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(kenya)
Watamu (kenya)
testo & foto: Mauro Pilotto
tra i miei comandamenti
di viaggiatore ho sempre messo al primo posto quello di non tornare in
luoghi già visti ed amati. il mondo è fortunatamente piuttosto
vasto. ho sempre cercato, perciò, di evitare di restare profondamente
deluso da luoghi che avevo conosciuto come poco turistici, e in seguito
diventati molto conosciuti alla massa
e qui il mondo ecco che diventa
un po' più ristretto!
quindi, smentendomi in parte, sono tornato nell'amato kenya, ma nella
zona di watamu, considerata parco marino, a me finora sconosciuta, ed
effettivamente molto diversa da mambrui (nei pressi di malindi) oppure
diani (nella zona di mombasa).
ho sfidato anche
il fatto che essendo all'inizio della stagione delle grandi piogge, aprile
è un mese a rischio. ma riconosco che watamu è di una bellezza
rara e selvaggia, con dei colori mixati tra africa e caraibi, che pur
sferzata da un vento inclemente, da piogge equatoriali
rimane una
gemma d'africa a se stante.
watamu è
un insieme di baie formate da sabbia bianca come il borotalco, suddivise
tra loro da scogliere battute dal vento, dove l'oceano indiano frange
i suoi flutti bianchissimi, ed è caratterizzato dai tanti atolli
che diventano raggiungibili quando inizia la bassa marea, ed emergono
magiche lingue di sabbia accostate alle pareti rocciose, oppure in mezzo
al mare, e in pochi minuti diventano terra d'approdo per tribù
di uccelli. è un paesaggio
acquatico e lunare, contemporaneamente.
spiaggia e pozze d'acqua con mini-acquari a perdita d'occhio.
pescatori esperti che gettano le reti in luoghi strategici aspettando
l'alta marea che tornerà nel primo pomeriggio. bambini liberi come
l'aria che si sciacquano nelle pozze usandole come vasche da bagno. gruppi
di kenyoti che, atletici come ben si conviene alla razza, improvvisano
partite di calcio in un tratto infinito di spiaggia in secca.
ogni straniero,
faccia nuova o turista accidentale, viene preso d'assalto dalla miriade
di beach-boys che cercano di venderti qualsiasi cosa, collanine, ammennicoli
vari, statue di legno, noci di cocco
oppure si autoproclamano guide
esperte o tutori del tratto di spiaggia in questione. ti si incollano
al seguito, che per sganciarli devi fare appello a tutta la pazienza possibile
ma è noto, il turista è un pollo da spennare, è fonte
di sostegno.
nella grande baia di watamu beach, sono molte le case di europei, e molti
sono gli italiani che hanno colonizzato il kenya. sono abitazioni costruite
sopra la scogliera alle spalle della baia. posizione da cui si gode una
vista mozzafiato, e seguendo l'antico scandire delle maree, il paesaggio
è mutevole come le stagioni, ed ho capito che il periodo più
temuto e difficile, per i locali, è quello delle grandi piogge,
che va da aprile a fine giugno.
come in un quadro
futurista, le tante imbarcazioni da pesca, parevano relitti abbandonati
sulla spiaggia, lignee sculture che aspettano di prendere vita, e i proprietari
ne approfittano per controllare la carena, oppure per pulire l'elica che
rimane ricoperta dalle micidiali alghe, portate dal mare con l'avanzare
della stagione umida. queste alghe sono un autentico flagello che copre
interi tratti di spiaggia, altrimenti candida. la furia del mare impetuoso
forzato dal vento, porta con sé ceppi, radici, tronchi d'albero
per cui anche passeggiare sulla battigia può diventare a rischio!
l'africa ti si conficca nel cuore proprio per le situazioni che vedi,
per le sensazioni che provi, per il disagio di riconoscere usi e sistemi
di vita lontanissimi dal nostro
una volta che si è lì,
bisogna sapersi adattare, immergersi nei loro ritmi, nelle loro lentezze
e anche nei loro bisogni.
ho avuto modo
di conoscere varie persone che essendo mai uscite dal loro luogo natio,
vedono nel turista occidentale, una specie di oracolo, un alieno da cui
apprendere nozioni di vita lontana dalla loro. captare dei segnali, degli
stili per potersi sentire più vicini a quel ricco e sconosciuto
mondo da cui proveniamo.
sognano di venire in europa, sanno che lo sport (il calcio, in particolare,
è un business!) potrebbe cambiare la loro esistenza. curano i loro
fisici con ginnastica, esercizi acrobatici. sono consapevoli che dal loro
benessere fisico possono trarre solo vantaggi. qualcuno ha già
qualche parente sparso in europa. ambiscono anche sposarsi con una donna
bianca, trovare lavoro in chissà quale città italiana
ma davvero rimangono attoniti quando spieghi loro che la nostra vita,
la nostra cultura, e i nostri diktat imposti dalla società, sono
lontani anni luce dai loro. si chiedono anche il perché noi si
sia così rapiti dal loro caldo, dal sole, dal mare. loro che vorrebbero
essere di pelle chiara, rimangono sbigottiti dalla nostra smania di abbronzatura.
e molti sono convinti che noi si viva in luoghi in cui il sole non esce
quasi mai
malgrado la
notte precedente il cielo fosse un manto di stelle, come solo l'africa
può esibire, il mattino si presenta con dei nuvoloni neri gonfi
d'acqua che però vengono soffiati via dal vento, ma nel giro di
qualche minuto il sole viene nascosto da altre nuvole bluastre
il
vento si fa sempre più insistente, sempre più forte, ed
inizia un acquazzone.. che quasi ti impedisce di riconoscere cosa c'è
intorno. Correre a ripararsi, cercare rifugio sotto una sporgenza simile
ad una grotta, condividere pochi metri di zona riparata dalla furia dell'acqua,
con persone sconosciute
e fradice, nella stessa situazione d'emergenza!
Durerà
un'ora circa, pioverà ininterrottamente, prima che si riaccenda
un sole infuocato, quasi a volersi scusare per essere stato oscurato da
nuvole traditrici. È talmente intensa la forza della natura qui
che ogni elemento viene elevato alla massima potenza
vento, terra,
acqua e sole sembrano volersi sfidare, e l'uomo rimane solo un attonito
spettatore.
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