Le tecniche di rilassamento. Training autogeno: a cosa serve, come funziona

Il Training Autogeno è una tecnica di autodistensione psichica e somatica. Questo metodo consiste in una serie di esercizi di concentrazione che si focalizzano su diverse zone del corpo.

Le tecniche di rilassamento. Training autogeno: a cosa serve, come funziona
Le tecniche di rilassamento. Training autogeno: a cosa serve, come funziona

“Il Training Autogeno risulta particolarmente efficace come metodo di prevenzione di disturbi psicosomatici (quali, ad esempio, cefalee, disturbi della respirazione, disturbi dell’apparato cardiocircolatori, disturbi dell’alimentazione e della digestione, disturbi della pelle, disturbi del sonno…), come mezzo per combattere un eccessivo carico di stress e ansia e  per migliorare concentrazione e memoria”. Ne parliamo con la D.ssa Valentina Bigazzi, Psicologa e Psicoterapeuta a Roma, che ci spiega in cosa consistono, come funzionano le tecniche di rilassamento, Training Autogeno in testa, e in quali casi la loro utilità è dimostrata scientificamente.

Tutti abbiamo sentito parlare di training autogeno, non tutti sanno esattamente cosa è il training autogeno, e ancora meno a cosa serve, in quali situazioni può essere utile. Può spiegarci in parole semplici di cosa si tratta?

Il Training Autogeno è una tecnica di autodistensione psichica e somatica, più comunemente conosciuto con l’acronimo T.A. Questo metodo consiste in una serie di esercizi di concentrazione che si focalizzano su diverse zone del corpo. Tale concentrazione ha lo scopo di attivare uno stato di rilassamento sia a livello fisico che a livello psichico.

Attraverso l’apprendimento progressivo degli esercizi specifici, il Training Autogeno consente di ottenere, in tempi relativamente brevi, apprezzabili modificazioni dell’unità psico-somatica e di intervenire su numerosi disturbi funzionali.

Stiamo parlando chiaramente di una tecnica che ha basi scientifiche e che è generalmente riconosciuta come valida dalla scienza medica ufficiale. Quali sono i disturbi psicosomatici che possono essere trattati con successo con il training autogeno, o con altre tecniche di rilassamento?

Il Training Autogeno risulta particolarmente efficace come metodo di prevenzione di disturbi psicosomatici (quali, ad esempio, cefalee, disturbi della respirazione, disturbi dell’apparato cardiocircolatori, disturbi dell’alimentazione e della digestione, disturbi della pelle, disturbi del sonno…), come mezzo per combattere un eccessivo carico di stress e ansia e  per migliorare concentrazione e memoria.

Il T.A. risulta, inoltre, una tecnica molto utile per la preparazione psico-fisica al parto in quanto, permette di raggiungere un profondo rilassamento, una migliore regolazione delle funzioni corporee involontarie (apparato cardiocircolatorio, viscerale, respiratorio) ma anche una modificazione del vissuto di dolore.

Tra il dire e il fare… il training autogeno può essere praticato in privato, da soli, ma solo dopo aver imparato come si fa. A chi ci si rivolge per imparare queste tecniche di autorilassamento? E dopo quanto tempo si può diventare indipendenti ?

Nonostante esistano numerosi libri che presentano le indicazioni di base per eseguire gli esercizi è, comunque, fondamentale rivolgersi ad un professionista Psicologo adeguatamente formato e preparato sulla tecnica. Il Training Autogeno è un metodo che va “spiegato” e soprattutto “compreso” affinché possa dare effettivi benefici. Il compito del Trainer Psicologo è quello di illustrare il metodo, supervisionare il lavoro individuale della persona e favorire l’elaborazione del vissuto che emerge durante l’apprendimento degli esercizi. Sono necessari da 8 a 10 incontri per apprendere la tecnica.

E’ comunque, inoltre, importante sottolineare che il Training Autogeno necessita di un allenamento costante. Il principio fondamentale del Training Autogeno è, infatti, l’autogenicità: affinché questa si realizzi è importante che la persona svolga gli esercizi in modo costante e autonomo almeno due volte al giorno per circa 10 minuti.

Le tecniche di rilassamento che ci ha descritto possono per certi versi far pensare alle tecniche di meditazione, che ha origini antichissime. Ci sono punti di contatto tra queste pratiche oppure stiamo parlando di due cose diverse?

Sì, possiamo indentificare diversi punti di contatto. Lo stesso I.H.Schultz, ideatore del Training Autogeno, ha riconosciuto diversi collegamenti tra il suo metodo e i metodi orientali della meditazione e la filosofia orientale. Tra questi, sicuramente possiamo evidenziare delle analogie dal punto di vista neurofisiologico e neuroanatomico (per esempio, un aumento delle onde alfa e theta che contribuiscono ad abbassare il cortisolo, definito “l’ormone dello stress”).

Inoltre, entrambi i metodi richiedono una pratica costante in momenti e ambienti definiti e attribuiscono un ruolo importante alla concentrazione. Nel training Autogeno la ricerca di concentrazione, detta concentrazione passiva, è il fine ultimo. Lo stato Autogeno, inteso come condizione di passività assoluta con assenza di atti di volizione, si raggiunge proprio grazie al mantenimento della concentrazione, per diversi minuti, su quanto accade a livello fisico e mentale durante la ripetizione delle formule del training autogeno. Nella meditazione, invece, la concentrazione non è il fine ultimo ma bensì parte del processo meditativo.

Ringraziamo la D.ssa Valentina Bigazzi
Psicologa e Psicoterapeuta a Roma
https://www.psicologa-e-psicoterapeuta.it/

Margherita.net

 

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