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Zanzibar è da sempre conosciuta come l'isola delle spezie, in particolare del chiodo di garofano, reperibile nei tanti mercatini, e in particolare in quelli della capitale, Stonetown, che come ogni città africana, mescola un crogiuolo di religioni, di visi incredibili dove il tempo ha scavato solchi, di abbigliamento tipico locale, che diventa folklore, e per noi una festa per gli occhi, abbinamenti cromatici come opere d'artisti inconsapevoli
Ma come dimenticare, al porto di Stonetown, la vista di alcuni ragazzi che macerati dal sudore, portavano sulla schiena dei massi pesantissimi, e li caricavano su un'imbarcazione, un rituale che pareva appartenere alla schiavitù di secoli fa ma in essa vi era tutta la forza e la contraddizione dell'ancora attuale condizione umana di certe società, per noi inconcepibili e fuori-tempo, ma anche questa è l'Africa, quella al di fuori delle rotte turistiche e dei viaggi-all inclusive!
In quelle ore, il luogo si popola di tanti pescatori, curvi a raccogliere chissà quale tipo di pesciolini, elementi dal fondo marino, alghe che serviranno ad essere trattate per qualche uso a noi misterioso; donne sempre copertissime dagli splendidi parei che portano cesti e gerle sul capo, oppure fasci di fogliame raccolto nelle foreste circostanti, ampolle contenenti l'acqua che prelevano dalle pozze del mare è un rituale antico forse di millenni, che qui pare perpetuarsi all'infinito, ogni giorno, quando si alza il sole.
Miriadi di bimbetti seduti sulla sabbia, che si inventano nuovi passatempi, nuovi giochi, magari in attesa delle madri che approfittando della bassa marea, pescano cibo da cucinare, enormi polipi che raccolgono dentro i loro secchi colorati, e che poi sfiniranno a colpi forsennati , sbattendoli sulle roccette emerse sul bagnasciuga. Gli uomini sono spessissimo riuniti in gruppo, sotto ripari fatti di
fronde, sotto capanne adiacenti alla spiaggia, l'unica attività
a cui paiono votati è la pesca, di giorno e di notte, qui il mare
è incredibilmente pescoso, e tornano con le reti gonfie , per cui
la sopravvivenza è garantita; tutti paiono vivere tra la spiaggia
e l'esterno del villaggio, ogni attività viene svolta fuori dalle
capanne, fatte di fango, misto a mattoni, sempre con il tetti in makuti,
la tipica foglia essiccata delle palme.
Nella zona centrale dell'isola, verso Uroa, le maree hanno involontariamente
creato una curiosa ed E' diversa l'atmosfera che si respira a Nungwi, nella parte nord dell'isola; il trasferimento fin qui, per evitare la caotica capitale, è stato decisamente pittoresco una sorta di inatteso safari, a bordo di un furgoncino, lungo una scorciatoia stretta ed accidentata, conosciuta solo dagli autisti locali, comunque abilissimi, anche dove c'era il rischio di capottamento; questa stradina in mezzo alla foresta consente di raggiunger la cima dell'isola, famosa per il mare d'incanto che la circonda e che permette una buona balneabilità rispetto al resto di Zanzibar. Nungwi è una località piuttosto nota, vi si respira un'aria di libertà, pare una sorta di buon ritiro per persone anticonformiste, i locali aperti fino a tarda notte diffondono suoni di tamburi e di musica lo cale, percussionisti dall'aspetto rasta che diventano folklore e parte integrante dei live-show che improvvisano! Attraversare il villaggio di Nungwi, nella parte interna, è un 'esperienza forte, e come in ogni altro agglomerato africano, la vita pare essersi fermata solo la plastica sparsa dappertutto ti ricorda l'era moderna; fango dopo una breve pioggia, polvere di stradine tra le abitazioni, il sudore di uomini, che con gli abiti a brandelli posano mattoni su mattoni, intenti a costruire una nuova abitazione, con una lentezza impressa nel loro DNA Donne vestite come un quadro astratto che si prodigano nei lavori domestici, lavano all'aperto, stendono i panni, allattano i loro piccoli, spazzano davanti la loro capanna; ragazzetti spavaldi pronti al sorriso, che con energia si lavano i denti su qualche pozza d'acqua, spesso seminudi fieri dei loro corpi, esibiti senza complessi. Bimbette con la testa velata, che con loro divisa bianca e blu, vanno a scuola, con espressione seria e compita, con già negli occhi un'espressione troppo adulta, forse già consapevoli che il loro futuro non sarà molto diverso da quello delle loro madri Camminare lungo la spiaggia lunga e bianca, la notte è spettacolare, arrivano rumori, echi, suoni dal villaggio circostante, nascosto nel denso della foresta intricata di mangrovie e palme altissime, colpi di tamburi con un ritmo cadenzato, forse significare chissà quale codice tribale; qualche imbarcazione si muove nel buio, verso la pesca notturna, i pescatori si muovono nel silenzio senza diffondere rumore, se ne intravedono solo le sagome, esili smilze e scure, simili a quelle statue di legno che si possono comprare nei loro mercatini
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