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La mestruazione dolorosa In questa nota
sulla dismenorrea partiamo dalla considerazione statistica, probabilmente
ignorata dalle nostre lettrici, che ben il 60% e più delle donne
soffre di dolori mestruali, mentre una percentuale fortunatamente minore
accusa dolori talmente importanti, nel corso dell'evento mestruale,
da dovere sospendere il lavoro o qulsiasi altra attività.
Il termine scientifico è "dismenorrea", espressione
classica con la quale nel lessico medico si vuole indicare la mestruazione
che si accompagna a dolori addominali per lo più di tipo colico,
che talvolta possono anche precedere il flusso ematico ed essere associati
spesso a disturbi di tipo sistemico e a dolori lombari, come vedremo
in seguito.
A questo proposito va detto che molte donne (ed anche qualche medico)
equiparano, sbagliando, i dolori mestruali alla cosiddetta sindrome
premestruale, quando è ormai accertato che quest'ultima è
una evenienza clinica ben diversa e con caratteri differenti rispetto
alla dismenorrea.
Ne parleremo in una prossima occasione. Rimanendo nel nostro tema una
prima distinzione può e deve essere fatta tra dismenorrea primitiva
e secondaria. Nel primo caso si hanno crampi uterini, talvolta anche
invalidanti, come abbiamo accennato, in donne peraltro con flusso mestruale
normale, regolarmente preceduto da ovulazione, e senza evidenza clinica
di alterazioni pelviche. E' la dismenorrea che qualcuno chiama anche
idiopatica o funzionale (o anche psicogena) e che sembrerebbe determinata
da una "ischemia" uterina, forse determinata dalle prostaglandine
con un meccanismo non ancora del tutto chiarito. Più esattamente
i dolori mestruali sarebbero causati dalle contrazioni dell' utero innescate,
come abbiamo appena detto, dall' eccesso di una prostaglandina (F2 alfa)
, particolare sostanza "ormonale" prodotta durante il ciclo
mestruale quando si verifica lo sfaldamento dell'endometrio.
Se la dismenorrea, invece, si presenta associata a malattie pelviche,
quali ad esempio quelle uterine, annessiali o vaginali, si adotta la
definizione di dismenorrea secondaria o sintomatica. In questo gruppo
alcuni Autori farebbero rientrare la dismenorrea congestizia, dovuta
a congestione degli organi genitali interni, la dismenorrea mambranacea
, caratterizzata da espulsione di mucosa uterina (endometrio) in forma
laminare ed, infine, la dismenorrea ostruttiva, conseguente a determinate
condizioni che ostacolano il flusso del sangue mestruale, come può
accadere nelle malposizioni uterine o nella stenosi del canale cervicale.
Per quanto riguarda il quadro sintomatologico delle forme secondarie
dobbiamo ripetere che predominano i dolori a tipo di colica uterina,
come del resto nelle forme che abbiamo definito primitive, con qualche
variazione, però, a seconda della affezione pelvica in causa.
Sono dolori intermittenti e presenti per tutta la durata del periodo
mestruale nelle forme tipicamente uterine, compaiono solo verso la fine
nelle salpingo-ovariti e nella endometriosi, mentre si presentano nel
periodo iniziale nei casi dovuti a stenosi meccanica e nelle ore precedenti
l'inizio del flusso in quelle congestizie.
Ma a noi interessa, in conclusione, puntualizzare soprattutto l' aspetto
patogenetico della forma più comune e diffusa, vale a dire della
dismenorrea primitiva o idiopatica, quella cioè che non può
essere collegata ad altra patologia organica dell'area pelvica. Ebbene,
in questa forma si è riusciti a dimostrare, già da parecchi
anni, che nelle donne con forti dolori mestruali si potevano evidenziare
alte concentrazioni della nominata prostaglandina nel sangue mestruale
e, di conseguenza, si poteva pensare che tale ormone entrasse in circolo
durante la fase di sfaldamento dell'endometrio e facesse quindi contrarre
energicamente l'utero, provocando il tipico dolore crampiforme attribuito
alla colica uterina.
Per quanto riguarda la terapia farmacologica, questa deve sempre essere
preceduta dalle indagini necessarie ad escludere la presenza di patologie
organiche (praticamente le forme di dismenorrea secondaria) , perché
in tale caso si deve provvedere sempre al trattamento della malattia
di base, quali l'endometriosi, le infezioni e le altre affezioni che
abbiamo più sopra nominato. Inoltre va tenuto presente che le
cure che servono ad alleviare la dismenorrea primaria hanno effetto
anche in quella secondaria e potrebbero mascherare, in questo caso,
la malattia sottostante.
Gli antinfiammatori non steroidei (Fans), specialmente se assunti
prima che si manifesti il dolore mestruale, ma anche subito dopo, sono
in grado di inibire la biosintesi delle prostaglandine (e quindi anche
di quella F2 alfa) e di conseguenza gli spasmi uterini che causano il
dolore.
Possiamo nominare alcune molecole quali l'indometacina, il diclofenac,
l'ibuprofen, il ketoprofene,il naproxen, ecc..,tutte impiegabili nel
caso specifico con le avvertenze e le controindicazioni che l'uso di
questi farmaci comporta. Sono consigliabili anche gli anticoncezionali
orali che, eliminando l'ovulazione, intervengono anche sulle alterazioni
ormonali correlate ai crampi uterini, nonostante alcune donne non rispondano
sempre a questo trattamento.
Naturalmente sono consigliabili sempre la riduzione dello stress ed
il riposo.
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