Social dissociation. I social media, il nuovo modo di ‘parlarci’ e quello che stiamo perdendo…

Sorry… ma io vorrei dissociarmi dai social-wishes, se anch’io nel tempo ho perso l’abitudine di scrivere a mano quella decina di biglietti augurali che indirizzavo alle persone cui tenevo veramente…

Social dissociation. I social media, il nuovo modo di 'parlarci' e quello che stiamo perdendo...
Social dissociation. I social media, il nuovo modo di ‘parlarci’ e quello che stiamo perdendo…

Di Mauro Pilotto. Tempi grami, per chi, come il sottoscritto, è nato nel secolo scorso… testimone muto ed attonito di una rivoluzione per quello che riguarda ogni tipo di contatto umano, relazioni e connessioni interpersonali.

La cosa è iniziata già da un po’ ed è ancora tutta in divenire, ma non riesco ad autoconvincermi che tutto questo rientri nella “normalità”, ammesso e non concesso che questa parola così vaga, astrusa, abbia un significato univoco e preciso… sono certo che ognuno possa darne un’interpretazione diversa, ipotizzando una miriade di varianti impazzite, per interesse o disinteresse personale!

Già da anni, molti Natali fa, si è persa l’abitudine di spedire bigliettini o cartoline di auguri, per via postale… probabilmente i Millennials non conoscono neppure il rituale di scegliere e comprare certi bellissimi, coloratissimi cartoncini disegnati, beneauguranti… scriverli a mano, metterli in una busta con tanto di indirizzo postale completo di c.a.p., attaccarci anche un francobollo (che ad essere sinceri ora sarebbe pure una spesa in più…), andarli poi ad imbucare in una cassetta-postale dall’aspetto funzionante e rassicurante, che non appaia in disuso dai primi anni del secolo in corso…

La trepidazione che arrivassero poi per tempo, almeno qualche giorno prima di Natale, anche se talvolta è successo che giungessero al destinatario giusto per la… Pasqua successiva!

Certo, questi biglietti erano già pronti e scintillanti… ma richiedevano anche uno sforzo di fantasia, un po’ di spremitura delle meningi per compilarli… perché non fossero un semplice e banale Buon Natale e Felice Anno Nuovo, peraltro pre-stampato, trito e ritrito!

Ma sì, i Millennials fanno meno sforzo, non c’è di che preoccuparsi, hanno solo l’imbarazzo di scegliere tra migliaia di mini-video (peraltro fatti da dio – nel senso di fatti benissimo…) che si possono scaricare da una sorta di catalogo virtuale, un’infinità di piccoli film, cartoni animati musicali, capolavori-digital… che in un attimo puoi inviare a tutti i contatti che hai salvato nel cellulare, autentica scatola-nera del nostro vivere quotidiano.

In pochi secondi, in tempo reale, ovunque si trovino, tutti i contatti che hai nello smartphone, riceveranno gli stessi auguri… animati…musicati e pre-confezionati… sai che soddisfazione!  Consapevole che manco per un secondo hai pensato a me, a quello che potrei pensare nell’istante in cui leggerò e vedrò quella mini-clip tanto bella e simpatica che mi hai inviato, quanto anonima ed impersonale, che tu hai incautamente indirizzato alle persone a cui tieni tanto, a quelle a cui tieni un po’ meno… e pure a quelle che accidentalmente ti ritrovi nell’elenco di tuoi contatti… di cui non  ricordi neppure la faccia!

Sorry… ma io vorrei dissociarmi dai social-wishes, se anch’io nel tempo ho perso l’abitudine di scrivere a mano quella decina di biglietti augurali che indirizzavo alle persone cui tenevo veramente e che spesso abitavano molto lontano da me, ho ameno conservato quella sana ed obsoleta abitudine di fare una telefonata; un colpo di telefono… sentire una voce all’altro capo, una voce vera, reale, coglierne le sfumature autentiche, scusandosi se magari si ha un po’ di raucedine… pure la tosse, semmai!  Non dimentichiamoci che siamo in inverno… i mali di stagione, quelli, non passano mai… neppure con l’avvento dei social e dei vaccini…

Tengo duro per mantenere vivi i rapporti umani, quelli che davvero contano… che non siano solo visti e condivisi su Facebook, Instagram, sulle nuove storie che impazzano sul web; che non si diano in pasto agli altri solo gli applausi, i lustrini, la vita social che pare svolgersi solo tra cene, party e vernissage, sempre pasciuti, con bottiglie di vino in bella mostra e calici che si incrociano ad ogni tavola imbandita!

Presumo esista anche una parte meno esposta, meno mondana, che valga la pena di condividere in forma meno esibizionistica, lontano dai selfie e vissuta con persone vere, autentiche… non certo con quegli amici virtuali di cui non conosciamo nemmeno l’identità. Presunti-Followers o i likes di emeriti sconosciuti non dovrebbero interferire con il nostro pensiero, talvolta minando la nostra autostima, ma sono certo che tutto ciò possa in qualche modo (inconsapevolmente) condizionarci, la sento come una minaccia invisibile, a cui siamo un po’ tutti sottoposti… l’approvazione altrui, ci può rendere più sicuri, forti e determinati.

Le mie radici, il mio retaggio personale, si fondano sull’importanza dei rapporti umani, di quelle relazioni che si fondano sull’incontro di sguardi e di sensibilità che si incontrano, sul senso oramai decaduto di parole come “grazie”, che pare sconosciuta ai più…

Personalmente non mi passerebbe neppure per l’anticamera del cervello di mandare una mail al mio collega della scrivania di fronte (sistema molto in voga,oggi…) per ricordargli un appuntamento comune oppure qualche scadenza particolare…  certo, non invidio quelli che mandavano messaggi in bottiglia via mare, oppure quelli che legavano messaggini di carta alle zampe dei piccioni viaggiatori, quelli erano davvero messi peggio!

Magari avevano meno ansie, di sicuro non lo stress del presto e subito… che viviamo oggigiorno.    Qualsiasi dubbio o incertezza, ogni tipo di tentennamento adesso te lo togli andando su Google, in pochi secondi hai già una risposta ad ogni cruccio ti tormenti… con buona pace delle enciclopedie o dizionari cartacei, che sembrano davvero far parte del mondo andato.

Si sa… viviamo tempi veloci, convulsi e frenetici… chi si ferma è perduto, ma ho la necessità di bloccarmi a pensare, di riflettere, di respirare a pieni polmoni… inquinamento permettendo, voglio poterci essere al di là di tutto quello che ci viene propinato in modo più o meno occulto… oltre ad Instagram, Facebook, storie o altre diavolerie telematiche prossime a venire… esisto davvero, ho un’anima e un cervello, vorrei essere capito per quello, solo quello!

Mauro Pilotto, @mauro.style

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