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India
testo & foto: Mauro Pilotto

India… Da sempre un nome, un luogo che evoca sensazioni di mistero, di stile di vita lontana, diversissima dalla nostra… Un modo difficile da capire, da interpretare per noi 'occidentali' pregni di vizi, pregiudizi, concentrati sul modo migliore per avere tanto, quel di più… che ci fa sentire meglio, che pare gratificarci e migliorare il nostro stile di vita.

Gli odori, i profumi, i riti… Le sensazioni che si colgono girando l'India sono un pugno allo stomaco, uno schiaffo morale ad ogni nostra convinzione, ogni ipotetica nostra sicurezza crolla, frana misteriosamente davanti alle scene di vita, di vita reale… con cui ti imbatti durante il viaggio. Sottolineo 'viaggio', perché parlare di 'vacanza' suona stonato e totalmente inadatto alla situazione.

Conoscevo già quella parte del mondo. C'ero stato circa dieci anni prima, e nulla, niente di ciò che avevo visto prima di allora mi era parso così forte, doloroso… e nel contempo… bellissimo! Il colore della loro pelle, i loro occhi, e i loro sorrisi, e il loro portamento. I colori dei sari, quei fantastici stracci multicolore che si panneggiano attorno i corpi, nulla mi aveva mai colpito di più.

Sapevo che ci sarei dovuto tornare, volevo di nuovo immergermi in una realtà dolorosa e straniante. Il fatto di camminare tra loro, di confondermi tra i mercati con ogni possibile colore esistente. Sentire addosso i loro occhi interrogativi, scuri, profondi, oltre l'immaginabile.

Capire che il 'diverso', l'alieno sono io. Chiedere di poter fotografarli, e non sempre disposti a capire che non mi sento 'un ladro', non un intruso che in qualche modo speculerà della loro condizione umana, ma un essere affascinato dal fatto che tanta povertà… venga comunque vissuta dignitosamente.

E ciò suonerà inevitabilmente contraddittorio perché comunque il turista viene visto come un ipotetico 'pollo da spennare'. L'accattonaggio è diventato imperante, i pullman turistici vengono presi letteralmente d'assalto da venditori ambulanti, da imbonitori professionisti, da persone menomate che esibiscono il loro handicap per suscitare pena.

L'India è tutto ciò, la ami… la detesto, ti poni mille interrogativi, pensi alla loro situazione sociale, politica; al fatto che esistano persone che si lasciano morire per convinzioni religiose, a persone malate che non vogliono o non possono essere curate, alle condizioni igieniche per noi inaccettabili, alla sensazione di vergogna e di impotenza che provi nel rifugiarti nella tua suite dell'hotel a 5 stelle in cui alloggi… mentre a pochi metri da te, appena fuori dal cancello che protegge la tua privacy, brulica un mondo 'a parte', una realtà di cui tu puoi essere un inerme testimone.

E in fondo quel viaggio, quello che hai visto, che ti se è scolpito nella mente, continuerà a vivere dentro di te. Ti si riprometterà come un film, lo rivedrai o lo racconterai cento volte a… persone scettiche o incredule, prese - come tutti del resto - dal meccanismo di questa società.

Rimangono di tangibile le fotografie che ho scattato… che a me evocano sensazioni, aneddoti legati a quel preciso istante, che è destinato a non ripetersi più. Sono fotogrammi di vita, occhi che in quell'istante hanno incrociato i miei, mani che ho stretto. Contatti umani, brevi ma intensi, che non posso dimenticare…

(foto qui accanto: Mauro in India)


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