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Come si misura la pressione

Chiedo venia alle gentili lettrici se tratto questa volta un argomento di rilevanza soprattutto tecnico-pratica, che forse potrebbe apparire di interesse alquanto mediocre e limitato, se non rappresentasse da tanti anni ormai, un' insostituibile metodica diagnostica per la valutazione dei valori pressori nell'uomo.

Mi riferisco alla sfigmomanometria che può avvalersi di varie apparecchiature (come vedremo) e che oggi viene abitualmente eseguita anche dal personale paramedico, dagli operatori tecnici assistenziali ed in tutte le farmacie, per non dire di molti ipertesi che "si prendono" abitualmente la pressione a casa propria e ne danno comunicazione al loro Medico con una semplice telefonata. Qualcuno sostiene che, spesso, avviene proprio con quest'ultima procedura l'aggiustamento di una terapia anti-ipertensiva in atto.

Vista l'estensione notevole di tale pratica diagnostica ci sembra opportuno che da parte del medico venga riformulata anche per le nostre lettrici (e lettori) uno schema di tale metodica e dei principi teorici che ne stanno alla base. In tale senso cerchiamo anzitutto di chiarire a chi ci segue che cosa si debba intendere quando si parla di "pressione del sangue".
Usando termini accessibili a chiunque la cosiddetta pressione sanguigna (quella arteriosa s'intende) è la "forza" che il sangue circolante esercita sulle pareti vasali arteriose ed è generata dal lavoro di pompa del cuore, ma non soltanto da quello. Infatti dipende certamente dal volume di eiezione, che poi sarebbe la quantità di sangue espulsa ad ogni sistole dal ventricolo sinistro, ma anche dallo stato delle arterie, dal volume ematico globale, cioè dalla quantità di sangue in circolazione, ed anche da altri fattori che sono non meno importanti.

Per inciso ribadiamo che quando nominiamo la pressione del sangue (quella che misuriamo con i vari tipi di manometro, come il classico Riva-Rocci o quello anaeroide tipo Potain che ha un indice a lancetta fissato al bracciale, per capirci) intendiamo riferirci alla pressione che si esercita sulle arterie, pur non dimenticando che esiste anche una pressione venosa, ovviamente, che riguarda certamente il medico, ma rientra molto meno tra gli interessi immediati dei nostri lettori.

Orbene quando il muscolo cardiaco si contrae (sistole) la pressione del sangue nelle arterie arriva, in condizioni fisiologiche, a 120 - 145 millimetri di mercurio e viene indicata come "pressione arteriosa sistolica", mentre quando il cuore si rilascia (diastole) la pressione arteriosa si abbassa a 80 - 90 millimetri e viene indicata come "pressione arteriosa diastolica " (o minima).

Ma praticamente come si procede alla rilevazione della pressione arteriosa con l'applicazione di quegli strumenti che abbiamo nominato? La posizione del paziente può essere supina, seduta o eretta a seconda che all'esaminatore interessi determinare l'effetto dello "statismo"(posizione orizzontale o verticale) sui valori pressori. Il bracciale costituito da un manicotto con una camera d'aria va arrotolato attorno al braccio, non troppo strettamente, in modo da lasciare libera la piega del gomito (arteria omerale) dove si applica il "piede" di un fonendoscopio. Con una mano si palpa il polso radiale e con l'altra si insuffla aria, mediante una pera di gomma munita di valvola, nel bracciale che è collegato, tramite un tubo, al manometro a mercurio (se si tratta di un Riva-Rocci) , costituito da un serbatoio con un tubo capillare fornito di una scala graduata da 0 a 300 millimetri di mercurio. L'aria pompata nel bracciale perviene quindi anche nell'ampolla contenente il mercurio che sale così lungo il tubo di vetro graduato, segnando i valori della pressione presente nel sistema. Quando questa, per l'aria pompata, supera quella arteriosa scompare il polso radiale ed anche i toni che si ascoltavano in precedenza al fonendoscopio.

Manovrando allora sulla valvola annessa alla pera di gomma si fa uscire lentamente l'aria (e calare quindi la pressione) sino a quando ricominciano a sentirsi i toni arteriosi : a questo punto la cifra che si legge sul manometro (anche in quello di tipo anaeroide) indica la Pressione Massima. Continuando a fare scendere la contro -pressione del bracciale i toni diventano più sordi ed, alla fine, scompaiono. Questo momento corrisponde alla Pressione Minima.

Alcuni consigli : fare attenzione che la colonna non sia interrotta da bolle d'aria, non eseguire mai una sola misurazione, il paziente deve stare sempre a riposo, meglio se supino, prima di decomprimere il bracciale salire di almeno 30 millimetri dopo la scomparsa dei toni arteriosi, i manometri aneroidi possono alterarsi e vanno controllati e, se necessario, ritarati.

Ci rendiamo conto che le spiegazioni fornite in questa nota, per quanto si sia cercato di renderle il più possibile semplici ed esplicative, possano risultare oscure in qualche punto, ma siamo tuttavia convinti che possano aiutare comunque le lettrici a comprendere meglio i meccanismi che regolano la rilevazione della pressione arteriosa, con il risultato di avere fatto anche opera di divulgazione sanitaria, ed aiutato qualche esecutore che forse non opera sempre correttamente.

Prof. Giovanni Cristianini
http://www.geragogia.net/


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