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Varicella e vaccinazione

Abbiamo già accennato, in un articolo di qualche tempo fa, alla vaccinazione contro la varicella, ma vorremmo riprendere qui l'argomento, dato che se ne parla sulle pagine dei giornali e qualche lettrice-mamma ci ha già scritto chiedendo delucidazioni su tale problema. Ma prima di accennare a tale argomento ci sembra sia il caso di riassumere le principali nozioni riguardanti tale malattia infettiva.

Vorremmo anzitutto premettere che la varicella è una malattia infettiva e contagiosa il cui agente eziologico è un virus che porta un doppio nome (Varicella - Zoster ), appunto perché in grado di dare due manifestazioni cliniche diverse. Ma ci spiegheremo meglio più avanti su questo particolare aspetto.

Intanto possiamo precisare alle nostre lettrici che abbiamo scelto di parlare di questa malattia proprio in questo periodo dell'anno perché questa forma morbosa, che colpisce i bambini tra i 5 ed i 10 anni, ha il suo massimo d'incidenza appunto verso la fine dell'inverno ed all'inizio della primavera. Siamo quindi in tempo per ricordare tempestivamente quelle notizie che è bene conoscere, specie da parte delle mamme. E cercheremo di farlo in modo molto semplice ed accessibile seguendo uno schema che fornisca risposte comprensibili ai principali quesiti che possono sorgere in merito a questa patologia.

Abbiamo detto che la causa dell'infezione è un virus ( famiglia degli Herpes Virus ) e vediamo ora come questo patogeno riesca a contagiare i soggetti sani. E' necessario in sostanza che avvenga un contatto diretto con il paziente infetto, da parte del bambino sano, attraverso la saliva, le goccioline respiratorie diffuse nell'aria dal malato con la tosse e gli starnuti, oppure, anche se più raramente, tramite il contatto diretto con il liquido delle vescicole cutanee che, come vedremo, caratterizzano la manifestazione clinica.

A questo punto dobbiamo fornire quel chiarimento che abbiamo promesso all'inizio. E cioè che in teoria la varicella potrebbe essere trasmessa ad un bambino anche da parte di un adulto affetto da Herpes Zoster, il cosiddetto "Fuoco di Sant'Antonio", che altro non è che una espressione a distanza della varicella avuta da ragazzi. Ma come può avvenire questo? Per il semplice motivo che, una volta contratta l'infezione varicellosa, sembra che il virus non venga eliminato dopo la guarigione clinica della malattia e rimanga presente, allo stato di latenza, nei gangli delle radici nervose spinali, senza moltiplicarsi e senza dare segno di sé, pur rimanendo vitale. Lo immaginavate? Ebbene, può accadere allora che, anche a distanza di anni, in seguito a particolari situazioni cliniche o malattie che causino una immunodepressione ( cioè un deficit delle difese immunitarie ) il virus si "risvegli" dal lungo sonno e determini, appunto, la comparsa di quelle lesioni cutanee che prendono il nome di "Fuoco di Sant'Antonio" o "Zoster".

Ma torniamo alla varicella. Abbiamo detto del modo con cui avviene il contagio ed accenniamo ora alla sintomatologia clinica che si manifesta dopo il periodo di incubazione ( la cui durata va dai 10 ai 21 giorni ). Il piccolo paziente presenta febbre, malessere generale e, dopo qualche giorno, compare l'esantema varicelloso che parte dal cuoio capelluto e si estende rapidamente a tutto il corpo. Si tratta all'inizio di papule pruriginose che diventano vescicole e si trasformano poi in pustole. Dopo alcuni giorni si formano le croste che cadono spontaneamente senza che residuino cicatrici : trascorrono in media 12 giorni dalla comparsa della eruzione maculo-papulosa di esordio.

Complicazioni : infezioni batteriche da grattamento e, raramente, encefaliti, epatiti e glomerulonefriti. La prognosi è generalmente buona nel bambino sano, mentre lo è meno negli immunodepressi e nei neonati. Alle mamme interesserà certamente sapere per quanto tempo il bambino risulti contagioso e, soprattutto, quando può essere riammesso a frequentare la scuola. La risposta è che la contagiosità della malattia si mantiene da un paio di giorni prima dell'eruzione cutanea a quando tutte le pustole si sono trasformate in croste e che, sul piano legale, la legge italiana consente il ritorno a scuola dopo almeno sette giorni a partire dalla comparsa dell'esantema.

Quali sono le misure preventive? Abbiamo già detto della esclusione dalla scuola dei bambini infetti per almeno sette giorni. Nessun provvedimento medico viene consigliato per i soggetti sani che abbiano avuto contatti con quelli malati. Se i bambini sono " ad alto rischio" ( immunocompromessi, leucemici, ecc…) sono raccomandate le immunoglobuline specifiche. In campo profilattico esiste ancora qualche perplessità, da parte di alcuni studiosi, sulla convenienza di somministrare il vaccino perché questo esiste solo come preparato a sé ( non associato ad altri vaccini ) e non si sa con sicurezza, ancora, se serva a proteggere per tutta la vita.
Per quanto riguarda l'utilizzo del vaccino, si pensa oggi di raccomandare la vaccinazione, per il momento, a chi non ha avuto ancora la malattia all'età di 12 anni, dato che se la varicella viene a manifestarsi nell'età adulta, sarebbero probabili certe complicazioni più gravi.

La terapia è solo sintomatica ( di sostegno ) : paracetamolo ( non aspirina) ed antistaminici per il prurito. Nei bambini che abbiamo definito " a rischio" si può dare un farmaco specifico come l'Aciclovir, mentre nei neonati infetti la situazione è piuttosto complessa e richiede sempre un trattamento in ambiente specialistico ospedaliero. In tutti i casi, comunque, si raccomanda di consultare sempre il pediatra.

Prof. Giovanni Cristianini
http://www.geragogia.net/


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