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Prevenzione 'in rosa' Forse la gran parte delle nostre lettrici ignora che, nei paesi del mondo occidentale, la prima causa di morte, anche tra le donne, è rappresentata dalle malattie cardiovascolari.

Ne consegue che la lotta ai fattori di rischio deve essere affrontata in modo specifico per le donne, anche se tali fattori non diversificano molto da un sesso all'altro, tenendo particolare conto di alcuni aspetti preventivi che sono peculiari del sesso femminile. Dobbiamo rilevare, innanzi tutto, che l'incidenza dei "determinanti di rischio" presenta un andamento diverso nelle donne, tant'è vero che il quadro epidemiologico si va facendo più preoccupante nel sesso femminile, al punto che l' American Hearth Association è stata indotta ad elaborare un documento apposito per la prevenzione cardiologica nei soggetti di sesso femminile, sulla base di alcuni dati statistici di notevole importanza.E' vero che le donne fumatrici sono complessivamente in diminuzione, ma tale calo risulta percentualmente inferiore a quello che si registra nei maschi.

Inoltre l'obesità è in notevole crescita nel sesso femminile, per una serie di motivi che esamineremo in seguito e tra cui deve essere annoverato il fatto che il 25 - 30% delle donne occidentali si guarda bene dall'esercitare una qualsiasi attività fisica. Se consideriamo poi i dati che ci provengono dagli Stati Uniti, probabilmente sovrapponibili in gran parte ai nostri, dobbiamo registrare che la metà delle donne che hanno più di 45 anni sono ipertese, mentre il 40% di quelle che sono "over 55", presentano una ipercolesterolemia.

Ma forse è meglio, per essere più pratici e di maggiore aiuto a chi ci legge, passare in rassegna fattore per fattore, al fine di dare una migliore valutazione del rischio e ricavarne le raccomandazioni da fare per conseguire meglio gli obiettivi di prevenzione.

Cominciando dal fumo di sigaretta, che nelle donne sta riducendosi meno di quanto si registri nell' uomo, dobbiamo insistere sull'assoluta necessità di arrivare alla astensione assoluta e, inoltre, vogliamo sottolineare l'importanza della lotta al fumo passivo, di cui anche noi ci siamo più volte occupati, come ci siamo interessati dei danni dovuti al fumo in gravidanza e di quelli causati dal fumo passivo nei bambini.

Per quanto riguarda l'attività fisica, di cui abbiamo già fatto un accenno, dobbiamo rimarcare la grande importanza che essa riveste per la prevenzione cardiovascolare nelle donne, molto spesso obese, ipertese ed dislipidemiche. Bastano 20 - 30 minuti al giorno di una moderata attività che può comprendere la marcia, l'uso della bicicletta, alcune attività sportive, ma anche il lavoro nell'orto ed altri, per ottenere buoni risultati nei riguardi di tali temibili fattori di rischio che si possono, appunto, correlare in buona parte con la sedentarietà.

Un fattore di rischio importante nei due sessi, ma che nella donna assume spesso una particolare connotazione, è rappresentato dal peso corporeo che dovrebbe raggiungere e mantenere sempre, se possibile, livelli ideali, e cioè essere pari ad un indice di massa corporea che sia compreso tra 19 e 25, come abbiamo già specificato e raccomandato in diverse pubblicazioni su questo magazine ( vedi "Come calcolare il peso ideale" nell'archivio della "Pagina della salute").Abbiamo già accennato alle dislipidemie in generale, ed in particolare alla ipercolesterolemia che rappresenta un fattore di rischio di fondamentale importanza nella prevenzione primaria cardiovascolare: gli obiettivi da raggiungere sono 200 mg/dL di colesterolo totale e 160 mg/dL di colesterolo - LDL nelle donne senza altri fattori di rischio ed in quelle che hanno soltanto un altro fattore presente. Mentre nei soggetti di sesso femminile che presentino due o più fattori di rischio il traguardo si deve abbassare a 130 mg/dL, sempre in prevenzione primaria. Nel caso della prevenzione secondaria, vale a dire dopo che si è verificato un primo evento morboso (un infarto, ad esempio ), occorre proporsi come obiettivo di raggiungere un valore di colesterolo - LDL ancora più basso ( e mantenerlo, naturalmente), e cioè inferiore a 100 mg/dL, con valori di colesterolo - HDL che siano superiori almeno a 35 mg/dL.

I trigliceridi, infine, è bene che non superino il livello di 180 mg/dL. Naturalmente per raggiungere questi risultati non sempre è necessario ricorrere al farmaco, essendo sufficiente in molti casi regolare semplicemente l'alimentazione, riservandosi di "aggiungere" il medicamento quando la dieta non fosse sufficiente. Abbiamo scritto "aggiungere" tra virgolette, appunto, perchè l'effetto del farmaco deve sommarsi a quello della alimentazione e non "sostituirsi" ad essa. Le donne sane dovrebbero osservare, in campo alimentare, quelle che potremmo considerare come delle vere e proprie linee - guida e che prevedono una assunzione giornaliera di colesterolo non superiore ai 300 mg, mentre le donne cardiopatiche non dovrebbero superare i 200 mg. L'apporto di sodio non dovrebbe mai essere superiore ai 6 grammi giornalieri, mentre le fibre nella dieta dovrebbero arrivare almeno a 30 grammi.

Rimane da considerare (brevemente) tra i fattori principali l'ipertensione arteriosa che deve sempre essere curata correttamente, in ambedue le forme di prevenzione, e mantenuta entro quelli che sono considerati i limiti massimi accettabili : 140 per la pressione massima e 90 per la minima. Naturalmente, quando è possibile, dovrebbe essere portata ai valori ottimali (120/80) che corrispondono al più basso livello di rischio ottenibile in questo tipo di patologia.
Ci siamo limitati ad accennare ai fattori cosiddetti "di rischio" che maggiormente sono coinvolti nell'incidenza della patologia cardiovascolare nelle donne, tralasciando di trattare di altri argomenti connessi a questo importante tema, quali il diabete, la terapia ormonale sostitutiva e l'uso di altri farmaci come i contraccettivi orali, gli antitrombotici, i beta-bloccanti e gli ACE - inibitori che, per molti aspetti, sono correlati alla prevenzione secondaria delle malattie cardiovascolari. Ne parleremo in altra occasione.

Vogliamo concludere questa breve rassegna divulgativa auspicando che anche i non medici, soggetti sani e pazienti, imparino ad identificare ( ed evitare ) quelli che abbiamo definito "fattori di rischio" della patologia cardiovascolare, al fine di collaborare con il Curante a mettere in atto tutte le strategie, terapeutiche e non, idonee ad attuare una prevenzione efficace della malattia ed a promuovere uno stile di vita "salvacuore" da realizzare insieme nell' ambito sociale.

Prof. Giovanni Cristianini
http://www.geragogia.net/


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