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Il morbillo

Il morbillo è una malattia esantematica acuta, causata da un agente virale ben conosciuto, la quale, pur essendo in notevole riduzione in quasi tutti i paesi del mondo occidentale, è tuttavia ancora presente (anche in forma epidemica) nonostante la messa a punto e la generale adozione di una profilassi vaccinica efficace. Quando diciamo "esantema" vogliamo riferirci al sintomo più appariscente di questa forma morbosa, rappresentato da una manifestazione cutanea - maculopapulosa - che inizia dalla fronte e si diffonde a tutto il corpo (sino ai piedi) nel giro di tre giorni. Ma andiamo per gradi e seguiamo uno schema descrittivo che sia di facile interpretazione per le nostre lettrici. Abbiamo appena detto dell'agente eziologico che ne è responsabile (morbillivirus) ed ora vediamo, sinteticamente, quali sono le modalità di trasmissione della malattia, come è noto altamente contagiosa.

Pensate che una persona suscettibile può infettarsi respirando semplicemente l'aria di un ambiente nel quale sia transitato, nelle due ore precedenti, un individuo affetto da morbillo. La trasmissione dell'infezione avviene attraverso le secrezioni nasofaringee che, sotto forma di goccioline sospese nell'aria, arrivano alle mucose respiratorie di individui suscettibili e propagano così il contagio.

Quello che deve essere ricordato è che le epidemie interessano oggi più comunemente gli adolescenti ed i giovani adulti rispetto a quanto si osservava in passato, quando il morbillo era una malattia tipicamente infantile. E' probabile che la pratica vaccinale abbia influito su tale modificazione epidemiologica, anche se non va dimenticato che il contagio si è egualmente verificato anche in comunità nelle quali i livelli di vaccinazione avevano quasi raggiunto il 100%, evenienza questa spiegabile solo con la presenza di soggetti inadeguatamente immunizzati.

Dopo il contagio passano generalmente 10 -14 giorni (periodo di incubazione) prima che compaiano le manifestazioni cliniche iniziali. Esse consistono in febbre elevata (fino a 40 ° C), congiuntivite e soprattutto tosse secca e stizzosa. La comparsa del rash avviene, dunque, dopo circa due settimane dal contagio e dura in media 6 giorni. I sintomi prodromici cui abbiamo accennato regrediscono generalmente due giorni dopo la comparsa dell'esantema, eccettuata la tosse che spesso si mantiene per tutta la durata della malattia.

Il morbillo è solitamente una malattia benigna (lo stesso nome, infatti è un diminutivo del latino "morbus" e vuol dire piccola malattia) ma può andare incontro ad alcune complicazioni. Volendo ricordare soltanto le più comuni fra queste, menzioniamo la polmonite batterica secondaria, l'otite media, la glomerulonefrite transitoria, l'epatite e la fortunatamente rara encefalomielite. La prevenzione del morbillo può essere fatta con l'immunizzazione passiva e con quella attiva. La prima si ottiene con l'impiego di gammaglobuline in dose adeguata (entro 6 giorni dall'esposizione) ed è consigliabile sotto i 3 anni (bambini esposti non vaccinati), nelle donne gravide, nei pazienti affetti da tubercolosi ed in tutti gli immunodepressi. L'immunizzazione attiva si pratica con il vaccino attenuato ed è oggi obbligatoria, come è noto, la profilassi con il vaccino triplice (anti-parotite, anti-rosolia, anti-morbillo). La vaccinazione anti-morbillo è risultata molto efficace, ma ha fatto registrare anche dei fallimenti, specialmente nei casi di vaccinazione precoce (prima dei 15 mesi di vita).

Ma allora come ci si deve comportare per prevenire il morbillo? Ribadiamo che il morbillo è completamente evitabile con una corretta vaccinazione. Circa il 95% degli individui vaccinati risultano protetti con una sola dose di vaccino e praticamente tutti sono tutelati con due vaccinazioni successive. Tanto per fare un esempio lo Stato di Washington, come altri, prevede due dosi di vaccino antimorbilloso: una dai 12 ai 15 mesi ed una seconda dose dagli 11 ai 12 anni. Il morbillo senza complicazioni non richiede terapia, ma solo l'uso di sintomatici. Nel caso di sovrainfezioni batteriche è necessario il trattamento antibiotico.

Prof. Giovanni Cristianini
http://www.geragogia.net/


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