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Marsa Alam
testo & foto: Mauro Pilotto

Nel progetto del creato, nella perfezione naturale di certe rocce, delle dune del deserto, nell'increspatura delle onde, nella sabbia soffice e granulosa... nell'emozione incontrollata di tanta, naturale e perfetta bellezza, mi chiedo ogni qualvolta scopro cataste di immondizia, e lattine, o sacchetti di plastica: possibile che chi lascia in giro tanto scempio innaturale, non si renda conto che scalfisce e offende un equilibrio di innata preziosità?

Troppe volte, e ormai da lungo tempo mi sono rassegnato a questo. E' come la battaglia contro il fumo, per quanto si dica, si faccia, si predichi... C'è sempre qualcuno disposto ad accorciarsi un po' la vita, accendendosi in un triste rito quella sigaretta, magari in una spiaggia da sogno, davanti ad un tramonto da cartolina... Quella maledetta cicca che poi spegnerà sulla sabbia, che tanti come me, poi pesteranno.... E magari ritroveranno galleggiare sull'acqua. Quel mozzicone che verrà portato avanti e indietro dalle onde, per chissà quanto tempo, a testimonianza di un gesto idiota e insalubre.

Del Mar Rosso e delle varie note località, da un po' di anni se ne sente molto parlare. Gli Italiani sono diventati padroni di casa, al punto che a Hurgada o a Sharm El Sheik, si sente più parlare il nostro idioma che l'arabo. Il cliente italiano è ben visto, perché spende, compra molto velocemente, è in genere simpatico e loquace, è ciarliero e si lascia coinvolgere e convincere piuttosto facilmente.

Di Marsa Alam, località sotto Hurgada e geograficamente davanti al Sudan, è solo da pochissimi anni che si sente parlare. È destinata a diventare nel giro di pochi anni, meta molto più battuta, la più probabile alternativa a Sharm. Al momento vale la pena di godere dello scarso scempio architettonico, delle inesistenti barche cariche di turisti armati di maschere e pinne, dediti allo snorkelling più sciamannato. È stupefacente camminare per chilometri lungo la spiaggia un po' sconnessa da ciottoli, tratti un po' rocciosi misti a sabbia.

Camminare contro il vento caldo, non vedere ed incontrare nessuno, tranne qualche raro beduino con la sua lunga veste azzurra, che ti scruta con stupore e stenta a salutarti quasi per non infrangere quel silenzio di cui siamo circondati. È un susseguirsi di rocce dai toni indefinibili che si disperdono in una nebbia lontana. È una sequenza di montagne scure e misteriose... che si sovrappongono e si spengono nel vuoto.

È un deserto arido sabbioso, misto a terra. Qualche palma in fondo al paesaggio tratteggia qualcosa di nobile e festoso. Si scorge qualche agglomerato di costruzioni, fortunatamente ben armonizzate nel contesto naturale. Poche forme di vita, l'idea vaga di qualche focolare all'aperto, un'idea di civiltà remota in un luogo che pare essere alieno al progresso e si nutre del bello, il magnifico progetto della natura che esiste da sempre. E persino il volo di un raro gabbiano contribuisce a rendere il tutto ancora più magico, tra cielo e terra, tra mare e sabbia... La mente si libera e dà spazio al nostro più nascosto desiderio e bisogno di libertà.

Luglio 2003


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