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Essaouira, Marocco

Foto e testo di Mauro Pilotto

Confesso che di Essaouira non sapevo molto. In realtà mi aveva incuriosito il racconto di una conoscente, ed avevo letto qualche informazione sul luogo, leggendo degli articoli pubblicati da riviste di inclinazione travel-chic. Ma ero attratto inspiegabilmente dal suono del nome-stesso… evocativo, misterioso, carico di suggestioni.

Il viaggio verso Essaouira è stato diviso in due tratte: da Milano in volo verso Marrakech, e da lì un viaggio in auto di due ore e mezza, lungo una superstrada che attraversa montagne, vallate, tratti desertici e villaggi, il cui cuore-pulsante è proprio lungo la strada principale, dove si trovano bancarelle, negozietti di ogni tipo, mercatini improvvisati brulicanti di persone, intenti nelle loro contrattazioni fin dal primo mattino, e poi persone a dorso di mulo, carretti trainati da cavalli magri ed affaticati, scene di una realtà semplice, ma che non ci appartiene, immagini di un mondo avulso dal nostro.

In realtà l'impatto con Essaouira è stato un po' curioso, dopo il lungo attraversamento sotto un sole vivido e un cielo terso… all'orizzonte ho iniziato ad intravedere una densa coltre di nebbia, in prossimità del mare, e si potevano intuire le mura della città-vecchia, avvolte in una spirale di vapore… Mano a mano che ci si avvicinava, le nuvole basse sembravano dissolversi, e tutto appariva più distinto, la tipica architettura araba, le mura-merlate che cingono la Medina, in un insieme cromatico tipico del Nord-Africa... Arrivato in città, sul lungomare… uno choc! Mai mi era capitato di vedere una spiaggia così sovraffollata, stracolma di bagnanti, lungo il tratto di spiaggia lunghissima e larga, tipicamente oceanica, che da subito mi ha ricordato la spiaggia di Ipanema, a Rio de Janeiro! Certo, per uno che ricerca disperatamente spiagge isolate e deserte, c'è da pentirsi all'istante di potersi trovare lì… ma non mi sono perso d'animo, perché una volta razionalizzata la situazione, ho individuato da subito, scrutando l'orizzonte, che camminando un po', avrei raggiunto la mia ideale "playa sauvage". Sì, mi dovevo smarcare assolutamente da quella folla di esagitati che urlavano, che si tiravano zaffate di sabbia e giocavano a calcio a tutte le ore (persino la notte, al buio!) con un'energia ed uno spasimo degni della finale dei Mondiali! La spiaggia che desideravo era a circa un'ora di cammino, costeggiando l'Atlantico, molto mutevole nelle maree che formavano momentanee-isole, fino ad arrivare ad uno scoglio molto suggestivo, un enorme masso che si era staccato e frantumato in lastroni che si erano conficcati vicino alla riva, diventando posto privilegiato per i tanti pescatori che addirittura grigliavano il pesce appena pescato, accendendo il fuoco nella parte più alta del masso. Attorno solo dune, a perdita d'occhio, ma non altissime, anzi piuttosto dolci e facilmente percorribili, di fronte al grande scoglio, Île de Mogador, un isolotto lungo, con un costruzione visibilmente diroccata, che era stata una prigione di massima-sicurezza, stando alle indicazioni di una persona del luogo.

L'esperienza più insolita e forte (soprattutto da un punto di vista olfattivo!) è stata quella di assistere, di primo mattino, all'arrivo dei pescherecci dal mare, lo scarico del pesce-fresco, e il mercato-istantaneo che ne consegue. Premesso che il tanfo è incredibile, la pavimentazione diventa pericolosamente viscida, è qualcosa di indescrivibile la quantità di pesce che viene scaricata, a mani nude, sui tavolacci di legno, oppure ordinatamente riposto in cassette di plastica colorata… e da lì inizia lo smercio-giornaliero, persone che arrivano a grappoli, a piedi, con il carretto, con la motoretta… decise all'acquisto, alla contrattazione del pesce preferito, che spessissimo viene ripulito e curato direttamente sul luogo, tutto lo scarto interiore viene lasciato sul selciato del porto, ecco perché la pavimentazione diventa simile ad una pista di ghiaccio! Nei volti dei pescatori, stravolti dall'evidente alzataccia, è impressa la stanchezza e la fatica, i tratti sembrano incisi sulla pietra, gli occhi sono come fessure nelle pieghe dei visi segnati dal sole e dalla salsedine, paiono comparse di un ipotetico film-neorealista… Giacciono stremati a bordo dei loro coloratissimi pescherecci, sopra ammassi di reti ancora umide d'acqua, in attesa della prossima uscita in mare, che avviene normalmente nel tardo pomeriggio, prima del calar del sole. E' un campionario di umanità incredibilmente varia, che si mescola ai colori, agli odori, alle sensazioni forti del luogo, e a questo va aggiunta la quantità di gabbiani che volano bassissimi, a caccia di cibo, ci si muove in mezzo a loro, che diventano parte integrante del contesto stesso. E proprio davanti al porto ci sono due isolotti: la Grand Île e la Petit Île, dove migliaia di gabbiani stazionano, immobili come sculture o prontissimi a levarsi a stormi, appena individuano le barche che approdano al porticciolo, attratti dall'odore del pesce appena pescato…

Come sono densi e contrastanti le tante scie-olfattive e i profumi che si respirano all'interno della Medina, il vero cuore-pulsante del luogo, dove si può trovare e comprare ogni tipo di merce, di prodotto tipico: abiti, pellame di vario genere, spezie, cartoleria, giocattoli, tappeti, borsoni, babbucce, lampade di ogni genere, terrecotte… È una festa per gli occhi, i colori che si fondono, si mescolano in ogni possibile alchimia, ogni cromia appare perfetta; la frutta, le tantissime verdure, i prodotti essiccati, sono come esposizioni d'autore, dove ogni pennellata è mai casuale! Camminare nel Souk… Perdersi nei suoni che lo animano, individuare stradine e percorsi laterali, vicoli stretti come pertugi, porticine, piccoli balconi con inferriate arabeggianti, che celano meravigliosi portici interni, o sorprendenti Riad, decorati con ceramiche spesso nei toni dell'ocra e del turchese. Case che appaiono diroccate, ed invece pulsano di vita, portoncini di legno antico e ricamato che celano chissà quali misteri o storie famigliari; c'è qualcosa di misterioso e sensuale nell'ondeggiare delle figure nascoste delle donne musulmane, che si incrociano nelle viuzze, mute e schive, nei loro tipici costumi colorati e ricamatissimi, con il volto spesso coperto, di cui si individuano solo gli sguardi che fugacemente obliqui incrociano il mio, e chissà quali pensieri, quali curiosità affollano le loro menti… Spessissimo hanno mani e piedi tatuati con l'hennè, segno di tradizioni millenarie, simboli di codici personali e segreti, che vengono tramandati di famiglia in famiglia; e per contrasto, invece, ovunque si incontrano nugoli di giovanissimi, soprattutto ragazzi, che riempiono il lungomare fino a tarda notte, camminano baldanzosi, esibendo look molto studiati: dai capelli curatissimi e con tagli all'ultima moda, ad abiti finto-griffati, cappellini sbiechi ed occhiali-tendenza… di giorno, in spiaggia, corrono, giocano, fanno gym, esibendo fisici scolpiti, con gli immancabili calzoncini da surf. È curioso assistere allo "struscio" sul lungomare, armati di cuffiette-stereo colorate e cellulari touch-screen, in connessione continua, scambiano messaggini, informazioni, parlano…per combinare incontri serali dopo la giornata di sole, dove spessissimo le donne, specialmente quelle non giovani, rimangono copertissime e fanno il bagno vestite, sempre con il capo velato…

Sono proprio questi i fortissimi contrasti che mi rimangono impressi: da un certo punto di vista il mondo pare essersi fermato, soprattutto all'interno della città-vecchia, nella parte antica protetta dai grandi bastioni portoghesi, dove si muove un mondo arcaico popolato da anziani, dai loro volti dall'età indefinibile, coperti dai loro abiti, dalle loro tuniche, coperti dai loro parka con cappuccio fatti a telaio nei villaggi dei Monti dell'Atlas, e parallelamente pulsa un mondo-nuovo: teen-ager dai ciuffi scolpiti dal gel, Ray-Ban specchiati, jeans sdruciti e canotte pensate per esibire muscoli-guizzanti, scarpe-ginniche portate con i lacci sciolti… Africa ed Europa si incontrano, si fondono, creando un mix socio-culturale di fortissimo impatto, tradizioni ed usanze che si mescolano, modi e mode che si influenzano, atteggiamenti che si assomigliano, accorciando barriere e distanze, è il segno chiaro e tangibile dell'inevitabile globalizzazione…

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