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phuket
due mesi dopo lo tsunami
poco prima di partire per phuket, dove alcuni residenti ci aspettano per
guidarci e mostrarci l'isola a qualche settimana dal tragico tsunami,
comunichiamo a amici e parenti la nostra destinazione. le reazioni, pressochè
identiche, di tutti: 'non vi invidio...' oppure: 'io non avrei il coraggio
di andarci...' o ancora: 'buona fortuna...' boh? abbiamo pensato, speriamo
vada tutto bene... le notizie che ci arrivavano dagli amici che risiedono
sull'isola erano di tenore completamente diverso. improntate all'ottimismo,
rassicuranti. le notizie che continuavamo a ricevere dalla televisione,
invece, parlavano solo di morte, devastazione, distruzione... che per
una volta la televisione stesse raccontando la verità?
come
mai chi vive sul posto ci raccontava di una phuket provata sicuramente
dalla catastrofe ma già di nuovo in piedi e pronta a ricominciare,
mentre i telegiornali mostravano solo detriti e devastazione?
si parte da bangkok la mattina presto, a bordo di un boeing 747 della
thai airways, e dopo circa un'ora si atterra all'aeroporto di phuket.
cielo blu, sole che spacca le pietre, caldo. prima destinazione: patong
beach, una delle zone colpite dallo tsunami, e luogo in cui alloggeremo
per i due giorni della visita all'isola.
durante
i tre quarti d'ora di taxi che ci separano dall'hotel, durante i quali
si attraversa gran parte dell'interno dell'isola, cerchiamo di scorgere
i segni della devastazione. inutilmente. la vita all'interno dell'isola
si svolge regolarmente, come già ci avevano raccontato.
giunti
a patong, sul lungomare, si scorgono invece i segni di quanto avvenuto
la mattina del 26 dicembre 2004. la spiaggia è perfettamente agibile,
pochi i bagnanti (chi conosce l'isola ci assicura che normalmente la spiaggia
sarebbe stata al completo) e qualche ruspa qua e là intenta a sistemare
gli ultimi cumuli di sabbia. il marciapiede è interrotto di tanto
in tanto da qualche lastrone di cemento mancante, da cui si intuisce la
potenza dell'onda che si è infranta sulla costa.
al di
là della strada che costeggia la spiaggia invece molti negozi,
bar e ristoranti sono già aperti. alcuni ancora in fase di ricostruzione,
ma la sensazione generale è che la vita sia ripresa. ci dicono
che i locali hanno lavorato ininterrottamente da due mesi a questa parte.
e ci crediamo, conoscendo i thailandesi siamo certi che i lavori siano
andati avanti letteralmente 24 ore su 24.
alcuni
ristoranti hanno riaperto da poco, altri stanno per riaprire. stiamo parlando
della zona immediatamente a ridosso della spiaggia. spingendosi pochi
metri più all'interno è praticamente come se nulla fosse
mai successo. lo tsunami ha colpito duramente la prima fila di edifici
sulla costa, tutto il resto all'interno non è stato toccato. e
funziona a pieno ritmo come sempre. nonostante la televisione parlasse
di un'isola distrutta, in ginocchio.
sicuramente,
tsunami a parte, un effetto devastante lo hanno avuto proprio i resoconti
dei media, almeno a giudicare dalla scarsissima presenza di turisti. comprensibile
se si pensa che l'informazione ufficiale parlava ancora fino a pochi giorni
fa di epidemie, devastazione, inagibilità di hotel e spiagge. e
il turismo non c'è più, almeno per il momento. nonostante
hotel e locali siano nella grandissima maggioranza perfettamente agibili,
operativi al 100%, ma drammaticamente vuoti.
girando
tra i ristoranti, i bar, i negozi, ci chiediamo perché i media
che hanno proposto immagini di morte e devastazione per varie settimane
non ci hanno poi, smaltita la sbornia da devastazione, anche raccontato
della vita che riprende, che va avanti? forse la vita che va avanti non
fa notizia come la morte e la distruzione? forse non attira masse di spettatori
di fronte alla televisione, forse non fa vendere i giornali, forse non
incentiva gli investimenti pubblicitari... forse.
gionata, un amico che risiede a phuket, ci accompagna a visitare alcune
spiagge, a fare un giro dell'isola. visitiamo karon, kata, chalong, rawai...
sempre la stessa situazione: spiagge perfettamente agibili (i thailandesi
hanno davvero fatto un lavoro incredibile a sentire quanto ci racconta
chi ha vissuto sull'isola i giorni immediatamente successivi allo tsunami)
e pochissimi turisti. ristoranti vuoti, alberghi largamente vuoti, negozi
vuoti. eppure funziona tutto!
incontriamo
jeff, olandese di rotterdam che da anni si è stabilito sull'isola
dove vive e lavora. ci racconta scene apocalittiche, ci racconta la sua
esperienza, ci fa venire la pelle d'oca. ma anche lui non riesce a spiegarsi
perchè i media occidentali abbiano contribuito a drammatizzare
ulteriormente una situazione di per sè già abbastanza drammatica.
anche lui nota l'assenza di turismo in un'isola che adesso potrebbe accogliere
tranquillamente la stessa quantità di turisti di prima, o quasi.
ci spostiamo all'interno dell'isola, e ci dirigiamo verso la città
principale, phuket city. ad aspettarci salvatore, anche lui residente
sull'isola, italiano. salvatore è il proprietario del più
noto ristorante italiano a phuket. anche salvatore ci racconta di un'isola
che funziona al 100%, che è perfettamente in grado di accogliere
nuovamente i turisti, ma che di turisti ancora non ne vede molti.
al tavolo
vicino al nostro siede una delegazione di svedesi, in visita all'isola.
proprio gli svedesi, i più colpiti dallo tsunami tra gli stranieri,
hanno appena ripreso a venire, un primo volo è atterrato un paio
di giorni prima, e altri dovrebbero arrivare nei giorni successivi. la
vita va avanti, ma i media sembrano non accorgersene più di tanto.
di una cosa si sono invece accorti (e ha indignato) praticamente tutti
i residenti stranieri con cui abbiamo parlato (anche loro guardano la
televisione): alcune televisioni si erano posizionate nel luogo in cui
le ruspe ammassavano i detriti, a nord di patong dove comincia la spiaggia,
e da lì hanno trasmesso nei giorni e nelle settimane successive
allo tsunami. un modo per spettacolarizzare ulteriormente una situazione
già di per sè drammatica, sempre in nome degli ascolti.
almeno, altre spiegazioni in mente non ce ne sono venute...
phuket è pronta a ricominciare, e il modo migliore per aiutare
le popolazioni locali così duramente colpite dallo tsunami è
quello di andarci in vacanza. ridare ossigeno ad un'economia che basa
gran parte delle proprie entrate proprio sul turismo. se siete già
stati da quelle parti tornateci quanto prima. se non ci siete mai stati,
ecco l'occasione per farlo.
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