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La mania degli acquisti

Non so se siate a conoscenza, care lettrici, dell'esistenza di non poche persone, per lo più appartenenti al vostro sesso, che nella letteratura psichiatrica mondiale sono definite come "compulsive shoppers". Cercherò di dirvi qualcosa in proposito nel modo più semplice possibile anche perchè siamo ormai molto prossimi alle Feste Natalizie e molte di voi stanno certamente programmando come spendere la "tredicesima" nel modo migliore, evitando le spese inutili e, aggiungo io, quelle soprattutto che potrebbero essere frutto di una vera e propria compulsione.

Ma state bene a sentire. Quelle tali persone che abbiamo chiamato " compratrici coatte" sono generalmente donne, come dicevamo, spesso giovani, che presentano una compulsione patologica a fare acquisti. Ma vediamo anzitutto di spiegarci. Potremmo definire semplicemente la compulsione come un comportamento anomalo, dovuto ad una coercizione psichica, ricorrente e persistente, con gli stessi caratteri formali delle ossessioni, delle quali rappresenta spesso una manifestazione associata e secondaria. E' una specie di atto obbligato, riconosciuto come patologico dallo stesso interessato, con un'ampia variabilità di contenuti che vanno da quelli sessuali, aggressivi alle compulsioni religiose, di controllo, ecc...

Ma a noi interessa oggi il "compulsive buying", vale a dire quel comportamento problematico ed incontrollabile che certe donne presentano nei confronti degli acquisti e delle compere, verso le quali hanno una spinta irrefrenabile, un atteggiamento di tipo compulsivo appunto. Non chiedetemi che peso possa avere, sugli impulsi di tali soggetti, il bombardamento pubblicitario prenatalizio che, attraverso i media, ha raggiunto ormai livelli ed effetti tali che non migliorano certo la loro situazione clinica, non solo, ma che si fa certamente sentire anche sulle numerose donne "borderline", al confine cioè tra la normalità e la presenza di un comportamento compulsivo appena accennato o latente.

Volendo andare più a fondo su quest'ultimo aspetto, cui abbiamo accennato parlando dell'influenza pubblicitaria sulle donne a rischio (e naturalmente anche sulle donne in genere), dobbiamo ovviamente distinguere l'acquisto compulsivo isolato, che si verifica anche nelle donne che hanno un comportamento "normale", da quello che è invece il comportamento "ripetitivo e patologico" delle compulsive shoppers, la cui connotazione clinica è rappresentata da una spinta irrefrenabile e da una concomitante preoccupazione per l'atto di acquistare, che si compie sempre per un impulso ripetitivo, vissuto come irresistibile ed intrusivo, con forte sofferenza interiore e danno personale e familiare.
A questo proposito si deve precisare anche che in caso di mania degli acquisti o di compulsive buying, detta anche oniomania dai nostri psichiatri, certi beni commerciali sono solitamente acquistati impulsivamente più di altri (ad esempio i vestiti attirano più di altri articoli, certamente più delle attrezzature per la cucina) a seconda del sesso, ovviamente, della classe sociale e del livello culturale, per via di un diverso significato simbolico che viene attribuito ad ognuno di essi e per il variabile impatto emozionale.

Ma quali sono le dimensioni effettive di questo disordne psichiatrico, che abbiamo visto interessare marginalmente anche molte donne "normali"? Studi recenti dimostrano che la prevalenza dell' "uncontrolled buying" nella popolazione generale dei paesi occidentali supera di poco l'1%, ma se consideriamo i casi con disturbi modesti e saltuari , riguardanti generalmente soggetti che non ne riportano di solito un grave danno sociale e finanziario, e vi aggiungiamo poi quelli, numerosi, di "compensatory buying" che specialmente nelle donne servono abbastanza spesso ad alleviare sottostanti situazioni distimiche (transitorie), si raggiungono facilmente percentuali statistiche molto più alte.

La relazione che probabilmente sussiste tra "compulsive buying" e depressione è abbastanza complessa e non intendiamo trattarne in chiusura di articolo, ma vorremmo soltanto fare un paio di puntualizzazioni ricordando che le donne oniomaniache presentano molto spesso episodi depressivi nel corso dei quali si accentua, appunto, la compulsione all'acquisto e che alcune pazienti riferiscono spesso un miglioramento del tono umorale solo con il fare shopping. D'altra parte è altrettanto noto che la compulsione risponde bene ai farmaci antidepressivi.

Prima di concludere vorrei che le nostre lettrici, mi riferisco alle più spendaccione, non venissero eccessivamente traumatizzate dalla lettura di queste righe. A tale fine vorrei precisare che va tenuto distinto nettamente il comportamento normale (o abbastanza normale) del comprare compulsivamente da quello che abbiamo, più sopra, definito come ripetitivo, intrusivo e patologico, che solo porta a gravi situazioni di stress personale, socio-familiare e finanziario.

Ci sarebbe una pillola "ad hoc" particolarmente efficace per curare la mania degli acquisti nelle donne che hanno episodi solo saltuari di compulsioni alle compere (le nostre mogli?). Il nome chimico è fluvoxamina e dovrebbe già essere in commercio, anche se non ho avuto ancora modo di sperimentarla. Non credo che abbia anche un effetto sintomatico, cioè immediato, ma sarebbe interessante, in questo caso, somministrarlo a molte donne un momento prima di uscire di casa. Aspetto molte lettere dai mariti che leggono Margherita.

Prof. Giovanni Cristianini
http://www.geragogia.net/


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