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Nungwi, Zanzibar

Foto e testo di Mauro Pilotto

ZanzibarRipensando all'Africa, mi propongo sempre di non scrivere banalità, cose fin troppo ovvie... ma credo sia impossibile non rimanere soggiogati dalla struggente, talvolta triste, bellezza di un luogo come l'isola di Zanzibar, non restare muti ed attoniti assistendo a dei rituali arcaici e centenari, che giornalmente si perpetuano, immutati, dalle persone che popolano i micro villaggi, fatti da tantissime capanne o casette in muratura, con dei muri che paiono potersi sgretolare alla prima folata di vento, con quei miracolosi tetti di fogliame di palme essiccate, che in swahili vengono chiamati "makuti".

Ero già stato in questo luogo pieno di colori, di sensazioni e profumi che ti inebriano, ma onestamente mai come stavolta, mi sono fatto travolgere da emozioni che non ricordavo di avere provato le precedenti volte; il colpo d'occhio sul maree la spiaggia di Nungwi, nella zona nord-est dell'isola è davvero mozzafiato... l'incredibile varietà dei toni dell'acqua, che vanno da un languido-pallido turchese, via-via fino ad arrivare ad un tono di blu-denso, cupo e suggestivo, specie a contrasto con un cielo altrettanto cangiante, mobilissimo di nuvole gonfie e morbide... magari per diventare sereno ed incredibilmente terso nel giro di una manciata di minuti.

Zanzibar

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Come da copione trito e ritrito, il turismo di massa qui si fa sentire molto, anzi moltissimo... non c'è tour-operator internazionale, che non annoveri i suoi resorts lussuosissimi, con tutti i pro e i tantissimi contro, che inevitabilmente finiscono per cambiare l'essenza-autentica del luogo in questione, con il risultato che ogni iniziativa, e possibilità di ipotetico business da parte dei zanzibarini (ma c'è un percentuale altissima di persone che provengono dalla Tanzania e dal Kenya) diventa predominante su ogni altra cosa nei confronti dell'ospite-straniero, e quindi priorità e necessità di sopravvivenza da poter sfruttare al massimo.

Muoversi lungo la costa o nei piccoli villaggi adiacenti è un susseguirsi continuo ed ininterrotto di saluti... jumbo e mambo... tentano ogni approccio proponendo uscite in barca, safari fotografici, snorkeling in qualche spiaggia remota, tramonti a bordo dei loro dongi... oppure ti vorrebbero vendere statuette, bracciali, collane, parei, conchiglie o qualsiasi altri tipi di oggetti in legno, coloratissimi e pure ben fatti, che espongono nei loro attrezzatissimi baracchini-boutique... che guarda caso hanno pensato bene di chiamare: Ikea-Shop... o meglio ancora Maremma-Maiala, Mamma-Mia, Esselunga, Bottega di S. Gennaro...

Ecco, tutto questo trovandomi in Africa mi dà un senso di vuoto e smarrimento... almeno qui non vorrei proprio sentire chiamare così questi negozietti, gestiti da una miriade di fintissimi-Masai, vestiti nei loro bellissimi costumi tradizionali, proprio per attirare quanti più possibili polli da spennare! Capisco che tutto ciò fa parte di un gioco e di un meccanismo complesso da sviscerare, e mi intristisce ancor più sentire che questi giovani spesso altissimi e molto belli, si presentino come... Valentino Rossi, Franco Nero, Johnny Stecchino... tanto per dire quelli che ricordo di aver incrociato, e che mi si sono proposti!

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No, proprio non ci stò... Da idealista, l'Africa che mi interessa capire (per quanto sia impossibile da decifrare...) è quella un po' vera, reale, meno contaminata dalla crescente follia di un consumismo-scellerato, che tantissimi altri danni continuerà a produrre... anche se rimango sempre più indignato dalla quantità di plastica, scatolame di latta, ciarpame... e non so cos'altro ancora, si trova semplicemente camminando lungo la battigia di questo meraviglioso Oceano Indiano...

Certo molto è dovuto alla non conoscenza, al non essere informati, da parte degli indigeni (che ho visto con i miei occhi...) di usare lo spazio aperto come discarica per qualsiasi tipo di oggetto da eliminare, ma il colpo finale arriva ovviamente da parte delle orde di turisti-da galera, che lasciano in spiaggia bottiglie di vetro, bicchieri, buste di plastica, pacchetti di sigarette, confezioni di solari finiti e persino indumenti... Non c'è scampo, non c'è speranza di migliorare questo scempio-ambientale, se non si prende coscienza del danno che si provoca... Ma sono tristemente consapevole della difficoltà di sensibilizzare questa questione, c'è troppa ignoranza e disattenzione, e nessun rispetto proprio da parte del "mondo-civile", verso questi luoghi che dovrebbero essere secretati... per poterli conservare nella loro magica-intatta bellezza.

Zanzibar

E se il quotidiano mantra "hakuna matata" (nessun problema)... da parte degli africani, pare un auspicio per poter allontanare i tantissimi problemi legati alla loro storia e alla realtà attuale... a me rimane impressa la cortesia innata dei zanzibarini, i loro sorrisi aperti, certi loro sguardi curiosi e indagatori; oppure certe scene di vita-quotidiana... Il rituale dell'uscita in mare per la pesca negli orari più propizi, e il conseguente ritorno delle tante-vecchissime barche di legno, con l'aspettativa di un prezioso-bottino da poter esporre nei vari mercati interni dell'isola, se non addirittura poter vendere il pescato proprio in riva, sulla spiaggia, i gruppetti di persone che si formano... che cercano di scegliere il pesce migliore, provando a concludere l'affare più vantaggioso per loro. Osservare i tantissimi bambini, di varie età, talvolta seminudi, lasciati a giocare da soli sulla spiaggia, raccogliendo conchiglie, alghe, copertoni di biciclette abbandonati lì da chissachì... o a considerare giocattolo pure qualche stramaledetta bottiglia di plastica portata da qualche marea... I cori e le corse delle bambine, tutte con la testa velata, che corrono in spiaggia e si tuffano in acqua con i loro femminilissimi abitini fiorati e pieni di rouches e decori...

Ma la cosa che in assoluto più mi affascina è il rituale da parte di donne, spesso molto anziane, che vedi avanzare sulla battigia, avvolte nei loro costumi-tipici, coperte da parei e copricapi dalla straordinaria mescolanza di colori, incredibilmente sinuose nei loro gesti, nelle loro movenze-naturali... che portano sulle loro teste contenitori d'acqua o fasci di rami d'albero che magari serviranno ad accendere qualche falò per cucinare... trovo che ci sia qualcosa di magico e spirituale nelle loro figure, nell'espressione indecifrabile dei loro volti corrosi dallo scorrere del tempo, in quegli occhi scuri, densi di storia... che paiono custodire chissà quali misteri di un'Africa arcaica, piena di misteri e suggestioni... che giustamente a no, non verranno mai svelati. - Mauro Pilotto


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