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La sterilità maschile Abbiamo detto parlando delle coppie sterili che il partner maschile entra in causa, come responsabile, fino ad un terzo dei casi, e quindi gli deve essere attribuito un ruolo non indifferente nella infertilità di coppia.

Ma questa volta intendiamo occuparci esclusivamente e solo dell'infertilità maschile, di quei casi, cioè, in cui la patologia che rende infertile la coppia è appannaggio esclusivo del partner maschio. Le principali cause sono già state nominate e, volendo ricordarle, sono rappresentate da ostruzioni anatomiche dell'apparato urogenitale, da anomalie della spermatogenesi, vale a dire della produzione dello sperma, e da fattori immunologici che intervengono arrestando la progressione degli spermatozoi nell'apparato genitale delle femmina.

Naturalmente, essendo questa la situazione clinico-statistica, capita spesso allo specialista di dovere stabilire quale dei due soggetti abbia problemi di infertilità o se siano entrambi in causa nel determinare una sterilità di coppia, come abbiamo detto nella precedente nota.

Oltre agli esami clinici ed a quelli strumentali ci si avvale in questi casi di diverse prove di laboratorio, tra cui la principale risulta sempre l'esame del liquido seminale.

Vediamo ora i gruppi che comprendono le cause più frequenti di infertilità maschile, vale a dire quelle patologie che intervengono alterando o impedendo la produzione e la maturazione degli spermatozoi. Innanzitutto è importante che venga stabilita la quantità di tali cellule, la loro capacità di movimento e la loro maturità, aspetti tutti che interferiscono con la capacità di fecondazione dell'uovo.

Abbiamo già accennato alle malattie immunologiche. Aggiungeremo che si tratta di casi di maschi che producono degli autoanticorpi ( in grado di agire contro il proprio sperma ) e quindi soggetti a fenomeni di agglutinazione spermatica che spesso impediscono la fecondazione. Vanno considerate poi le malattie infettive, di cui dobbiamo segnalare la parotite epidemica, il cui virus può determimare una infezione dell'apparato genitale con atrofia testicolare nel 30 % dei maschi post-puberi. Fortunatamente la sterilità, anche nei casi di orchite bilaterale, non è molto frequente. Infine possono sopravvenire difunzioni endocrine che si ripercuotono, riducendola, sulla increzione di testosterone.

Vediamo ora quali sono i trattamenti terapeutici. Nei casi di soggetti con disfunzioni ormonali, circa il 5-6%, si ricorre ovviamente agli ormoni che intervengono negli squilibri ipotalamici, ipofisari e testicolari, con il risultato di regolarizzare la spermatogenesi. La terapia chirurgica è riservata ad eliminare gli ostacoli anatomici che ostacolano il movimento degli spermatozoi ( compresa l'eiaculazione ) ed a trattare il varicocele.

Ricordiamo infine, tra le terapie della sterilità maschile, l'inseminazione artificiale ( casi di oligospermia ), la fecondazione con microiniezione ( tra cui la iniezione intracitoplasmatica di spermatozoi ) e le varie tecniche di fecondazione assistita, che abbiamo già citato negli articoli precedenti.

Va detto, in conclusione, che soprattutto con queste nuove tecniche chirurgiche, si sono avute elevate percentuali di gravidanza ( oltre il 35 % ) che dimostrano i grandi successi che si possono ottenere oggi, con questi nuovi procedimenti, nell'infertilità maschile.

Prof. Giovanni Cristianini
http://www.geragogia.net


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