
I canali social sono sempre più incentrati sul cibo; chef stellati, trattorie e profili di settore mostrano le proprie ricette ma aumentano soprattutto i volti dei content creator specializzati che propongono abbinamenti originali o della tradizione per stuzzicare l’appetito.
Non ci sono in atto vere e proprie rivoluzioni gastronomiche e possiamo dire che, soprattutto in Italia, la cucina di casa che abbraccia semplicità e tradizione vince su tutto. Dopotutto la dieta mediterranea è diventata persino Patrimonio UNESCO.
Il ritorno ai piatti più essenziali
Le ricerche online raccontano un cambio di passo evidente: crescono le richieste legate alla pasta con sughi veloci e ai secondi che non richiedono ore davanti ai fornelli. Tra le ricette più facili con la pasta non può che esserci la lasagna con ragù alla bolognese: una vera istituzione che ha conquistato gli stranieri di tutto il mondo che, tramite The Mirror, hanno recentemente eletto l’Emilia-Romagna la miglior regione italiana.
La pasta resta il centro della tavola mediterranea. Spaghetti aglio e olio, penne al pomodoro fresco, orecchiette con le cime di rapa. Piatti che sembrano elementari, ma che reggono perché l’equilibrio arriva dalla qualità degli ingredienti, non dalla complessità. E infatti tornano anche le preparazioni “a occhio”, senza bilance né cronometri.
Chi cucina oggi spesso recupera ricette ascoltate in famiglia, annotate su fogli sparsi o ricordate a metà. Nessuna precisione assoluta. Basta che funzioni.
La tradizione mediterranea
Parlare di “Mediterraneo” è sicuramente troppo riduttivo. Da Nord a Sud ogni regione ha i suoi piatti cult e persino a livello provinciale le proposte cambiano.
Basti pensare a regioni quali la Lombardia, dove si passa da piatti di montagna a base di polenta agli intramontabili risotti, o territori come la Campania, in cui vengono alternate la pizza, il ragù alla genovese e altre deliziose specialità.
Un secondo di pesce al forno con limone e prezzemolo, una frittata con zucchine appena saltate, pollo arrosto con patate e rosmarino. Preparazioni che non chiedono attenzione continua, che permettono di apparecchiare mentre il piatto cuoce. Anche questo pesa nella scelta quotidiana.
Nei mercati rionali si nota qualcosa di simile. Più acquisti mirati, meno prodotti pronti. Le persone chiedono consigli rapidi: in che modo cucinare i carciofi, quanto tempo serve per il polpo, quale taglio scegliere per uno spezzatino leggero. Domande concrete, senza pretese da chef.
Alla ricerca di nuovi equilibri
La nostalgia c’è, certo. Dopotutto il cibo fa pensare ai pranzi in famiglia, alle nostre mamme e nonne, ma c’è anche una ricerca di nuovi equilibri provando ad alleggerire le cotture e adattando le preparazioni alle pause pranzo più veloci.
I piatti diventano nutrienti, si riducono gli sprechi e si punta su un’organizzazione più attenta. Qualche esempio? La cucina di recupero: il pane raffermo può diventare polpette, le verdure grigliate finiscono in una pasta fredda e il sugo avanzato si allunga per diventare base di un’altra ricetta.
La cucina mediterranea domestica vuole essere un’occasione sociale, riducendo la distanza tra chi cucina e chi mangia. Gli italiani, come viene detto in “Mangia, Prega, Ama”, sono tra i pochissimi a parlare di cibo in modo frequente, persino mentre si pranza e cena. È la dimostrazione di come la cultura culinaria faccia parte della nostra identità.
















