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Home | Donne e salute | Starbene | Starbene Ancora sul reflusso gastroesofageo Se qualcuno ci chiedesse su quale argomento di patologia riceviamo - qui alla rubrica della Salute -le maggiori richieste di consigli e delucidazioni, direi che il primo posto, nel vasto campo della medicina interna, spetta senz'altro alla Malattia da Reflusso Gastroesofageo ( in sigla MRGE ). Ne abbiamo già trattato più volte, ma forse è necessario riprendere l'argomento, anche per accennare ad alcune nuove acquisizioni mediche che riguardano tale patologia. In alcuni recenti congressi, che hanno avuto come tema la malattia
da reflusso esofageo, si è conosciuta più esattamente
la frequenza di tale affezione nel nostro Paese che, a detta degli epidemiologi,
interesserebbe più di 15 milioni d'italiani. Si tratta quindi
di una malattia molto frequente anche nella nostra popolazione che,
considerando soltanto i due sintomi principali rappresentati dalla pirosi
( bruciore retrosternale ) e dal rigurgito, arriverebbe ad interessare
il 30% di tutti gli abitanti. La causa di tale diffusa patologia è
dovuta al passaggio del contenuto gastrico e/o duodenale nell'esofago,
ad un reflusso cioè che può essere dovuto a fattori diversi
che possono intervenire contemporaneamente e favorire, appunto, una
patogenesi multifattoriale della malattia.Dal punto di vista funzionale
la struttura che contribuisce maggiormente a costituire una sorta di
barriera anti-reflusso è il cosiddetto sfintere esofageo inferiore
che quando è ipotonico, ed associato ad una anomala motilità
gastrica, può determinare l'insorgenza della malattia, favorito
anche da un' abnorme motilità esofagea e, forse, anche da particolari
alterazioni del flusso salivare. La terapia farmacologica si avvale degli antiacidi, dei farmaci antisecretori ( H2 antagonisti, inibitori della pompa protonica ), dei procinetici ( che favoriscono lo svuotamento gastrico ) e dei protettori della mucosa gastroesofagea. Studi recenti hanno anche valutato l'utilità di una associazione tra farmaci "inibitori della pompa protonica" (tipo omeprazolo) e degli H2-antagonisti ( ranitidina ) in quei pazienti che non avevano risposto positivamente, in precedenza, soltanto all'uso dei primi, mettendo in evidenza che due terzi dei pazienti così trattati mostravano invece un notevole miglioramento della loro sintomatologia, rispetto al primo approccio terapeutico. Per coloro che non rispondono al trattamento medico, quando hanno meno
di quarant'anni, può essere preso, in considerazione l'intervento
chirurgico, specie in presenza di gravi complicazioni come le ulcere
sanguinanti, la stenosi esofagea, l'esofago di Barret ( condizione preneoplastica
) e le broncopolmoniti da aspirazione. Prof. Giovanni Cristianini IN PRIMO PIANO SU MARGHERITA.NET
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