Il supporto psicologico alla dieta dimagrante. Quando l’aiuto di un (serio) esperto diventa importante

 
Il supporto psicologico alla dieta dimagrante. Quando l'aiuto di un (serio) esperto diventa importante
Il supporto psicologico alla dieta dimagrante. Quando l’aiuto di un (serio) esperto diventa importante

Seguire una dieta dimagrante non è sempre facile. Una dieta richiede impegno e serietà, richiede che gli obiettivi siano realistici e soprattutto ‘sani’, ed è fondamentale la motivazione giusta. Per seguire una dieta sana in modo sano è molto importante l’aiuto di un esperto che ci possa aiutare a superare i momenti di difficoltà, e che ci possa far sentire ‘seguiti’ e anche – perché no? – capiti. Abbiamo chiesto alla Dott.ssa Chiara Francesconi, Psicologa e Psicoterapeuta cognitiva di aiutarci a capire i segreti di una dieta dimagrante che non sia solo sana ma che permetta anche di conseguire gli obiettivi desiderati. Che si tratti di motivazioni legate allo stato di salute, o più semplicemente di carattere estetico, poco cambia. Una dieta è una cosa seria e come tale va gestitia.

Quali sono le motivazioni ‘giuste’ per iniziare una dieta dimagrante, ma soprattutto quali le motivazioni che – dal punto di vista dello psicologo – vanno valutate attentamente perché forse indicano una predisposizione non ‘sana’ nella decisione di sottoporsi ad una dieta dimagrante?

A livello psicologico, il bisogno di sentirsi a proprio agio con il proprio corpo è una vera e propria necessità, sia per star bene con se stessi che assieme agli altri. Si ritiene che le giuste motivazioni siano quelle “equilibrate”, dotate di buon senso. E’ bene ritrovare il proprio peso forma per motivi di salute, ad esempio. Sappiamo infatti che il sovrappeso causa varie patologie mediche e conseguenze fisiologiche, dal diabete ai problemi di natura articolare.

Ma è possibile accogliere anche le richieste di dieta di persone normopeso che vorrebbero migliorare il rapporto con l’alimentazione. Si tratta spesso di persone che notano di mangiare male, di spizzicare cibo per fame emotiva, di oscillare di svariati kg tra una stagione e l’altra dell’anno, e questo provoca spesso sbalzi di umore e frustrazione. In tali casi non si tratta di fornire “diete dimagranti” ma piuttosto “guide alimentari”. Non risultano invece sagge decisioni quelle legate al voler perseguire un’ideale di magrezza o il raggiungimento di un peso definito a priori (che spesso non è quello idoneo per la corporatura fisica e lo stile di via della persona).

Il supporto psicologico alla dieta dimagrante. Quando l’aiuto di un (serio) esperto diventa importante

Quali sono le principali minacce al raggiungimento degli obiettivi di una dieta dimagrante? Quali le debolezze, i compromessi psicologici, che nella sua pratica riscontra più frequentemente tra i suoi pazienti?

Facciamo una premessa: il termine “dieta” ha un’etimologia che significa “insieme di norme atte a favorire lo stato di salute”. Non ha quindi significato di “restrizione, divieto”. Tuttavia, quando un esperto di nutrizione fornisce lo schema alimentare spesso le persone notano che vi sono quantità ridotte o alimenti non consigliati, rispetto a quanto abituati.

Ecco, una delle minacce più frequenti diventa quella di prendere la prescrizione alimentare come una regola, imposta dall’esterno, da seguire rigidamente, e da mettere in atto subito, da un giorno all’altro. La dieta prescritta altro non è che un consiglio, l’opinione di un esperto che valuta il nostro fisico e ipotizza che tali quantità e cibi siano quelli idonei al nostro corpo per star bene, sentirsi energico e sufficientemente appagato. Sta a noi, sperimentare con curiosità ed interesse, se quanto indicato è effettivamente ciò che il nostro corpo richiede e necessita. Se tutti noi, sapessimo ascoltare il nostro corpo, non avremmo bisogno di persone che ci indichino cosa mangiare e cosa no! Lo sapremmo già da soli. Ma visto che abbiamo perso questo istinto, nel corso della vita, per via di vari fattori, abbiamo bisogno di suggerimenti esterni. I quali vanno comunque verificati, esplorati.

A livello psicologico, i divieti e le limitazioni fanno andare in corto circuito la nostra mente. Elicitano un effetto paradossale, finendo per farci diventare ossessionati dal cibo che ci viene vietato. Questo è uno dei principali ostacoli alla prosecuzione di un sano stile alimentare. L’altro punto critico è la fame nervosa, ossia l’uso del cibo per colmare momenti di vuoto, di tristezza, di noia o per placare l’ansia o la rabbia. In tal caso, la psicoterapia affiancata al percorso nutrizionale, aiuta a dare strumenti alternativi e più efficaci per la risoluzione dell’emotività.

Seguire una dieta non è sempre semplice. Amici, amiche e parenti spesso cercano di dissuadere – a volte non se ne capisce bene il motivo – chi si è messo a dieta. “Ma stai già benissimo così“, “Guarda che da quando hai perso peso non sei più carina come prima“, “Ma cosa vuoi diventare, basta così…” tanto per fare qualche esempio preso dalla vita reale. Come ci si comporta in questi casi? Come ci si protegge dalle interferenze esterne senza compromettere i rapporti con le persone che ci stanno vicino (anche se a volte ci irritano non poco)?

Ogni cultura ed ogni epoca generano ideologie e credenze. Solitamente, le vecchie generazioni usano tali frasi per via di una propensione a considerare positivamente il grasso: i bambini “paciocconi e floridi” venivano considerati sani e in salute, rispetto alla magrezza e fragilità fisica legata alle carestie degli anni precedenti. Inoltre l’idea popolare della dieta, vista quindi come il sottoporsi a restrizioni e accurate selezioni di cibi, ha promosso l’associazione di idee tra dieta e problematiche psicologiche, nelle sfaccettature di tristezza, depressione o “manie”: come dire “se ti fissi sul cibo hai qualche problema!”.

Pertanto immagino che tali frasi vogliano essere degli sproni a fin di bene, spesso alimentati dal timore che l’amico o il famigliare finisca vittima degli estremi ideali di estetica proposti dai mass media.

Se la decisione di seguire un regime alimentare sano, che potrebbe prevedere delle quantità o qualità di cibi diverse da quelle che assumono altri commensali, si fonda su scelte equilibrate e benefiche per la propria salute, occorre sviluppare un po’ di sana assertività per riuscire ad esporre e mantenere salde le proprie intenzioni, rassicurando chi ci è attorno.

Capita di cedere alla tentazione e di far saltare la dieta che fino a quel momento si era seguita così seriamente. Come ci si rimette in piedi e come si riprende? Come evitare il troppo frequente “Ormai ho rovinato tutto, forse lascio perdere e pazienza“?

In un certo senso, seguire rigide regole alimentari provoca di per sé tentazioni ed ossessioni per gli alimenti considerati “tabù”. Più ci diciamo di non poter mangiare un cibo, più questo diventa un chiodo fisso in testa. Pertanto, la prima regola dovrebbe essere quella di evitare di creare cibi tentatori! Come? Semplice: concedendosi ciò che il nostro gusto desidera. Come diceva Oscar Wilde: l’unico modo per resistere alle tentazioni è cedervi! E’ bene inoltre ricordare che non esistono cibi nocivi, è la quantità che fa la differenza. Alcune strategie terapeutiche, come la Mindful Eating, aiutano le persone ad ascoltare i propri sensi e le proprie emozioni per far in modo di assumere ciò che il nostro corpo veramente desidera. Potrà sembrare surreale o magico, ma ponendo attenzione alla richieste fisiologiche raramente finiremo per mangiare cose sgradite o in dosi eccessive.

Ci sono però casi in cui finiamo comunque per essere vittime di stati emotivi difficilmente controllabili: in tali occasioni, occorre ricordare che “un errore è meglio di due”, sarà più facile recuperare uno sgarro che ne una serie di abbuffate. La percezione in nero o bianco “o va tutto liscio o lascio perdere” non aiuta a raggiungere l’equilibrio di vita desiderato. La nostra esistenza è fatta di alti e bassi, e ciò si verifica anche in rapporto con l’alimentazione.

Non si può dire che seguire una dieta dimagrante, o perché suggerita dal medico o semplicemente perché si vuole ritrovare un peso forma adeguato, sia una cosa che mette di buon umore. Anzi. Spesso gli ostacoli dal punto di vista psicologico sono molti, una dieta non è una passeggiata. Ma deve proprio essere così? Come si può – se si può – seguire una dieta facendolo con piacere, e non come un punizione che non vediamo l’ora finisca?

Il segreto sta nell’approcciarsi alla “dieta” nel modo giusto, anche se preferisco chiamarla sana alimentazione!, con curiosità e senza pregiudizi. Scoprire che effetto hanno gli alimenti sul nostro corpo, sul nostro umore, sulle nostre energie, può essere un buon motivo per continuare a mangiar sano e in base alla richieste del proprio fisico, senza sentire il peso di restrizioni o rinunce. Acquisendo la capacità di seguire i nostri reali bisogni, non ci priveremo mai di nulla.. o almeno, non a malincuore.

Ringraziamo la Dott.ssa Chiara Francesconi
Psicologa – Psicoterapeuta cognitiva
www.chiarafrancesconi.it

Alessio Cristianini per Margherita.net

 
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