OGGI È  
Donne, moda e tendenze capelli . Il sito delle donne online

Home | Donne e salute | Starbene | Starbene

La malattia da lassativi La cosiddetta "malattia da lassativi" è determinata, appunto, dall'uso intensivo e prolungato nel tempo di tali farmaci, generalmente per un atteggiamento fobico, come vedremo, nei confronti della stipsi o per un desiderio ossessivo di dimagrire, nel qual caso vengono spesso assunti, assieme, anche i diuretici.

I purganti hanno certamente rappresentato, nella storia dell' uomo, una delle terapie più antiche ed anche oggi rimangono la più frequente modalità di automedicazione, malgrado i danni che possono talora comportare e dei quali ci occuperemo in questa concisa nota, che è educazionale e divulgativa nello stesso tempo.

Ma perchè si instauri un vero e prorio evento morboso è necessario che l'ingestione di lassativi, catartici o purganti ( a seconda dell'intensità degli effetti ) sia consistente, continua e prolungata e non si riferisca soltanto ad una assunzione regolare nel tempo di dosi efficaci di questo o di quel farmaco.
La malattia da lassativi, intesa in tal senso, si riscontra quasi esclusivamente nel sesso femminile, e può riflettere in qualche caso un atteggiamento fobico - ossessivo ( e spesso compulsivo ), che intende contrapporsi ad una ansietà endogena di tipo nevrotico.

Quali sono i lassativi più frequentemente incriminati? Generalmente la fenolftaleina, gli antrachinonici vegetali (senna) o di sintesi ed i lassativi salini, mentre non sono mai in causa, come determinanti di malattia, le mucillagini, gli olii minerali e i disaccaridi quali il lattulosio.

La fisiopatologia ( cioè il meccanismo d'azione ) dei lassativi non è ancora conosciuta perfettamente e possiamo solo dire che i lassativi "da contatto" agirebbero sui plessi nervosi della parete intestinale, con aumento della peristalsi e della velocità di transito, inizialmente, e con successiva evoluzione verso l'atonia colica. Nel caso dei lassativi salini, che agiscono per effetto osmotico, si realizzerebbe una deplezione potassica e sodica con ipovolemia ed iperaldosteronismo secondario, che aggraverebbe ulteriormrnte le perdite di potassio. In definitiva possiamo dire che il quadro comune sarebbe quello di una enteropatia essudativa, interessante il tenue ed il colon, con anormale permeabilità della mucosa digestiva, con assorbimento di tossine dal lume colico e con un' importante ipoprotidemia.

Il quadro clinico è spesso variabile e polimorfo, rappresentato da diarrea, dolori addominali, anoressia e vomito ( quest'ultimo spesso provocato dalla paziente stessa ), manifestazioni acute della ipokaliemia ( in un terzo dei casi ) ed amenorrea frequente. All'esame endoscopico si può evidenziare una melanosi rettocolica, dovuta all'assorbimento regolare di antrachinone.

Per quanto riguarda la diagnosi, una tale forma morbosa deve essere sempre presa in considerazione quando ci si trovi dinanzi ad una donna ancora giovane con una diarrea acquosa cronica e con segni di ipopotassiemia all'esame elettrocardiografico, che venga confermata dall'esame di laboratorio (elettrolitemia ).

Dato che il più delle volte l'assunzione di lassativi viene negata dalla paziente, per arrivare all'accertamento diagnostico è necessario ricercare ( e possibilmente arrivare alla identificazione ) delle stesse sostanze nelle feci, come è possibile ottenere con la fenolftaleina e con il solfato di magnesio o dei loro metaboliti nelle urine, nel caso si tratti invece di antrachinonici. Un altro dato di conferma può essere fornito dall'esame endoscopico ( colonscopia ) e bioptico di una melanosi cronica del colon, sempre nel caso di una assunzione di lassativi antrachinonici. All 'esame radiologico (clisma opaco ) si nota la perdita delle haustrazioni ed una irregolarità di calibro del colon, la valvola ileo-cecale beante e la scomparsa del rilievo mucoso.

La terapia si basa sulla correzione degli squilibri idroelettrolitici e dell' eventuale stato di denutrizione. Naturalmente va sempre reimpostato il trattamento della stipsi, se presente. Non sempre si hanno buoni risultati ed è consigliabile, spesso, avvalersi della collaborazione di uno psichiatra.

Prof. Giovanni Cristianini
http://www.geragogia.net/


TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE

Teniamoci in contatto!
Iscriviti gratis alla newsletter di Margherita.net. Ricevi i nostri aggiornamenti settimanali direttamente nella tua mailbox

ADVERSUS
Moda uomo, modelle, stile e tendenze capelli uomo. Fai click qui, leggi ADVERSUS
Fai di Margherita.net la tua homepage. Basta fare click qui

Teniamoci in contatto! :-)
Iscriviti gratis alla newsletter di Margherita.net.
Ricevi i nostri aggiornamenti settimanali direttamente nella tua mailbox