del rischio di aborto spontaneo o perdita precoce della gravidanza nelle madri positive e non vi è alcun aumento di anomalie congenite del feto. Le Cliniche prenatali e le unità di lavoro sono comunque considerate aree ad alto rischio; una volta che si verifica un focolaio in una struttura di salute materna e infantile, le conseguenze possono essere dannose.

La gravidanza è uno stato di soppressione immunitaria parziale che rende le donne incinte più vulnerabili ai virus, pertanto è importante che le stesse donne e le loro famiglie abbiamo informazioni più accurate possibili e che i monitoraggi madre/feto siano intensificati.

Possibili cure prenatali per donne con sospetto o confermato COVID -19 dovrebbero  essere individualizzate: riposo adeguato, idratazione, supporto nutrizionale, antipiretici per la febbre, l’equilibrio idrico ed elettrolitico, essenziale è monitorare i segni vitali e l’ossigeno. Eventuali complicazioni possono includere shock settico, danno renale acuto e danno cardiaco; pertanto è importante verificare gas nel sangue arterioso, lattato, funzionalità renale, funzionalità epatica ed enzimi cardiaci. In età gestazionale praticabile (meno di 23-24 settimane), quando il rischio è molto alto, potrebbe essere necessario interrompere la gravidanza per migliorare la condizione materna se concordata da un gruppo di esperti (ostetriche e intensivista/pneumologo).

La pianificazione del parto per un feto ragionevolmente maturo (34 settimane e oltre), invece, deve essere personalizzata in base alle condizioni mediche della paziente che devono essere valutate da Specialisti di medicina interna e terapia intensiva. Se queste consentono  la sperimentazione vaginale, e quindi il parto, si consiglia il monitoraggio fetale continuo durante il travaglio. Quasi tutte le gestazioni delle donne cinesi positive al Coronavirus si sono concluse con un parto cesareo. Una scelta precauzionale, adottata considerando che in presenza di alcune infezioni virali c’è l’indicazione a prediligere la soluzione chirurgica. Detto ciò, ad oggi non esistono indicazioni a eseguire il taglio cesareo in tutte le donne contagiate dal virus se non richiesto da altre cause.

La scelta deve dipendere dalle condizioni della donna, considerando soprattutto la sua età, oltre, naturalmente, allo stato di salute del feto. Per tutelare tutte le gestanti, gli ospedali italiani dotati di un punto nascita hanno organizzato un percorso separato per le donne positive al Coronavirus e per quelle con un quadro sospetto, ma non accertato. Un’altra precauzione prevede che, se la mamma ha un’infezione respiratoria sintomatica (con febbre, tosse e secrezioni respiratorie), deve essere separata dal neonato in attesa dell’esito del tampone (e in caso di positività). Lo stato di salute della madre è dannoso nel decidere il contatto madre/neonato. Neonati nati da madri con confermato COVID-19 dovrebbero essere considerati casi sospetti e isolati e questo potrebbe compromettere la salute mentale della neomamma. La separazione materno-neonatale nei COVID-19, infatti, può causare ansia nei genitori e depressione materna. Il supporto emotivo e le consulenze psicologiche, soprattutto durante il post-partum, possono risultare essenziali per ridurre al minimo i sintomi.

Quanto al nutrimento del neonato, l’obbiettivo è quello di prediligere l’allattamento al seno. Al momento, infatti, non ci sono dati che documentino rischi di trasmissione del virus per via alimentare, ma qualche precauzione in più va assunta in caso di positività. In una situazione simile, occorre conciliare le esigenze nutrizionali del bambino con un corretto approccio igienico-sanitario che limiti il contagio per via aerea e per contatto con le secrezioni respiratorie dei pazienti infetti. Per questo, se mamma e bambino sono separati, l’indicazione è quella di ricorrere al latte materno fresco spremuto.

I servizi territoriali e la rete di supporto alle donne, sono una componente dell’assistenza al percorso nascita che hanno un ruolo di rilevanza sempre maggiore nel corso dell’epidemia da COVID-19. Tra le strategie volte a ridurre l’accesso alle strutture ospedaliere e il rischio di contagio per le donne in gravidanza, le società scientifiche ostetriche SYRIO e SISOGN raccomandano il rinforzo delle strategie di dimissione protetta di madre e bambino dopo il parto e attività cliniche e di sostegno a domicilio per l’area ostetrica-neonatale. Raccomandano, inoltre, il rinforzo dei servizi di teleassistenza anche per assicurare occasioni di counselling in relazione a specifici bisogni informativi e di sostegno.

Carmen Perri
Istituto di Sessuologia Clinica www.sessuologiaclinicaroma.it
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