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Home | Donne e salute | Starbene | Starbene Il tatuaggio è indelebile? Riceviamo continuamente messaggi da alcune nostre lettrici, che dopo essersi fatto fare un tatuaggio, si pentono e ci chiedono come fare per riuscire toglierselo. Ma quanti sono questi "pentiti" del tattoo che si sono stufati dell'opera d'arte che si trovano addosso e prendono la decisione di farsela rimuovere? Sono molti se consideriamo che arrivano a poco meno del 30% di quanti si sono fatti tatuare in tutto il mondo nel corso dell'anno precedente, e cioè quasi un terzo di 18 milioni, circa. Il "revival" di tale pratica, che oggi si osserva un po' dappertutto, riguarda sia alcune caratteristiche del tatuaggio tradizionale, sia il "superamento" dello stesso e del "piercing" con la provocazione sulla pelle di "cicatrici artistiche" ottenibili con il marchio a fuoco del tessuto cutaneo ( branding ) e con il risultato di scarificazioni dovute all'azione del bisturi. Ma, come abbiamo detto, uno dei problemi che maggiormente interessa
molti giovani d'oggi ( e ne accenniamo in questa nota ) è, contemporaneamente,
quello della rimozione del tatuaggio tradizionale, sempre più
richiesta da quanti , per vari motivi, ebbero a sottoporsi a tale pratica. I vecchi dermatologi, ricordo, si avvalevano in questi casi di vari
mezzi che comprendevano una rimozione chimica con acido tricloroacetico
o acido tannico, la dermoabrasione con una fresa ( simile a quella dei
dentisti ) e qualche volta una vera e propria raschiatura usando cristalli
di vari sali. Sulla base dell'esperienza di numerosi colleghi dermatologi, che abbiamo appositamente consultato, i migliori risultati si sarebbero ottenuti con il laser Multilight che, avendo uno spettro di emissione fessibile con impulsi di durata variabile, riesce ad interessare un numero maggiore dei colori generalmente usati da coloro che eseguirono il tatuaggio. In altre parole tale energia luminosa "pulsata" arriva a maggiori profondità nella cute e riesce a frammentare le particelle di un maggior numero d'inchiostri, senza peraltro provocare danni ai tessuti circostanti. Con questa tecnica aumenta il numero dei tatuaggi, anche costruiti con colori differenti, che possono venire completamente rimossi anche utilizzando un numero non eccessivo di sedute. Così accade che alla moltitudine di tatuatori, più o meno autorizzati, si va contrapponendo oggi un numero sempre maggiore di medici dermatologi che, utilizzando il laser, riescono spesso ad accontentare coloro che ci hanno ripensato e decidono di rimuovere dalla loro pelle le sostanze colorate, generalmente di origine vegetale, che costituiscono il tatuaggio stesso. Prof. Giovanni Cristianini IN PRIMO PIANO SU MARGHERITA.NET
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