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Maceiò - Brazil
Foto e testo di Mauro Pilotto

Ogni qualvolta si parli del Brasile, inevitabilmente il pensiero ci rimanda all'iconografia del mitico carnevale con le ballerine dai glutei roteanti al ritmo di samba, oppure al calcio, a megacittà come Rio o San Paolo; immagini di fiumi lunghissimi ed alla foresta amazzonica con un'idea di natura sfolgorante e sovrana…o magari ci vengono in mente le favelas e le telenovelas!

Da molti anni, il turismo è una voce importante nel bilancio economico di questa parte di Sudamerica, che peraltro ha buonissime alberghiere, e sempre meno, sono le mete sconosciute alla grande massa; Macerò, pur essendo una grossa, capitale dello stato di Alagoas, conserva qualcosa di più autentico, e in qualche modo accessibile, rispetto ad altre località vacanziere: un ritmo di vita più tranquillo, la cortesia e la discrezione degli abitanti e le lunghissime spiagge del litorale che incorniciano un mare dal rilassante colore verde-azzurro.

Spiagge selvagge e naturalistiche, dove ci si può incamminare senza a lungo incontrare anima viva, bordate a palmeti di palme da cocco, altissime e cariche di frutti, che spesso cadono con un tonfo secco, rotolando fin sulla battigia; dove si trovano carcasse giganti di radici estirpate dal terreno, lunghi e sottili tronchi caduti in riva al mare, come ad interrompere e a demarcare ideali confini sulla spiaggia.

Il mare limpido, generalmente calmo e caldissimo, si increspa nel pomeriggio appena si alza il vento portato dal fondo dell'oceano, come ad annunciare il tramonto che scende verso le 17.oo, considerando che l'alba nasce verso le 5 del mattino, facendo luce prestissimo. L'aria scuote le chiome delle palme, le foglie giganti emettono un sibilo quasi musicale che ben si accorda al frinire assordante dei grilli che nel terreno sottostante, persi tra l'erba, diventano involontaria colonna sonora di questo habitat incontaminato.

In mezzo al palmeto, lungo a perdita d'occhio, si scorgono tetti di case basse, di villini da affittare ai turisti, ed improbabili baracche…che diventano un tutt'uno con l'atmosfera e la macchia cromatica del luogo, e nulla pare incombere od offendere la natura.
Tra il verde si intravedono dei lunghi e sconnessi ponti di legno, che attraversano il fiume, prima di approdare sulla spiaggia lambita di mangrovie, con intrecci di radici, dove nascono inaspettatamente gouaches di bellissimi fiori violacei.

L'alternanza delle maree, gioca un ruolo fondamentale per l'attività della pesca, si vedono molte palizzate di legno in mezzo al mare, realizzate con precisione certosina da rami sottili che si intersecano e servono ad appendere le reti in tutta lunghezza, in modo che i flussi di pesci portati dalla corrente ne rimangano irretiti. Al mattino, di buonora, arrivano sparuti gruppetti di pescatori, in sella alle loro bici, carichi di secchi e contenitori, magari con le reti in spalla, riparate il giorno prima, e pronte ad essere ancora foriere di pesce fresco.

Non avendo notato in giro nessun animale da allevamento, mucche, pecore o maiali…ne deduco che l'ittica, sia l'unica e sana, forma di sostentamento per gli abitanti dei piccoli villaggi locali.
Quando la marea scende, la spiaggia diventa larghissima, l'ideale per correre e camminare, ed è suggestivo incontrare qualche cavallo lanciato al galoppo, magari montato dai bambini del luogo, e non mancano mai dei cani randagi lungo la battigia…

In mezzo al mare sorgono radi isolotti, ogni giorno dalla dimensione diversa, piccoli atolli dove i pescatori piantano i loro rudimentali, ma efficaci sistemi di pesca; si spostano con piccole colorate barchine, e giornalmente si dirigono verso la barriera corallina, a pescare fantastiche aragoste da vendere poi in spiaggia; nella stessa dove ci sono gli immancabili mercatini, improvvisati su banchetti di legno legati tra loro da corde, dove viene proposto il tipico artigianato locale in legno intagliato, monili fatti di pietre e conchiglie ed un'infinità di t-shirt da calcio e coloratissimi parei.
Va sottolineato, che in nessun'altra località turistica, ho osservato proporre la merce al cliente, con così rara discrezione e poca insistenza…

Considerando la zona tipicamente tropicale, all'improvviso si formano masse nuvolose, gonfie e bluastre, che lanciano scrosci d'acqua fitta e battente, magari sono acquazzoni di mezz'ora, che poi lasciano intravedere un inedito arcobaleno tra soffici nuvole biancastre.
Di sera è facile lasciarsi ammaliare dal cielo blu profondo, puntellato da una miriade di stelle luccicanti, ed è ancor più scontato restare ammutoliti guardando uno spicchio di luna che pare doversi far spazio tra le cime di palme smisurate, ricurve ed incombenti come scheletri, scosse da un vento battente, che può smettere improvvisamente…

E durante la lunghissima giornata, osservare quegli scorci di vita, che solo in certi luoghi esistono ancora: bambini seminudi che sbucano dal fogliame, come per incanto… sorridenti, piccolissimi e per nulla intimoriti dalla presenza estranea, ti salutano magari con un "ciao", oppure tentano un approccio in portoghese… ma poi decidono che è più salutare tuffarsi nell'acqua bassa simile ad una piscina, qualcuno gioca con dei cani, lanciando loro qualche pezzo di legno trovato sulla spiaggia. Sedersi ai margini della lunghissima spiaggia di Ipioca, osservare il microcosmo che vi brulica attorno: anziani pescatori dall'età indefinibile, con un'espressione immutabile nei volti scolpiti dalla salsedine portata dal vento, e che scrutano il mare grande dinnanzi a loro, riparandosi sotto le traballanti tettoie che sono all'ingresso delle loro capanne di legno a listoni.

Poco più in là, nugoli neri di minacciosi pennuti, forse dei corvi…in attesa di chissà quale preda portata dalle onde; e poi ragazzini chiassosi, che giocano e ridono, facendo dei giochi acrobatici sulla sabbia…per poi finire con l'azzuffarsi, lanciandosi delle poderose zaffate di sabbia in faccia… mentre a pochi metri da loro, indifferente, un giovane padre legge pagine di un libro alla sua bambina piccolissima ed attenta.

Altri pescatori che tornano a riva, con le loro barche sgangherate, portando reti stracolme di pesce, il rituale di scaricare il prezioso bottino del mare, sistemare le reti a riva , e poi tirare l'imbarcazione fino al punto più alto della spiaggia, facendola rotolare tramite dei tronchi appostati sul fondo, per ripararla dall'incontrollabile e bizzarra marea, che potrebbe riportarla in mare aperto…
Sulla sabbia, brulicano granchietti velocissimi e con la vista a periscopio, ti guardano stupiti…prima di introdursi nelle buchette profonde che si scavano; non mancano delle brutte mega-lucertole, che aspettano guardinghe il tuo prossimo passo, per decidere se tagliarti la strada oppure svignarsela in tutta fretta!

Osservare una vecchietta, con il viso rugoso, abitante di una tenda in prossimità del ponte sul fiume, ogni mattina, con il suo ritmo lento e cadenzato… raccogliere alghe marine a ciuffi, forse qualche vongola, ed infilarsele nell'abbondante scollatura dell'abito usurato che indossa; e nei pressi della tenda-abitazione (che solo Dio sa come potesse reggere alle abbondanti piogge…) ad attenderla un
vecchissimo signore, per nulla socievole, scurissimo di pelle, che controlla il falò acceso sul terreno, dove qualcosa stava bollendo.

Vincere un po' di sana diffidenza (che viene inculcata al visitatore straniero!), ed inoltrarsi sotto il palmeto, seguendo piccoli sentieri di sabbia battuta, e scoprire un sorprendente parco-giochi in disuso, con le sagome e i colori di un carro mascherato sbiadito dal sole e usurato dal tempo; oppure una splendida zona di flora protetta dalla lega-ambiente brasiliana, con alberi secolari, piante acquatiche con radici simili ai rami, in un groviglio di legni che pare un scultura naturale. Poco lontano, al limitare della spiaggia, un tipico locale carioca, abbandonato, sporco, con mobili sconnessi e vetri rotti sparsi sul pavimento…ma che mantiene una sua giocosità nelle colonne dipinte a fiori vivacissimi, e nelle pareti arancio, bluette…quasi a testimoniare che lì ci si divertiva a suon di musica caraibica e bevande alcoliche!

E in Brasile…ancora tanti bambini, scuri, con i capelli cortissimi o stranamente lunghi, un po' hippy e schiariti dal sole…in giro da soli, oppure a gruppetti, che si lanciano un pallone; del resto si sa, è cosa nota, che qui ognuno cova un riconosciuto talento calcistico… tirare di calcio è come respirare, è una cosa impressa nel loro dna, il loro inevitabile codice genetico. Immancabile ed insostituibile come il loro sorriso aperto e il loro facile saluto verso l'ospite, la loro musica trascinante, e la loro allegria, anche se venata da un filo di malinconia, quella "saudade" di cui spesso abbiamo sentito parlare, che diventa loro patrimonio-personale, mista alla loro spontaneità…
Che spesso diventa contrastante al nostro stile di vita, alle nostre consuetudini e al nostro inevitabile formalismo occidentale.


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