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Le vene varicose La malattia varicosa affligge l'uomo da tempo immemorabile, da quando cioè è diventato "homo erectus", in altre parole da quando si è trasformato da quadrumane a bipede, senza però che le vene si siano adattate in modo adeguato a questa nuova situazione. Non si comprende in verità perché il sistema venoso non si sia conformato alla nuova posizione ambientale del corpo umano e conseguentemente alle nuove abitudini di vita, mentre hanno subìto modificazioni importanti altri organi ed apparati di quei nostri antichi progenitori.

 

Qualcuno sostiene che la rilevanza principale, nella genesi delle varici, spetterebbe, da allora, all'aumento in altezza della colonna di sangue venoso che si trova a gravare sugli arti inferiori, in assenza di una efficace protezione delle vene superficiali sottocutanee che ne impedisca la dilatazione e lo sfiancamento, come potrebbe essere una qualche struttura anatomica di tipo muscolare o altra compagin anatomica, all'esterno del vaso, che rinforzi la parete dello stesso.

Ma vedremo che i fattori causali coinvolti sono molteplici e possono riguardare, tra l'altro, alcune anomalie intrinseche della parete venosa e varie alterazioni strutturali e funzionali del sistema valvolare.

COSA È LA MALATTIA VARICOSA?
Ma vediamo di definire la malattia varicosa nel modo più semplice e comprensibile alle nostre lettrici. Come si desume da quanto abbiamo appena detto, una vena si definisce varicosa quando si presenta dilatata (generalmente a forma di fuso o anche di tasca o sacco) con un decorso spesso tortuoso e, soprattutto, con una alterazione funzionale tipica della malattia che è costituita da una inversione del senso di scorrimento del sangue, che refluisce in senso opposto, "centrifugo" , come si dice, rispetto al cuore.

Volendo fare una classificazione delle varici, queste possono essere distinte in primitive (dette anche idiopatiche o essenziali) e secondarie ad altra patologia del sistema circolatorio (varici post-trombotiche, post-traumatiche e secondarie a fistole arterovenose). Di queste ultime non intendiamo occuparci in questa occasione, trattandosi di varici vicarie che si ritrovano nei cosiddetti circoli di supplenza ed hanno un aspetto ben diverso dalle tortuose e iperdilatate varici essenziali. Inoltre si differenziano dalle forme idiopatiche anche dal lato topografico perché sono generalmente limitate al tratto di arto dove ha sede una ostruzione profonda.

Le varici primitive, invece, compaiono in un certo momento della vita (spesso in giovane età) e non sempre presentano una causa ben identificabile. Originano dal sistema venoso superficiale, presentano una incidenza doppia nel sesso femminile, hanno una eredità familiare di notevole rilevanza (nel 50% dei casi) e sono spesso, quindi, motivo di preoccupazione nelle donne per la considerevole deturpazione estetica che tale patologia determina.

Se si pensa all'importanza che ha la bellezza delle gambe nel fascino della figura femminile si comprenderà, dato il grande numero di lettrici che segue la presente rubrica, il motivo per cui ci siamo occupati particolarmente delle varici essenziali e del sistema venoso di superficie, senza dimenticare peraltro prevenzione e terapia di questa forma molto diffusa e paventata, per la quale, non va dimenticato, molte donne spesso ricorrono all'intervento chirurgico soltanto a fini puramente estetici.

LE CAUSE
Allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, nella patogenesi delle varici essenziali, si dà una maggiore importanza ad una dilatazione della parete (più che alla disfunzione valvolare), condizione che sarebbe determinata da uno stato meiopragico del tessuto elastico venoso, oggi indicato come il principale fattore predisponente alla malattia varicosa, su cui interverrebbero dei fattori di rischio favorenti quali la posizione ortostatica prolungata (di tipo professionale, come ad esempio nelle cameriere e nelle commesse), la gravidanza, l'obesità e la stipsi.

Sono questi i fattori eziologici e facilitanti maggiormente conosciuti, mentre il meccanismo patogenetico annovera i seguenti passaggi : ipotonia parietale, incontinenza valvolare, reflusso lungo tutto l'asse venoso, sovraccarico emodinamico superficiale, successiva ipertensione venosa anche nel sistema profondo, fase di scompenso, insufficienza venosa cronica, stasi e rottura venulocapillare, microemorragie dermiche e comparsa della dermite ocra che aggrava ulteriormente il danno estetico prodotto dalla malattia varicosa. I sintomi sono noti: senso di peso agli arti inferiori (talora dolore sordo) che si accentua nella stazione eretta e diminuisce con il sollevamento dell'arto, comparsa di edema (e di ulcerazioni) alle caviglie.

Non del tutto rara è la rottura di una varice (specie in seguito ad un trauma) che può causare un'imponente emorragia.

LA TERAPIA
Abbiamo accennato più sopra a qualche misura di prevenzione ed ora concludiamo con alcune note di terapia. Il trattamento conservativo è talvolta in grado di fare regredire le forme iniziali, evitando la stazione eretta prolungata, sollevando periodicamente gli arti e ricorrendo all'uso di calze elastiche apposite che, infilate prima di alzarsi dal letto, compensano l'ipertensione idrostatica delle vene superficiali e ne impediscono lo sfiancamento.

La scleroterapia è indicata nei casi più avanzati quando si osservano varici "sintomatiche" di dimensioni ridotte che possono essere trattate, appunto, con l'iniezione nelle stesse di farmaci sclerosanti. Ricordiamo che la scleroterapia, che determina sempre una flebite chimica, non ha un ruolo alternativo alla chirurgia, anche perché molto spesso viene praticata con indicazioni non terapeutiche, ma estetiche.

Il trattamento chirurgico prevede vari interventi sino ad arrivare alla terapia chirurgica radicale, cioè lo "stripping safenico", che va riservata ai pazienti con trombosi ricorrenti , ulcerazioni cutanee gravi e comunque in istadio avanzato. Va detto che spesso, anche con queste tecniche, si trattano casi con problemi esclusivamente estetici, come si è detto già della scleroterapia.

Prof. Giovanni Cristianini
http://www.geragogia.net/

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