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(Antille francesi)
Guadaloupe (Antille francesi)
testo & foto: Mauro
Pilotto
Credo
che nello scegliere la Guadaloupe come meta di una breve vacanza invernale
abbia influito il suono del nome e le relative suggestioni che gli si
possono attribuire. Ne avevo sentito parlare pochissimo e rare erano le
persone conosciute che ci fossero state
Tutto ciò ha contribuito
ad alimentare il mio interesse e ad aumentare la mia curiosità
verso tutto ciò che appare meno inflazionato e quindi meno sfruttato
dal turismo di massa. Ho scoperto che si trattava di un'isola dalla curiosa
morfologia geografica, simile ad una farfalla, quelle due ali che vengono
chiamate 'Gran Terre' e 'Basse Terre'. In centro si trova la capitale,
Pointe-a-Pitre, punto su cui sono arrivato facendo scalo a Parigi dall'Italia.
L'isola è parte delle Antille Francesi. Essendo una colonia della
Francia, il francese è l'unico idioma a far da padrone, ed ho avuto
la certezza che la sfrenata forma di nazionalismo che da sempre caratterizza
i cugini d'oltralpe, abbia intaccato pure i creoli guadaloupesi. Già
non parlare o capire la 'langue d'oc' è penalizzante. Si viene
guardati con scarsa comprensione, e questo va a sommarsi al fatto che
il turista è già visto con malcelata antipatia, quindi diventa
difficile avere uno scambio emozionale con gli indigeni. Onestamente le
donne, anche le non giovanissime, sono molto belle, dai lineamenti fini,
curate nell'aspetto, nelle acconciature tipicamente africane e con degli
abiti in cotone Madras dai toni squillanti abbinati a candide camicie
in sangallo.
Premesse a parte,
va detto che l'isola delle piogge a novembre è
agli sgoccioli,
per cui ho notato che le piantagioni di banane presenti nella zona sud-ovest
erano di un verde sfolgorante. Mai avevo visto aree così curate
ed estese, ed era curioso come il prezioso caspo veniva ricoperto da una
plastica protettiva. Nella zona di Capesterre Belle Eau c'è la
strada attraverso la quale si arriva a Chutes du Carnet, patrimonio naturalistico
tra i più conosciuti e conservati dall'intervento umano. Un trionfo
di verde, verdissima vegetazione tropicale, fogliame che mai avevo visto
più rigoglioso. Una quantità di felci enormi, cespugli con
foglie scultura che diventano la siepe che costeggia la via lastricata
in pietra, conducendoci verso le spettacolari cascate di cui la prima
è la più visitata, essendo la più facile da raggiungere.
Offre uno spettacolo mozzafiato con il getto d'acqua calda che si trasforma
in piscina termale tuffandosi di 110 metri. Lo spostamento d'aria crea
un effetto pulviscolo che rende maledettamente scivolose le pietre circostanti.
È un'umidità tale che le pareti delle montagne vicine sono
coperte di licheni e una flora muschiata molto insolita su pareti così
scoscese!
La bellezza della cascata e l'atmosfera del luogo
facevano scordare
la fatica e il fiatone per esser giunti fin lassù! Dopo essermi
inebriato di tanta bellezza naturale, mi era venuta la curiosità
di conoscere il versante opposto dell'isola, la Gran Terre, di cui la
capitale rappresenta il passaggio obbligatorio: il raccordo attraverso
la Route 1, strada principale dell'isola. Qualcuno conosciuto sul luogo
mi aveva accennato al punto estremo di nord-est, in cui l'oceano atlantico
incontra il Mar dei Caraibi. Mi si parlava di una scogliera a picco sulle
onde di un mare impetuoso. Quindi per me diventava obbligatorio capire
se tutto ciò sarebbe stato all'altezza delle mie fantasie di viaggiatore.
Infatti poco
prima che iniziasse il tramonto, passando per i paesini di Saint Anne
e Saint Francoise, si procedeva verso Pointe de Chateaux, luogo incantato
che mi ha folgorato: una lunghissima spiaggia semi-deserta ombreggiata
da un riflesso dorato. Rocce che parevano degli iceberg anneriti emersi
dal mare. Tutto sembrava pronto ad accogliere quel miracolo giornaliero
che ogni volta ci sorprende con colori, sensazioni ed emozioni cangianti
come quella luce. Nel silenzio che segue, lasciando spazio alle voci della
notte. A certi rumori sordi, ai grilli che friniscono fino a stordirci,
al gracchio di certi uccelli tropicali che si levano dalle radure circostanti,
e purtroppo risvegliando l'appetito famelico di invisibili mosquitos che
si nutrono del sangue dei malcapitati
beffandosi di ogni prodotto
antipuntura di cui ci si cosparge! Nonostante ciò, con un prurito
infame, contento ed affamato - tutt'intorno è notte - torno alla
base
con un luogo dell'anima in più da custodire nella mia
memoria.
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