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La dieta nella stipsi

Parliamo di stipsi, anzi riparliamone, ma soltanto della stipsi cronica idiopatica o primitiva, non di quella secondaria o sintomatica che molte malattie possono presentare come sintomo, siano esse endocrine, metaboliche, neurologiche, ostruttive del lume intestinale, infiammatorie, da farmaci, ecc...La stitichezza comunque, sia essa funzionale o sintomatica, rappresenta sempre un'evenienza clinica che si incontra molto di frequente nella pratica medica, anche se non è facile darne sempre una definizione precisa.

Considerando tuttavia che i dati statistici sono abbastanza concordi nello stabilire che la maggior parte delle persone effettua almeno tre evacuazioni alla settimana, si è definita di conseguenza come stipsi quella condizione in cui le defecazioni settimanali siano inferiori alla media che abbiamo citato, riducendosi cioè a due o meno. Ma questo criterio ha solo un valore orientativo in quanto la definizione di stipsi si basa anche su altri aspetti, oltre alla frequenza degli atti defecatori, i quali aspetti sono rappresentati, in particolare, dallo sforzo richiesto per espellere dall'intestino la massa fecale, dalla presenza di feci dure ed essiccate, da una sensazione di evacuazione incompleta e dalla percezione di ingombro nell'ampolla rettale.

In questa nota intendiamo occuparci solo del trattamento dietetico della stipsi che abbiamo definito primitiva o funzionale, per distinguerla da quella secondaria ad altre patologie, per la quale naturalmente il medico deve provvedere alla rimozione delle cause che sono all'origine della stessa. Quando però non si riesce ad evidenziare alcun fattore eziologico è utile lo studio del tempo di transito gastrointestinale totale o segmentario del solo intestino crasso, con l'ausilio di adatti indicatori radio-opachi sull'uso dei quali non ci soffermeremo. Ci limitiamo a fare presente al lettore che a quei pazienti che, grazie a questa tecnica, non mostrano alcun rallentamento del transito intestinale, non necessitano terapie specifiche ( se si eccettua qualche spiegazione ed un pò di psicoterapia ), mentre nei soggetti che dimostrano un rallentamento del transito a livello del colon è sicuramente consigliabile una dieta con un elevato contenuto di fibre indigeribili.

E' noto che tali fibre, anche per il loro potere idrofilo, fanno massa ed aumentano il volume del contenuto intestinale, con il risultato di stimolare l'attività motoria propulsiva e, quindi, di accelerare il transito attraverso l'intestino crasso. Ed allora è evidente che le norme dietetiche raccomandate nella stipsi di questo tipo si propongono, per prima cosa, di aumentare l'assunzione di cereali e di frutta e verdura ( 400 g al giorno dell'una e dell'altra ), aggiungendo crusca se necessario ( 30 g al giorno ) o mucillagini vegetali e glucomannani se quella fosse mal tollerata. La crusca di frumento, comunque, quando può essere somministrata, va sempre associata ad un paio di litri d'acqua al giorno, potendo a questo modo normalizzare l'alvo e risolvere, anche da sola, la stipsi. Un etto di crusca contiene quasi 15 grammi di fibre che, come abbiamo detto, aumentano peso e volume delle feci, dimezzando, alle dosi consigliate, il tempo di transito intestinale.

I vecchi medici consigliavano anche le prugne secche , le mele ( che contengono tra l'altro il sorbitolo, lassativo osmotico ) i fichi, i datteri, l'olio di oliva ( 20 cc al dì) e raccomandavano soprattutto, una vita igienica in cui fosse praticata regolarmente un' attività fisica continuativa. Un ultimo consiglio: abituarsi a svuotare l'alvo ad ore fisse, dopo la colazione del mattino, ad esempio, al fine di sfruttare il fisiologico riflesso gastro-colico.

Prof. Giovanni Cristianini
http://www.geragogia.net/


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