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La pillola per gli obesi

Le nostre lettrici ci chiedono di trattare della nuova pillola contro l'obesità, che poi non è altro che un nuovo farmaco contro la fame, l'ultimo in ordine di tempo, ma che avrebbe anche alcune caratteristiche particolari che lo propongono all'attenzione dei sanitari e, naturalmente, degli obesi. E questi speciali pazienti sono decisamente in aumento anche in Italia, dove la percentuale di obesi raggiunge quasi il 10 % di tutta la popolazione e, nelle regioni meridionali, la supera in modo piuttosto netto.

Ma per presentare questa recente sostanza, il cui nome è sibutramina, dobbiamo dire che non si tratta solo di un antifame ( o anoressizzante) , come ne abbiamo conosciuti tanti, di cui alcuni sono stati anche ritirati dal commercio perché i rischi a cui sottoponevano l'obeso erano spesso superiori ai benefici, ma di una nuova molecola con una particolare attività metabolica che indurrebbe, in più, l'organismo a spendere una maggiore quantità di energia.

Ma come agisce questa molecola? Il meccanismo d'azione consiste nell'impedire il riassorbimento di due neurotrasmettitori a livello ipotalamico in modo da ottenere un effetto dimagrante con due meccanismi d'azione diversi. Si tratta della serotonina che, con il suo incremento, aumenta il senso di sazietà e della noradrenalina che stimola l'organismo ad attivare il suo metabolismo a spese soprattutto dei depositi grassi.

Inoltre anche solo come antifame possiede alcune tipiche peculiarità che permettono il suo impiego per periodi prolungati, come deve essere nel trattamento di malattie croniche, quali l'obesità. In caso di un nuovo aumento di peso, successivo alla sospensione della sibutramina, nulla vieta infatti al medico di riprendere la somministrazione del farmaco, data la sua relativa maneggevolezza, sino a riuscire a condizionare stabilmente il senso di fame.

Questo farmaco, infatti, per il fatto di potere essere somministrato a lungo e, se necessario, anche in più riprese, permette infatti al paziente di offrire una maggiore adesione al programma terapeutico stabilito dal medico, programma che deve includere sempre anche una riduzione appropriata dell'apporto calorico e l'esercizio fisico regolare.Lo scopo, infatti, non è solo il dimagrimento ottenibile grazie all'effetto anoressizzante del farmaco, ma soprattutto un cambiamento dello stile di vita che permetta di mantenere i risultati nel tempo.Secondo il nostro costume, per fornire dati controllati a chi ci legge, siamo andati a leggerci uno studio sulla sibutramina pubblicato dalla nota rivista medica The Lancet, nella quale ricerca si sarebbe potuto riscontrare un dimagrimento medio di oltre 10 kg durante un periodo di cura di soli sei mesi.

Per concludere questa breve nota ricordiamo che la sibutramina, per il fatto che agisce impedendo il riassorbimento della noradrenalina ed aumentandone quindi il tasso circolante, può aumentare la frequenza cardiaca, causare altre turbe del ritmo e provocare, in certi casi, ipertensione arteriosa.

Prof. Giovanni Cristianini
http://www.geragogia.net/


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