|
Home | Viaggi e vacanze | Boa
Vista - Capo Verde
Boa
Vista - Capo Verde
Foto e testo di Mauro
Pilotto
Incastonate nell'Oceano Atlantico, a sinistra dell'Africa, all'altezza
del Senegal, si trovano dieci Isole, di diversa superficie, quasi tutte
abitate; da non molto tempo sono diventate nuova frontiera di
un turismo non ancora di massa, abituato anche a soluzioni più
spartane della formula "all inclusive", ma come sempre
Sarà solo questione di tempo, e il tam-tam del passaparola, renderà
l'arcipelago di Capoverde, più popolare e conosciutola mondo intero.
Boavista, è
una di queste gemme, la seconda per grandezza, circa 45 km, da capo a
capo. Al momento ci si arriva con un volo interno, partendo dall'aeroporto
di Sal, la più grande e conosciuta dell' arcipelago capoverdiano,
isole, perennemente battute dal vento, ancora poco contaminate, anzi per
lo più aspre, selvagge, come piccoli mondi a parte, dove la vita
dei locali pare scorrere a rilento, incuranti dello stress, come la vita
di qualche decennio fa
L'elemento naturale,
caratterizzante di Boavista, è la varietà incredibile del
paesaggio, percorrendo pochi silometri, in fuoristrada, magari eludendo
le poche piste tracciate, si passa dall'incanto di dune bianche sabbiose,
a vallate sterminate, brulle, aride, color terra-bruciata, animate da
radi alberi, come scheletri incurvati dal vento. Oppure, paesaggi di spiaggia
caraibica, lambita da acqua cristallina, mossa da alte onde di schiuma
bianca, la cui sola vista
ti appaga i sensi!
Sono visioni di un'Africa diversa, alternativa, dal gusto caraibico-tropicale,
qui si ha la chiara percezione del termine "creolo", quella
parola che definisce il mix di carnagione scura, miscelata a tratti somatici
più delicati, meno marcati delle popolazioni dell'Africa più
nera. anche se qui i confini del mondo si fanno sempre meno delineati,
infatti molte persone del Senegal o della Mauritania trasmigrano qui,
per non parlare dei tanti europei che rimangono soggiogati dall'atmosfera
del luogo, decidendo di restarci e cambiar vita.
La sorpresa continua
del mutare del paesaggio, anche percorrendo dieci minuti della strada
principale, piuttosto stretta e di recente costruzione, fatta di mattoncini
di basalto, che permette quindi una velocità moderata, parte dal
piccolissimo aeroporto (ma è in fase di inaugurazione un nuovo
aeroporto, più consono al flusso di turismo che sbarcherà
nell'isola in un prossimo futuro) e conduce alla capitale, Sal Rei, e
da lì verso piccoli villaggi arroccati sulle alture, oppure ai
piccoli, ma dignitosi borghi alle porte del deserto.
Ma le autentiche
emozioni, si hanno percorrendo piste, spesso cancellate o interrotte da
sporadiche. Piccole tempeste di sabbia che si susseguono, percorsi accidentati
che conducono a luoghi d'incanto, visioni non lontane dall'idea popolare
dell'"ultimo paradiso". Spiagge infinite, a perdita d'occhio,
a contrasto con l'Oceano che scosso dal vento, non smette di agitarsi
e di provocare onde anomale che si polverizzano contro il cielo
Una di queste, è la Praia di Santa Monica, sconfinata, larghissima
e praticamente deserta, posta ai piedi di un deserto roccioso scuro, marrone,
misto a colori più tenui, che si alternano a seconda dei giochi
delle nuvole portate dal vento. A seconda delle maree, una laguna, si
forma tra la fine del deserto e l'inizio della fantastica spiaggia, favorendo
la crescita di impreviste macchie di piante verdissime, ad interrompere
il netto cromatismo dei colori del fondo.
Sal Rei, è
il punto cardine per i vari spostamenti dell'isola, è una pacifica
cittadina dal sapore caraibico, con case molto colorate e non altissime.
Le stradine si intersecano e portano sempre verso la piazza principale,
animata già dal primo mattino dal popolo locale, che si stanno
aprendo gradatamente verso il turista occidentale, e sorprendentemente
parlano in molti un italiano perfetto, ovvia reazione al fatto che già
molti italiani hanno aperto attività commerciali in loco: bar,
ristoranti, supermercati, integrandosi nella vita e nel folklore dell'isola.
È sorprendente,
come appena fuori dalla piazza centrale, ci sia un susseguirsi di cantieri
edilizi, nel giro di pochissimo tempo Sal Rei, triplicherà la sua
superficie, augurandosi che tutto questo sviluppo urbanistico non la snaturi,
facendole perdere quello spirito che ora la identifica
.
All'interno dell'isola, il paesaggio è roccioso, montagne alte
e scure si stagliano all'orizzonte, è una distesa di massi, sassi
frantumati. L'atmosfera è simile a quello che l'immaginario collettivo
associa
ai film western di Sergio Leone, con visioni di vallate sperdute, polverose
e desertiche.
Spostandosi verso
la punta più a sud dell'isola, percorrendo una pista molto accidentata,
attraversando qualche rara oasi di verde, si arriva ad un piccolissimo
borgo - fantasma - Cural Velho, forse dieci case costruite da sassi, circondate
da muretti a secco. Case crollate a metà, dai tetti di legno sfondati,
e di lì a pochi passi da una laguna diventata una salina-cristallizata,
si approda ad una mini-oasi da cartolina, poche palme da datteri, dal
fusto grosso ed altissime. Sabbia finissima e bianca, composta per lo
più da coralli frantumati, sparsi ovunque, dune infinite, qualche
rado cespuglio verde, che sopravvive alla polvere che si crea per il vento
costante, che crea giochi di onde grafiche sulla sabbia, modificando giorno
per giorno la fisionomia del luogo.
Percorrere chilometri
su chilometri, per strada, oppure a piedi
senza incrociare nessun
essere umano, ti dà l'autentica sensazione di deserticità
di Boavista, isola anomala ed autentica; da nord a sud si incontrano capre,
presenti ovunque
Solitarie, oppure in piccoli gruppi, in prossimità
delle oasi inaspettate che si scorgono durante il tragitto; saltellano
imbizzarrite tra le sassaie lungo la strada, si intravedono anche dei
ciuchi, e rarissimo, qualche cinghiale, specie nei pressi di Fundo Das
Figueras, autentico borgo africano dal gusto coloniale, popolata da personaggi
incuriositi e sorpresi dalla presenza-aliena dei rari turisti di passaggio,
che vengono spiati e studiati dietro imposte socchiuse di case dipinte
con gusto cromatico tipicamente isolano
l'abituale festa di colori,
per chi non si aspetterebbe un tripudio di turchese, fucsia, verde, giallo,
mescolati con gusto sublime!
E i vestiti, curatissimi dei locali, sono perfettamente in pèndant
con la tavolozza-colori dell'habit circostante; verso sera, gruppetti
di uomini si ritrovano, seduti sul marciapiedi del bar centrale, a giocare
a carte, oppure ad un altro loro tipico gioco, composto da bastoncini
ed una pallina
per noi.
Rimane la visione di una realtà bellissima, reale
ma che
non ci appartiene, è uno stile di vita lontanissimo dai nostri
ritmi, dai nostri rituali. Qui angosce, stress o patemi vari paiono stemperarsi,
perdersi, annullarsi, persino i cani che pigramente attraversano le stradine
di ciottoli, o se ne stanno accoccolati sui gradini all'ombra, paiono
confermarlo, abbaiando solo di rado
scorgendo l'intruso.
Immergersi nella
vita e nell'atmosfera di Boa Vista, osservare ciò che succede attorno
a noi, aggirandosi per le vie polverose vicino al porto di Sal Rei, scorgere
ad ogni angolo situazioni ed attimi fuggenti di vita africana: gruppi
multicolor di donne con i bimbetti appesi dietro la schiena, con taniche
colorate per la distribuzione dell'acqua potabile; decine di muratori
che lavorano instancabili e si lanciano pietre di mano in mano, musica
reggae locale che si espande a tutto volume già dalle prime ore
del mattino
Ogni paesino o borgo di poche case a un inaspettato campetto di calcio,
bambini che si contestano e si litigano il pallone; oppure osservare,
verso il tramonto nella banchina del porto, gruppetti di adolescenti che
flirtano
che si sfidano a tuffi pirotecnici, volti sorridenti, solari
che
prima si negano timidamente all'obbiettivo fotografico, salvo poi ripensarci
ed implorarti con gli occhi: uno scatto, almeno uno!
Sono le solite, vecchie, ma sempre attuali contraddizioni dell'Africa,
quel continente lontano, dove ogni situazione pare stridere, che noi non
arriveremo mai a comprendere, ma va da sé
che forse gli "strani",
siamo proprio noi, che ci avventuriamo nel loro mondo, arruffati
sudati, con lo zaino in spalla e la macchina digitale al collo, tanto
che probabilmente i locali, nel loro dialetto si diranno: 'gli alieni
son tra noi!'
IN PRIMO PIANO SU MARGHERITA.NET
|
Leggi
Margherita.net sul tuo smartphone o sul tuo tablet
Scannerizza il nostro indirizzo e portaci con te :-) |
Videointervista: Michele Magnani
di M.A.C
Intervista video a Michele Magnani che ci spiega il makeup che ha ideato
e realizzato per la sfilata John Richmond
|
|
|
Tendenze
capelli Dal look retro al look dandy moderno, e un wet look
fresco per la primavera 2013 Quale uomo... [leggi] |
|
LA NEWSLETTER DI MARGHERITA.NET
|
|
IN PRIMO PIANO SU MARGHERITA.NET
|
|
OROSCOPO DELLA SETTIMANA
| SFILATE |
Iceberg Rock e boho. Una combinazione ideale di stili per un look estivo sensuale... [moda]
|
|