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Melatonina, chi la ricorda?

Ora che un pò tutti hanno gettato acqua sul fuoco del facile entusiamo che aveva, a suo tempo, suscitato la melatonina ( basti pensare alla multiterapia Di Bella ), forse è il momento, a questo punto, di tirare un po' le somme sulle eventuali e possibili proprieta' terapeutiche della sostanza, senza continuare ad alimentare illusioni e false speranze. Lo facciamo volentieri, sia pure a scopo divulgativo e soprattutto educazionale, anche perchè una delucidazione al riguardo ci è stata richiesta da alcune delle nostre lettrici, che aspettano ormai da troppo tempo una risposta in proposito.

Per prima cosa dobbiamo ricordare a chi legge che cosa sia la melatonina. Ebbene, in poche parole, si tratta semplicemente di un ormone, di un increto che viene prodotto da una ghiandola, detta appunto a secrezione interna, che è poi l'epifisi, o ghiandola pineale, la quale si trova alla base del cervello. Nella sua biosintesi si parte dal triptofano ( un aminoacido ) e, attraverso la serotonina, si arriva alla melatonina. La sua produzione segue un ritmo circadiano ( varia cioè secondo le ore del giorno ): inizia verso sera, raggiunge il massimo in piena notte e verso il mattino scende a valori minimi, mantenendosi poi a tali livelli per tutto il giorno.

In altre parole, secondo meccanismi piuttosto complessi, quando la retina non è più colpita dalla luce ( in condizioni di oscurità ) l'epifisi viene maggiormente stimolata a produrre melatonina. E' probabile che nel corso dell'evoluzione, sulla base dell'alternarsi della luce e del buio, l'organismo umano abbia adottato ritmi di sonno e di veglia, aiutato anche dall'increzione ritmica di melatonina, come del resto succede a molti altri animali che risentirebbero di tale azione ormonale anche in altre evenienze, come le migrazioni, il letargo invernale e, sembra, la stagione degli amori. Per curiosità ricordiamo che la melatonina si trova diffusa in natura, anche in alcuni alimenti (banane, riso, ecc…) ed in certe piante medicinali come, ad es., l'hypericum.

Ora che abbiamo accennato, molto approssimativamente, a qualche aspetto funzionale della melatonina, vediamo di esaminare quelle che potrebbero essere le sue attività riconosciute e dimostrate in alcuni studi riportati dalla letteratura medica internazionale. Mi sembra sia necessario e doveroso fare, seguendo questa via, il punto della situazione e riesaminare, a distanza di qualche anno, quello che possiamo dire oggi, a mente fredda, dopo che stampa e televisione hanno soffiato sul fuoco del facile entusiasmo presentando la sostanza quasi come il toccasana di tutti i mali, anche se, nel nostro paese, non va dimenticato, la melatonina non è stata mai inserita nel normale ciclo distributivo dei farmaci ufficiali.

Vediamo di prendere in considerazione, per semplificare le cose, quello che della melatonina si può considerare dimostrato e quanto invece non è affatto provato in alcun modo e si presta soltanto a creare false aspettative in molti pazienti.
Abbiamo premesso che nel corso dell'evoluzione gli organismi si sono organizzati in un ritmo di sonno e veglia. In alcune particolari situazioni come in quella di coloro che compiono lunghi viaggi aerei intercontinentali che comportano il rapido attraversamento di diversi fusi orari ( ma anche, semplicemente, nei soggetti non vedenti ) si può abbastanza facilmente registrare uno sfasamento di questa specie di orologio biologico. In altri termini nei lunghi viaggi aerei transmeridiani ( più frequentemente in quelli verso est che verso ovest ) viene indotta una desincronizzazione dei ritmi circadiani con insorgenza di un caratteristico corteo sintomatologico.

Sembra accertato che in questi casi la melatonina sia in grado di svolgere un effetto di regolarizzazione, nel senso che dimostrerebbe un effetto positivo nel ripristinare più rapidamente il normale ritmo sonno - veglia e sarebbe cioè particolarmente utile nel trattamento del "jet - lag" che comprende, come è noto, oltre ai disturbi del sonno, malessere, stanchezza, iporessia (diminuzione dell'appetito ) ed alterazioni della performance psichica. In questi casi la posologia prevede somministrazioni giornaliere variabili tra i 4 e gli 8 mg, prima di iniziare il volo, durante lo stesso e per alcuni giorni dopo essere giunti a destinazione. Dobbiamo rimarcare, però, che gli studi a cui ci riferiamo, pur essendo stati condotti in modo corretto sul piano della metodologia, hanno complessivamente raccolto casistiche piuttosto limitate, il che ci obbliga a considerare i risultati, almeno per ora, con una certa cautela.

Un osservazione interessante, a proposito della increzione di melatonina in rapporto all'età, riguarda i soggetti anziani, nei quali la produzione notturna dell'ormone si ridurrebbe in modo progressivo con il trascorrere degli anni e questo fatto sembrerebbe probabilmente contribuire a determinare i noti e frequenti disturbi del sonno che caratterizzano l'età senile. Uno studio recente, randomizzato in doppio - cieco, ha preso in esame un gruppo di anziani con ridotte concentrazioni ematiche dell'ormone e che per di più assumevano regolarmente benzodiazepine e/o beta - bloccanti che sembra siano in grado di ridurre ulteriormente la produzione di melatonina. Messi a confronto con un gruppo di controllo di anziani non-insonni, dopo tre settimane di trattamento con piccole dosi di melatonina ( 2 mg per notte), si è potuto dimostrare un miglioramento significativo della qualità del sonno, vale a dire un addormentamento più rapido ed un minor numero di risvegli notturni. Non è risultato invece prolungato il periodo totale di sonno per notte (Lancet,1995 ).

Alla melatonina sono attribuiti inoltre numerosi altri effetti che tuttavia non hanno trovato ancora conferma da parte della ricerca scientifica ufficiale, al contrario di quelli che abbiamo appena menzionato, e pertanto verranno elencati, qui di seguito, per soddisfare la curiosità delle lettrici ed anche per fare della corretta informazione in un campo che si è prestato sinora a molte ambiguità.

Alla melatonina è stata attribuita, ad esempio, una certa efficacia anticoncezionale, se associata ad un progestinico, una capacità di inibizione nei confronti di alcuni fattori di crescita tumorale ed anche qualche risultato nel trattamento dei malati di AIDS. Inoltre alla melatonina è stato riconosciuto un effetto anti - invecchiamento, dovuto al suo potere antiossidante, ed una attività ipocolesterolemizzante non ancora chiaramente interpretata. Ricordiamo infine la sua ipotetica utilità antidepressiva e, infine, la presunta attività afrodisiaca, che è stata peraltro smentita ( Nature,1996 ).

Per concludere possiamo affermare che, in base ai dati in possesso degli studiosi, la melatonina deve definirsi una sostanza le cui proprietà sono ancora largamente sconosciute, anche perché il suo impiego nell'uomo è relativamente recente. Gli unici dati dimostrati ( e pertanto convincenti ) riguardano il suo impiego come regolarizzatore del sonno nei lunghi viaggi aerei ( jet-lag ) e, forse, nella salvaguardia del riposo notturno nell'anziano. La melatonina, si badi bene, è ancora una sostanza abbastanza usata, come automedicazione, nelle situazioni che abbiamo descritto ed anche in altre, dove potrebbe risultare non del tutto innocua. Mancano ancora, come abbiamo sottolineato, sufficienti ricerche che ne sanzionino l' effettiva validità in molti casi ed una comprovata sicurezza di trattamento, tale da scagionare l'uso indiscriminato che ne è stato fatto, specialmente negli anni passati.

Prof. Giovanni Cristianini
Primario Internista Ospedaliero

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