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Malattie del fegato

E' il viscere più voluninoso dell'organismo umano, pesa circa 1 Kg e 1/2 ed ha dimensioni simili a quelle di un pallone da rugby. Si trova nella parte superiore dell'addome, al di sotto del diaframma, ed il suo lobo destro è situato interamente sotto l'emicostato dello stesso lato.

Ma quali sono le funzioni principali che svolge questo organo, che può considerarsi un vero e proprio laboratorio del corpo umano? Innanzitutto trasforma il cibo, già digerito dallo stomaco e dall'intestino, nelle sostanze chimiche più svariate, che sono necessarie per tutte le funzioni vitali dei diversi organi ed apparati.In altre parole regola il metabolismo di molti principi nutritivi come i carboidrati, i grassi , le vitamine, gli ormoni, l'alcol e numerosi altri fattori, tra cui quelli che controllano l'immunità e la coagulazione.

Poi interviene nella modificazione di molti farmaci che possono così esercitare le funzioni terapeutiche per le quali sono stati assunti e provvede, inoltre, alla loro eliminazione una volta che è stata espletata la loro azione curativa. Allo stesso modo è in grado di trasformare molti composti tossici in sostanze non più dannose ed eliminabili dall'organismo attraverso i vari emuntori. Infine ricordiamo che produce il succo biliare, raccolto nella colecisti, e successivamente avviato al duodeno ( ed a tutto l'intestino ) dove interviene nella digestione dei grassi e di altri nutrienti.
Le malattie che possono colpire il fegato sono numerose e possono essere più o meno gravi: le più frequenti ed importanti sono le epatiti virali, la cirrosi epatica di diversa eziologia, la calcolosi biliare, le malattie di fegato da abuso alcolico ed il cancro del fegato ( primitivo e secondario ).

Come ci si accorge di avere una malattia epatica? Ai nostri lettori possiamo ricordare solo i più importanti sintomi clinici, senza oviamente toccare il tema delle numerose indagini di laboratorio e strumentali che, il più delle volte, ci permettono di porre una diagnosi precisa delle varie patologie epatiche.

I segni più importanti e "patognomonici" di malattia epatica sono l'ittero, le urine "scure", le feci acoliche, cioè scolorite, l'ascite ( accumulo di liquidi nella cavità peritoneale ), l' ematemesi, cioè vomito di sangue, stanchezza, il calo ponderale, ma anche un improvviso aumento di peso correlato all'ascite, i dolori addominali (coliche ), i disturbi del sonno, la confusione mentale fino al coma vero e proprio.
A parte vanno trattate le "epatiti virali" che sono dovute all'infezione epatica dovuta ad un virus (A,B,C ed altri ) e che possono presentarsi in forma acuta e cronica a seconda del tipo eziologico e del decorso che possono avere.Le epatiti B e C, infatti possono divenire croniche, mentre l'epatite A ( eccettuata la forma cosiddetta "fulminante") si risolve con la guarigione dopo la fase acuta. Sono soggetti a rischio di epatite A coloro che viaggiano nei paesi in via di sviluppo ( e non sono vaccinati ) e di epatite B e C i soggetti politrasfusi, gli emofilici, quindi, i tossicodipendenti, coloro che hano rapporti sessuali"non protetti" con partner infetti, i conviventi con soggetti infetti, i neonati da madre infetta ed il personale sanitario in genere.
Si può prevenire l'epatite virale? Si, ma soltanto per le forme A e B tramite la somministrazione dei rispettivi vaccini, dato che non è attualmente disponibile un vaccino per l'epatite C.

Per concludere possiamo tranquillizzare chi ci legge asserendo che l'epatite virale ( B e C ) non viene trasmessa dal semplice contatto con le persone infette ( avvenendo il contagio solo per via parenterale ), per cui non sono considerati a rischio atti come: dare la mano, visitare soggetti infetti, mangiare cibi cucinati da individui infetti, la tosse e lo starnuto.

Come ci si deve curare? In fase acuta si raccomanda soprattutto il riposo e l'astensione dalle bevande alcoliche, nelle forme croniche ( B e C ) si impiegano farmaci come l'interferone, eventualmente associato ad altri presidi farmaceutici ( ribavirina per l'epatite C ), i quali possono portare alla eliminazione del virus in una discreta percentuale dei pazienti curati.

Prof. Giovanni Cristianini
http://www.geragogia.net/


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