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Le carte fedeltà
Carta
fedeltà? No, grazie... Sto seriamente raggiungendo il mio limite
di sopportazione personale. Non bastavano le povere cassiere del supermercato
"...ha la 'pincopallino' card?", e non bastavano nemmeno
quelle della catena di librerie vicino a casa "...davvero non
vuole fare la nostra card...? Ma guardi che con la card può...".
E potrei andare avanti per un bel po' con l'elenco di tutti i posti in
cui ormai viene proposta/imposta la cosiddetta 'carta fedeltà'.
Non è un fenomeno italiano, diciamolo. Anzi, l'Italia è
come sempre in ritardo, ma si sta rapidamente adeguando, eccome, anche
in questo settore.
L'altro giorno, in gelateria "Guardi, se fa la nostra card può
accumulare punti sui gelati che acquista, e poi può anche vincere...".
In gelateria! Alcuni anni fa mi era stato detto che la brochure distribuita
ai possessori della cartà fedeltà di una catena di supermercati
aveva citato Margherita.net in un articolo. Chiesi alla responsabile del
supermercato di poter sfogliare questa brochure "Ha la 'pincopallino
card?' No? Allora mi spiace, non può, prima dovrebbe iscriversi
al nostro programma fedeltà...". No comment.
Sì, perché le carte fedeltà promettono l'accesso
ad un mondo esclusivo di offerte e regali su misura, un mondo a cui tutti
- ma davvero tutti - possono accedere, ma in cui ognuno pensa di essere
speciale. Fortunato, furbo. Furbo come quel signore che alla cassa, avendo
sentito che non avevo la carta fedeltà si è precipitato
a consegnare la propria card alla cassiera. Cassiera che - presa alla
sprovvista - ha accreditato i punti della mia spesa sulla card del felice
furbetto. Furbo, svelto, contento di aver ridotto la distanza che lo separava
dal prossimo convenientissimo regalo in palio. "Mi dice quanti
punti ho accumulato? Perché quel pentolino che avete in offerta
adesso con i punti...". Non passa volta che in fila alla cassa
qualcuno, ansioso, non formuli la fatidica domanda.
Ricordo che tanti anni fa qualche negozio distribuiva già ai propri
clienti una cartolina con gli spazi per dei timbrini. Ogni tot di timbri
dava la possibilità di ottenere uno sconto. Erano delle carte fedeltà
ante litteram, un modo per stimolare la clientela a tornare. Nulla a che
vedere con i sofisticati giochi di marketing consentiti dalle card di
oggi. Elettroniche, contengono i nostri dati, registrano le nostre abitudini
d'acquisto, e non solo quelle con lo scopo - tra gli altri - di ottimizzare
e stimolare le vendite. Ma le card consentono molti altri utilizzi, forniscono
ai 'marketing experts' dati che possono essere e vengono sfruttati senza
che il 'consumatore' se ne renda davvero conto.
Siete curiose? Volete capire come funzionano questi strumenti di marketing,
e come i cosiddetti "guru del marketing" utilizzano i dati che
fornite ogni volta che consegnate una delle vostre carte fedeltà
alla cassiera di turno?
Facilissimo, basta fare un salto su Google, e digitare "carte
fedeltà". Troverete centinaia, forse migliaia di articoli
specializzati e tesi di laurea, ricerche, studi, da parte di chi passa
la vita a individuare modi sempre più raffinati ed efficaci per
'stimolare le vendite', sempre nell'esclusivo interesse del consumatore,
chiaramente. E anche moltissimi articoli, spesso critici, che forniscono
dati ed informazioni serie ed esaurienti, informazioni che non troviamo
spesso sui media 'old style'.
Personalmente, alla domanda "...ha la nostra carta fedeltà...?"
rispondo sempre con un gentile "...carta fedeltà? No grazie...".
Il pentolino non mi serve, e se mi dovesse servire davvero, lo compro
per i fatti miei.
margherita.net
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