OGGI È  
Donne, moda e tendenze capelli . Il sito delle donne online

Home | Donne e salute | Starbene | Starbene

Microclima e salute

Se volessimo sfiorare il paradosso, ma senza passargli troppo daccanto, potremmo tranquillamente affermare che le condizioni di igiene e salubrità di tutto l'ambiente esterno, ovverossia dell'intero ecosistema ambientale in cui è inserito l'uomo, debbono cominciare a valutarsi a partire dalle abitazioni in cui viviamo (ma anche dai luoghi di lavoro, di studio e da quelli dedicati allo svago) e cioè dalle case, dalle fabbriche, dagli uffici e dalle scuole, ambienti in merito ai quali avremmo intenzione di fare, in questo senso, un accenno specifico più avanti.

Mentre fin d'ora vogliamo riferirci ai rapporti che intercorrono tra climatizzazione e corpo umano, essendo questa una nota di carattere sanitario ed interessando al medico conoscere per primo i modi ed i metodi per mantenere stabili le condizioni microclimatiche ambientali e, soprattutto, sapere quando ci sia l'esigenza di doverlo fare. E' appena necessario ricordare che la temperatura dell'aria, il suo grado di umidità, lo stato di purezza e la sua diffusione nel biosistema ecologico variano in rapporto a moltissimi fattori che comprendono le stagioni, il clima, le aree geografiche, naturalmente, ma anche l'ambiente dove viviamo e lavoriamo, le sue dimensioni ed il numero di persone presenti all'interno dello stesso.

L'uomo è un animale omeotermico e la sua temperatura interna deve rimanere costante a 36°C, circa, mentre il suo habitat naturale è preferibile abbia una umidità relativa intorno al 50%. Si intuisce che per ottenere questi standard l'organismo umano deve continuamente adattarsi in vario modo alle diverse, e non sempre favorevoli, condizioni esterne attraverso vari meccanismi fisiologici (sudando, idratandosi, rabbrividendo, ecc.), comportamenti che, per ora, ci possono riguardare solo da un punto di vista generale.

Ci può interessare invece più da vicino, in qualità di pediatri, di conoscere e far conoscere, ad esempio, come ottenere, in una abitazione, la temperatura ideale e l'umidità appropriata che si adatti ai bisogni di un neonato o anche di un bambino più grandicello, senza che vengano corsi particolari rischi per la salute in entrambi i casi. Si deve tenere presente che in periodo neonatale i meccanismi di termoregolazione non sono ancora sufficientemente sviluppati ed il loro funzionamento richiede un maggiore consumo di ossigeno quanto più importanti risultano gli scostamenti dell'umidità e della temperatura ambientale da quelli che sono ritenuti i valori ottimali.

Per questa ragione dobbiamo essere noi medici ad assicurarare al bambino la "termoneutralità", vale a dire una condizione ambientale di microclima tale da richiedere un consumo di energia minimo, tramite l'uso delle eventuali apparecchiature di climatizzazione richieste. Facciamo un esempio. Nel caso di un neonato a termine,in buona salute, vestito non eccessivamente (accenneremo subito all'abbigliamento in funzione del microclima), l'ambiente termoneutrale deve mantenersi ad una temperatura di 22°C (giorno e notte ), con una umidità relativa che sia compresa tra il 40 ed il 60%.

Ed è a questo proposito che intendiamo, appunto, aprire una breve parentesi per toccare alcuni aspetti particolari del microclima ambientale, correlati all'abbigliamento del neonato e del bambino, che rappresentano un notevole motivo d'interesse dal punto di vista sanitario per certe possibili ripercussioni patologiche. Il pediatra infatti deve avere sempre presente che il piccolo bambino soffre il caldo ed il freddo allo stesso modo del soggetto adulto (ed anzi di più, come abbiamo visto) e deve quindi considerarsi errato vestirlo (o coprirlo) in modo eccessivo, anche durante i mesi invernali, soprattutto quando è costretto a vivere in ambienti, come quelli delle moderne abitazioni, troppo riscaldati e con il pericolo frequente di una contemporanea umidità relativa troppo bassa che può rendersi responsabile di importanti disturbi a carico della cute e delle mucose.

In linea di massima ci sembra consigliabile, nell'abbigliamento del lattante e del bambino piccolo, usare nelle situazioni descritte le magliette di cotone a diretto contatto della pelle ed aggiungere i capi di lana nelle particolari situazioni in cui la temperatura ambientale fosse troppo bassa. Ci sarebbero altre considerazioni da fare a questo proposito ed altri eventuali provvedimenti da consigliare per affrontare i problemi che si riferiscono all'abbigliamento del bambino in tenera età, ma non possiamo approfondire il tema in questa occasione, essendo ben diverso l'obiettivo che ci siamo proposti. Ci possiamo limitare soltanto a mettere in particolare evidenza che le condizioni microclimatiche possono essere influenzate anche dal tipo di abbigliamento usato e che i vari indumenti prescelti devono essere tali da assicurare, specie nell'infante, il calore necessario, la normale traspirazione, oltre ad assicurare il benessere indispensabile, per non dire della loro fondamentale importanza anche al di fuori degli ambienti chiusi, nel mondo esterno, cioè, che si presenta così ricco di pericoli per la salute, connessi alle variazioni atmosferiche. Ma di questo interessante aspetto tratteremo in altro momento, volendo oggi dedicarci in modo specifico al microclima degli "ambienti interni", con particolare riguardo ai metodi di umidificazione della casa, dove il piccolo bambino trascorre la maggior parte del suo tempo, parametro questo dell'umidità che è spesso sottovalutato tra quelli che intervengono nella climatizzazione ottimale degli ambienti chiusi e servono a tutelare la salute ed il benessere degli occupanti.

A questo proposito vorremmo rendere noto anche alle nostre lettrici, molte delle quali sono giovani mamme, che in quelle abitazioni che non dispongono di un impianto di condizionamento (e sono la stragrande maggioranza) il problema maggiore nella regolazione del microclima è costituito dalla umidità relativa, come ben sanno i colleghi pediatri che spesso hanno modo di scontrarsi con questa difficoltà. E' di comune riscontro, infatti, specie nei mesi invernali, che l'atmosfera degli ambienti chiusi ed eccessivamente riscaldati risulti piuttosto povera di umidità e che l'organismo degli occupanti (specie bambini piccoli, ma anche anziani talora) ne venga a soffrire di conseguenza. E' un dato a cui abbiamo già accennato, ma desideriamo confermarlo ancora una volta per l'opera di divulgazione che intendiamo fare in un settore che sappiamo non essere troppo familiare alla gente comune e per l'interesse che speriamo di destare, a questo modo, tra coloro che dovrebbero esserne maggiormente interessati. E' bene infatti che nelle famiglie si sappia che le condizioni microclimatiche rappresentano il fattore di fondamentale importanza per la salubrità e l'igiene negli ambienti chiusi, in quanto interagiscono direttamente con lo stato di benessere di coloro che li occupano e ci vivono.

Chi scrive, nella sua veste di medico, ha il dovere di far presente al lettore che variazioni anche non eccessive della temperatura e, in modo peculiare, dell'umidità dell'aria possono causare non solo modesti disturbi della cute e delle mucose, come abbiamo già detto, ma provocare anche stati patologici veri e propri, oltre a favorire spesso la produzione ed il rilascio di sostanze contaminanti. Volendo presentare una valutazione sommaria e riassuntiva (determinata statisticamente) della situazione microclimatica ideale in un dato ambiente, possiamo semplicemente riportare i limiti accettati per i principali parametri, integrando l'indice di benessere termico (valore raccomandabile di 19,5 °C per l'inverno e di 22° C per l'estate, nel caso di persona adulta impegnata in lavori di tipo sedentario e con abbigliamento "normale") con i valori consigliati per l'umidità relativa (tra il 40 ed il 60%) e con quelli ammessi per la velocità dell'aria (inferiore a 0,2 metri al secondo). I dati riguardanti il neonato a termine sono stati riportati più sopra.

Naturalmente in questa breve trattazione non possiamo, e non vogliamo, occuparci dei più complessi impianti di climatizzazione (e di trattamento dell'aria), non avendone la competenza necessaria, ma soprattutto perché le abitazioni dei nostri pazienti (compresi gli ospedali dove lavoriamo) non dispongono di impianti di condizionamento, per cui i problemi maggiori, sul piano pratico, restano sostanzialmente la temperatura e soprattutto l'umidità relativa che tende progressivamnte a ridursi, col passare del tempo, in tutti gli ambienti chiusi. Ne consegue che il primo provvedimento da attuare negli ambienti in questione è l'installazione, almeno, di umidificatori idonei, in grado di riequilibrare di continuo il contenuto di umidità nell'aria, specie in quegli ambienti in cui soggiornano i soggetti a rischio che abbiamo indicato. Ma di tali apparecchiature faremo cenno, in modo sommario, a conclusione di questa esposizione.

Ci manca ora di specificare meglio, sia pure brevemente, le conseguenze di cui può risentire la salute dell'organismo per le variazioni incongrue delle condizioni microclimatiche rispetto a quelle che abbiamo definito come situazioni accettabili. Per fare un esempio consideriamo l'eventualità, già riferita, delle conseguenze e dei possibili danni derivanti da un aumento importante della temperatura (al di sopra dei 24°C), la quale si verifichi contemporaneamente ad un abbassamento del tasso di umidità relativa al di sotto del 30% (come può accadere, con una certa facilità, nelle abitazioni durante i mesi invernali).

E' di comune osservazione, in queste evenienze, la comparsa di secchezza a carico delle mucose respiratorie, condizione che può predisporre all'insorgenza di processi infiammatori a carico delle vie aeree, talora ad accessi di tipo allergico e ad altre manifestazioni patologiche che non possiamo esaminare in questa sede.
Per concludere, infatti, vogliamo ribadire che nelle abitazioni, sprovviste per la gran parte di impianti di condizionamento, è necessario procedere alla installazione di umidificatori idonei, in grado di riequilibrare il contenuto di umidità nell'aria ambientale, nel senso che avvalendosi di opportuni dosatori siano capaci anche di ridurre una eventuale umidità eccessiva, dannosa a sua volta e causa primaria di inquinamento indoor.

E' indispensabile, quindi, usare umidificatori in grado di ristabilire rapidamente una appropriata percentuale di umidità, scarsamente rumorosi, dotati di sicurezza assoluta e con un elevato rendimento. Il medico, e specialmente il pediatra, non può ormai ignorare la fondamentale importanza che riveste il microclima negli ambienti occupati dai suoi pazienti e, in particolare, deve interessarsi direttamente anche dei principali fattori "ecologici", quali l'umidità, la temperatura e la ventilazione, dai quali può dipendere in notevole misura la salute ed il benessere di chi vi abita.

Prof. Giovanni Cristianini
http://www.geragogia.net/


TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE

Teniamoci in contatto!
Iscriviti gratis alla newsletter di Margherita.net. Ricevi i nostri aggiornamenti settimanali direttamente nella tua mailbox

ADVERSUS
Moda uomo, modelle, stile e tendenze capelli uomo. Fai click qui, leggi ADVERSUS
Fai di Margherita.net la tua homepage. Basta fare click qui

Teniamoci in contatto! :-)
Iscriviti gratis alla newsletter di Margherita.net.
Ricevi i nostri aggiornamenti settimanali direttamente nella tua mailbox