Sindrome da stimolazione genitale persistente. E se l’eccitazione persiste?

 
Sindrome da stimolazione genitale persistente. E se l’eccitazione persiste?
Sindrome da stimolazione genitale persistente. E se l’eccitazione persiste?

La sindrome da stimolazione genitale persistente ( PGAD- Pesistent Genital Arousal Disorder) prima nota come PSAS ( Persistent Sexual Arousal Syndrome); fu descritta per la prima volta nel 2001 da S.Leiblum e S. Nathan. Si tratta di una disfunzione sessuale femminile caratterizzata da persistente stimolazione fisica spontanea, intrusiva e non desiderata che interessa i tessuti genitali, inclusa la clitoride, le piccole e le grandi labbra, il perineo e/o l’ano. La sintomatologia si presenta in maniera improvvisa, frequente ed è qualitativamente diversa da ogni genere di stimolazione genitale associata a desiderio sessuale o a stimolazione soggettiva; che non si risolve con masturbazione o post-orgasmo e che perdura per ore, giorni, mesi e addirittura anni.

I sintomi sono associati a fastidio significativo ed angoscia. Il PGAD può essere identificato come una condizione primaria ( presente da sempre ) o secondaria, acquisita.

E’ necessario distinguere il PGAD dall’Ipersessualità. Quest’ultima è una condizione che si manifesta come desiderio eccessivo con o senza stimolazione sessuale genitale. La differenza chiave tra la PGAD e l’Ipersessualità è la presenza,  in quest’ultimo caso, del   desiderio cosciente e volontario della donna dello stato di eccitazione sessuale.

I criteri diagnostici del PGAD includono:

  • eccitazione genitale che dura ore, giorni, mesi
  • eccitazione persistente non risolvibile con orgasmo
  • l’eccitazione non è ricercata
  • i sintomi causano distress.

L’eziopatogenesi del PGAD è poco chiara, tuttavia dai casi studiati sembrerebbero coinvolti problemi vascolari, ormonali, neurologici, iatrogeni ( derivati dall’assunzione di farmaci) e problematiche psicologiche. I fattori psicologici includono tratti depressivi e ansiosi; il 60% delle pazienti con PGAD presenta una diagnosi di depressione, il 40% disturbi d’ansia, il 10% è vittima di abusi durante l’infanzia e fa uso di alcol.

Alcuni ricercatori hanno ipotizzato un’eziologia organica della sindrome in quanto, è stata rilevata una coesistenza di PGAD con OBS ( sindrome della vescica iperattiva ) o con RLS

( sindrome della gamba senza riposo). Data la somiglianza sintomatologica e in particolare il senso di impellenza che caratterizza tutti e tre i quadri patologici ( urinare nel caso di OBS, camminare nel caso di RLS e stimolare la clitoride nel PGAD) è stato proposto di chiamare la sindrome ReGS ( Sindrome dei genitali senza riposo).  Tale proposta nasce con l’obiettivo di definire il PGAD come sindrome di origine organica, dovuta ad una neuropatia del nervo pulendo o del nervo dorsale della clitoride, che potrebbero causare i sintomi genitali.

L’interesse per l’aspetto organico ha minimizzato l’interesse per la dimensione psicologica delle donne con PGAD. Vivere con il disturbo implica numerose conseguenze sul piano psicologico, anche se non tutte le donne vivono lo stato di eccitazione persistente come una condizione di disturbo ma la considerano come una caratteristica della propria vita sessuale. Nel caso in cui tale condizione reca sofferenza alla donna è,  necessario considerare i fattori psicologici che influenzano il vissuto soggettivo. In questo caso, le donne sperimentano confusione, senso di imbarazzo, vergogna, frustrazione e isolamento. Riportano atteggiamenti conservativi relativamente alla sessualità, adottando uno stile di vita “pesante”, dogmatico e riservato che, sembrerebbe suscitare angoscia  nello scoprire la sessualità. Il vissuto emotivo potrebbe aggravare il quadro clinico, difatti le componenti psicologiche potrebbero mantenere i sintomi: l’ansia generata dall’arrivo dell’eccitazione potrebbe causare un aumento dell’eccitazione stessa cronicizzando la condizione.

La sindrome da stimolazione genitale persistente

Altro fattore che può incidere sull’impatto psicologico è l’incapacità di definire la condizione che si vive. La diagnosi, come il trattamento è una fase complessa infatti, molte volte queste donne possono scontrarsi con un  riconoscimento inadeguato del quadro

sintomatologico. Ciò potrebbe comportare un atteggiamento di sfiducia ed allontanamento nel chiedere aiuto. E’ necessario quindi rivolgersi ad esperti che possano fornire una diagnosi precisa ed individuare il trattamento adeguato a questa condizione.

Nei casi PGAD, come per le altre disfunzioni sessuali; è necessario un approccio integrato che prenda in esame aspetti organici, psicologici, emotivi e mentali che operano con continuità; al fine di fornire alla donna le strategie adeguate per affrontare tale condizione nel migliore dei modi.

Per maggiori informazioni sul tema segnaliamo il servizio di consulenza telefonica gratuita dell’Istituto di Sessuologia Clinica di Roma (ISC) disponibile dal lunedì al giovedì dalle 15:00 alle 19:00 al numero 06 85356211. Un team di psicologi con specializzazione in sessuologia clinica risponderà alle vostre domande e fornirà indicazioni utili rispetto ai temi della sessualità.

Serena Armocida
Istituto di Sessuologia Clinica

 
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