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L'osteoporosi

PREMESSA
Al recente Congresso promosso dalla Società Italiana dell'Osteoporosi (svoltosi ad Ostuni dal 17 al 20 settembre) si sono presi in attenta considerazione, tra i numerosi ed interessanti argomenti in discussione, i cosiddetti fattori di rischio che predispongono ad una così importante e diffusa malattia, che troppo spesso rimane indiagnosticata, almeno nella fase iniziale, e non viene pertanto adeguatamente affrontata sul piano della prevenzione primaria, l'unico intervento che possa contenere - con tempestività - la consistente incidenza della forma morbosa ed in grado di controllare efficacemente il rapporto costo - benefici nel trattamento medico, chirurgico e riabilitativo di tale patologia e delle sue complicanze.

La conoscenza perciò dei vari fattori di rischio (distinguibili in genetici ed ambientali) deve interessare ovviamente i medici e, naturalmente, i possibili pazienti, se ci si pone quale primo obiettivo, come è giusto, la prevenzione della malattia nei soggetti predisposti, per ricorrere al trattamento della stessa solo in un secondo tempo, quando purtroppo la patologia si sia ormai definitivamente instaurata e la profilassi primaria non sia logicamente più realizzabile, in quanto la sola prevenzione possibile, in quel caso, resta quella attuabile nei confronti delle complicanze (profilassi secondaria).

A questo punto vorrei concludere questa pesante, ma necessaria premessa, ed accennare brevemente a qualche aspetto clinico dell'osteoporosi , perché sono convinto che la maggior parte delle giovani lettrici di "Margherita" sappia molto poco di tale malattia e creda ancora, sbagliando, che si tratti di una spiacevole condizione morbosa che riguarda soltanto le donne in post - menopausa o le nonne in generale, in quanto inevitabile conseguenza del processo di invecchiamento e quindi di nessun interesse per gli adolescenti ed i giovani ancora in via di accrescimento.

Ed invece, come vedremo più avanti, è di fondamentale importanza, per la prevenzione, osservare un corretto stile di vita ed imparare a farsi le ossa proprio negli anni dell'infanzia, della adolescenza e della prima giovinezza per favorire lo sviluppo di uno scheletro sano e robusto, onde evitare che negli anni successivi della vita esso possa andare incontro al danno osteoporotico.

Non possiamo, a questo punto, sottrarci all'obbligo di rispondere alla prevedibile domanda di chi ci legge : cosa si deve intendere per osteoporosi? Proviamo quindi a darne una definizione sufficientemente scientifica, che non necessiti però di spiegazioni complesse, e possa essere compresa facilmente da chiunque.

COSA SI INTENDE PER OSTEOPOROSI
Diciamo dunque che "l'osteoporosi è una condizione morbosa caratterizzata da una riduzione della massa ossea e dalla alterazione della microarchitettura dell'osso che determina un aumento della fragilità scheletrica e di conseguenza porta ad un maggiore rischio di fratture". Volendo esaminare in queste note divulgative soprattutto la prevenzione primaria dell'osteoporosi nelle giovani donne, ci limiteremo a qualche notizia di epidemiologia (condizioni di sviluppo della malattia) e di fisiopatologia (meccanismi che conducono all'osteoporosi) al fine di inquadrare meglio l'argomento, per passare poi a quelle misure preventive che sono consigliate già durante lo sviluppo.

Ricordiamo anzitutto che l'osteoporosi è una condizione molto comune, specie nelle donne, come abbiamo già osservato, e che la causa principale di tale malattia è la perdita ossea determinata dal processo d'invecchiamento, riduzione che nella donna viene esaltata in modo rapido e rilevante dalla menopausa.

Ma la seconda causa di osteoporosi, ed è questo che ci interessa agli effetti di una prevenzione tempestiva della malattia, è la mancata "capitalizzazione" di una adeguata massa ossea proprio durante il periodo dello sviluppo corporeo, vale a dire nell'età giovanile.

Quello che viene comunemente definito come "picco di massa ossea", cioè la massima densità raggiunta dallo scheletro di ciascun individuo, viene conseguito solitamente verso i 30 anni. La massa di osso che viene accumulata da ogni singolo individuo è stabilita principalmente da fattori ereditari (o genetici, come già abbiamo detto), ma viene anche condizionata da fattori acquisiti (ambientali) che, volendo, possono essere utilmente modificati, come il tipo di alimentazione, lo stile di vita ed altri a cui accenneremo.

Tanto per fare un esempio, abbastanza scontato, l'apporto alimentare di calcio nell'infanzia e nella adolescenza gioca probabilmente una funzione di notevole rilievo sulla costituzione della massa ossea e pertanto la sua insufficienza può indicare, tra l'altro, la somministrazione sostitutiva di calcio (o, meglio, di alimenti particolarmente ricchi di calcio), specialmente in certe ragazze a rischio anche per altre cause. Si capisce quindi facilmente come gli individui (donne generalmente) che hanno un picco di massa ossea meno elevato rispetto alla media, partano con un "capitale" meno sostanzioso e pertanto siano destinati, per il depauperamento operato su di esso dall'invecchiamento "fisiologico" e dalla menopausa, a raggiungere più facilmente la soglia della frattura nel corso del processo osteopenizzante correlato alla senescenza.

Nel corso della vita un uomo perde circa il 25% del picco di massa ossea che ha raggiunto durante il periodo dello sviluppo, una donna invece può arrivare sino al 40%.

LE CAUSE
Per concludere questo discorso riassumiamo in sintesi alcuni concetti essenziali sulla patogenesi della malattia, sui meccanismi cioè che conducono all'osteoporosi.

Questa può essere causata o da una esagerata perdita ossea (patologica) o dalla costituzione di una massa ossea limitata durante l'adolescenza o da entrambi questi fattori causali, tenendo sempre presente che le donne, in genere, sono maggiormente predisposte alla malattia per la rapida perdita che si verifica dopo la menopausa.

L'osteoporosi può essere quindi classificata in post - menopausale (da carenza estrogenica), senile (da insufficiente apporto di calcio alimentare ?) e secondaria ad altre malattie (oltre che a certe terapie farmacologiche prolungate). Le uniche manifestazioni cliniche dell'osteoporosi sono le fratture e le loro ripercussioni, la diagnosi viene posta mediante le indagini radiologiche tradizionali e le tecniche di misurazione della densità ossea, mentre le analisi di laboratorio sono poco probanti e non consentono di diagnosticare la presenza della malattia.

Abbiamo rappresentato, dunque, l'osteoporosi come una malattia che può essere prevenuta con una efficace strategia che deve esser impostata fino dalla giovane età, nelle donne in particolare, tenendo massimo conto dei fattori di rischio modificabili sui quali deve essere principalmente centrato l'intervento del medico.

LA PREVENZIONE E I FATTORI DI RISCHIO
E' indispensabile quindi una identificazione precoce delle donne a rischio di osteoporosi, quelle cioè che non hanno mai accumulato un "patrimonio" sufficiente di massa ossea o lo hanno dilapidato a dismisura per evenienze di vario tipo o, è il caso più frequente, hanno dissipato un "capitale" già scarso fin dall'inizio. E' dimostrato che sono a rischio di osteoporosi le donne longilinee e magre, quelle con una familiarità accertata per la malattia, i soggetti che hanno avuto un menarca ritardato (oltre i 14 anni di età) o hanno avuto intervalli di amenorrea prolungata, le donne che hanno subito l'asportazione chirurgica delle ovaie, quelle che hanno dovuto sopportare lunghi periodi di immobilizzazione o conducono vita eccessivamente sedentaria, le donne con un inadeguato apporto alimentare (o cattivo assorbimento) di calcio e quelle che vengono sottoposte a trattamenti prolungati con farmaci cortisonici.

Altri rilevanti fattori di rischio, legati allo stile di vita, possono essere considerati l'abuso di alcolici, il tabagismo e la scarsa esposizione ai raggi solari.

Quelli che abbiamo più sopra riportato sono i principali fattori di rischio cosiddetti "clinici"(per distinguerli dalle indagini strumentali ) la cui conoscenza permette di selezionare con buona precisione le donne ad alto rischio di osteoporosi fino dalla prima giovinezza, non solo, ma consente soprattutto di attuare strategie preventive contro la malattia ( e le conseguenti fratture ) attraverso il controllo di alcuni degli stessi fattori, modificabili in vario modo sino alla loro abolizione.

L'importanza di tali interventi sui fattori modificabili è di grande interesse se si considera che la formazione di una massa ossea ridotta durante l'adolescenza comporta sempre per la donna un rischio maggiore perché, sommandosi alla perdita post-menopausale (che rimane la principale causa dell'osteoporosi), le impedisce di arrivare al climaterio con uno scheletro in buona salute e permette spesso un più facile raggiungimento della soglia di frattura.

Per prevenire l'osteoporosi servono una buona educazione sanitaria ed alcuni cambiamenti nelle abitudini di vita.

LA DIETA E ALTRO
E' necessario curare la dieta affinchè assicuri una sufficiente assunzione alimentare di calcio (negli adolescenti : 1.300 mg e nella post-menopausa : 1.500 mg al dì), praticare una moderata e continua attività fisica, abolire fumo ed alcol, limitare l'uso del caffè che favorisce l'eliminazione del calcio (consigliabile soprattutto nei soggetti a rischio), oltre ad attuare altri semplici accorgimenti (raccomandati nei soggetti anziani) nell'abbigliamento personale (scarpe con suole di gomma per non scivolare ) e nell'arredamento della casa ( eliminare i tappeti ed evitare la cera sui pavimenti ).

Sono soltanto esempi di alcuni espedienti, questi ultimi, che l'esperienza ha dimostrato di una certa utilità nei soggetti osteoporotici a rischio di fratture.

Concludiamo, per completezza, con un semplice elenco dei principali presidi usati nel trattamento farmacologico dell'osteoporosi (estroprogestinici, calcitonina, sali di calcio, sali di fluoro, vitamina D e suoi derivati, ipriflavone e bisfosfonati ) che sono in grado, a seconda del medicamento usato, di prevenire la perdita ossea, di contrastare una perdita ulteriore ed anche di aumentare in parte la massa ossea. Non dobbiamo dimenticare comunque che l'osteoporosi, allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, rimane una malattia che è molto più facile prevenire che curare.

Prof. Giovanni Cristianini
http://www.geragogia.net/

 
 
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