Smartphone in classe. E perché non la playstation?

 
Smartphone in classe. E perché non la playstation?
Smartphone in classe. E perché non la playstation?

Cara Ministra Fedeli,

le scrivo dopo anni di scuola primaria, secondaria di primo e secondo grado vissuti da genitore (1 o 2 faccia lei, in realtà sono solo una mamma) e dopo aver letto il decalogo del Miur per l’introduzione dello smartphone in classe. Fatto che ormai lei dà per scontato senza avere minimamente considerato l’altra opzione: il divieto assoluto affinché i nostri figli possano apprendere dalle parole di un insegnante quello che hanno da imparare.

Negli anni ho visto sia scuole che incoraggiavano l’uso dell’ipad in classe (lo forniva direttamente la scuola a inizio anno in comodato d’uso) sia scuole che invece lo vietavano rigidamente (lo si lascia all’entrata in classe in una cassettina e lo si riprende all’uscita). Le ore in classe sono così vissute in totale disconnessione. Come? Dice che i nostri figli sono già dei campioni dell’uso degli smartphone? E pensa che noi genitori non lo sappiamo? Lei parla più da nonna ammirata da queste nuove tecnologie che da ministro, perché da mamma le posso garantire che alcune ore di astinenza sono una manna dal cielo per la salute mentale dei nostri figli.
Proprio perché i giovani sono già immersi totalmente in questa realtà le chiedo di riflettere sul fatto che il loro cervello avrebbe giovamento da una pausa nelle ore della scuola, pausa in cui il cervello di cui sopra viene utilizzato in altro modo, magari imparando la concentrazione e l’attenzione per quello che dice l’insegnante.

Le do alcuni spunti, chissà, magari il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca rinsavisce e ascolta anche il punto di vista di noi genitori:

1 – A scuola all’interno di una classe è l’insegnante che deve decidere tempi e modi dell’insegnamento, i ragazzi devono imparare a stare attenti ed è già difficile quando si ha la distrazione del compagno di banco chiacchierone e simpatico o i fiocchi di neve che cadono all’improvviso catturando l’attenzione della classe che ne approfitta per fare pausa. Non c’è bisogno di altri strumenti di distrazione.

2 – Minecraft, Clash of clans e simili sono progettati per creare dipendenza, questo lei lo sa vero? L’OMS ha infatti inserito nella International Classification of Diseases (Icd) del 2018 il gaming disorder, alla voce disordini dovuti a comportamenti di dipendenza.
Per questo motivo all’accensione di ogni device collegato a internet il cervello dei nostri figli è in automatico portato a desiderare il videogioco di cui è appassionato (per non dire addicted), e ad attendere con ansia le mille notifiche in arrivo; alcune ore di totale lontananza dal mezzo non può che far loro bene. C’è un tempo e un modo per ogni cosa, lo insegniamo ai nostri figli da quando sono nati, e perché l’utilizzo dello smartphone dovrebbe esserne esentato?

3 – In molte classi esiste la LIM (lavagna interattiva multimediale) la vera rivoluzione nell’insegnamento degli ultimi anni. Questo device sì che è utile, lo vediamo con gli insegnanti di storia dell’arte che hanno un fedele strumento per parlare di opere d’arte mostrandole in grandezza lavagna ai ragazzi, o dai prof di storia che si fanno aiutare da preziosissimi video dei vari Piero Angela o Alessandro Barbero, o dagli insegnanti di lingua che possono avere il supporto di video in lingua originale quando lo ritengono opportuno, questi sì sono degli aiuti preziosissimi all’insegnamento. Per cui investiamo affinché ci sia la LIM in tutte le scuole e questo bypasserebbe tutte le pippe sull’uso o meno dello smartphone in classe.

4 – Un insegnante che deve insegnare a una classe di adolescenti dotati di smartphone acceso solitamente si interrompe dieci volte ogni secondo per riprendere Marco o Edoardo che hanno acceso le notifiche per vedere chi ha scritto. Per non parlare di Stefano che, fingendo di scrivere gli appunti sull’ipad, riprende ciò che sta facendo il prof per poterlo diffondere a tutto il gruppo whatsapp della classe. Come dice? E’ proprio questo che lei vuole insegnare? A non compiere atti di bullismo etc etc, be’, le ricordo che gli insegnanti hanno a che fare con preadolescenti e adolescenti, non so se li conosce, sono quelli che fanno scemate senza esserne troppo consapevoli, quelli che colgono ogni occasione per ‘balzare’ la lezione.

5 – Il suo ragionamento è che siccome i giovani sono già immersi in questa realtà non possiamo escluderla dalla scuola. Ma c’è proprio bisogno di spacciare un altro mezzo di distrazione di massa all’interno delle mura scolastiche? Le ricordo a questo proposito l’uso della playstation, anche quella è una realtà che prosciuga il tempo dei nostri figli, forse allora sarebbe il caso di portare una playstation in ogni classe per insegnare ai nostri figli l’uso responsabile e corretto?

6 – Visto che siamo esterofili nel profondo del nostro animo, in Francia o in Inghilterra, solo per fare qualche esempio, l’uso degli smartphone è vietatissimo in classe. Chissà perché.

Grazie quindi per il suo interessamento a questo tema, ma da genitore chiederei alla scuola italiana di insegnare ai miei figli a parlare e scrivere correttamente, a far di conto, a conoscere i fatti del passato, le idee dei grandi pensatori del passato e magari anche qualche lingua straniera nel modo giusto.

Studiando queste materie alleneranno anche il loro spirito critico per affrontare la vita quotidiana non da automi eterodiretti, e quindi forse una volta usciti da scuola useranno lo smartphone in maniera più responsabile, scoprendo che se per alcune ore della giornata usano il cervello in maniera diversa magari spuntano dei pensieri originali.

Costanza Cristianini

 

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