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L'ipocondria La maggior parte dei medici pratici conosce molto bene quei soggetti che si preoccupano eccessivamente del loro stato di salute e si lamentano con insistenza di uno o più organi che possono essere talvolta anche obiettivamente sani.

La caratteristica più rilevante, in questi casi, è la sproporzione tra il disturbo organico o funzionale ( quando ci sono ) e lo stato di apprensione del paziente. Questa divergenza o divario può sussistere, infatti, anche quando le alterazioni sono minime e trascurabili o, addirittura, come dicevamo, assenti, caso nel quale la patologia è esclusivamente di tipo psicopatologico e le origini della molestia vanno ricercate anzitutto nella sfera emotiva, piuttosto che in quella fisica.

In altre parole, quando il medico è in grado di dimostrare a sé stesso ( ma non a convincere il diretto interessato ) la mancanza di qualsiasi patologia organica o funzionale che possa spiegare i sintomi e la preoccupazione lamentati dal suo paziente, la domanda a cui deve dare una risposta è perché mai quest'ultimo non possa ( o non voglia ) accettare le rassicurazione che gli vengono fatte dal suo Curante, anche sulla base di precisi riscontri laboratoristici e strumentali.

Si tratta verosimilmente, in questi casi, di bisogni psicologici nascosti che impediscono al paziente di abbandonare le sue assurde preoccupazioni e ci troviamo, sicuramente, nel campo impraticabile dell'ipocondria. Dal punto di vista etimologico il termine vuol dire " al di sotto dell' ipocondrio", vale a dire di quella parte del corpo umano che si trova " al di sotto delle cartilagini" che stanno alla base del torace. In questa sede, infatti, fino dall'antichità, erano frequentemente localizzati sintomi di tipo ipocondriaco, allora riferti per lo più alla milza, e non certamente a processi psicologici inconsci, come si fa oggi. Ma il termine è rimasto e non è tanto facile trovarne un altro che lo possa sostituire, motivo per cui ce lo teniamo, anche perché suona meglio di "eccessiva preoccupazione per la salute" e di altre locuzioni di analogo significato.

Ed è ancora meno facile trovare una definizione semplice ( e adatta al nostro pubblico ) del disturbo ipocondriaco, come lo intende oggi la medicina moderna. Questo malessere potrebbe essere indicato, in modo piuttosto approssimativo, come una morbosa preoccupazione avente per oggetto le strutture e le funzioni del proprio corpo, con il conseguente sviluppo a livello mentale di un tenace e profondo convincimento di essere affetti da grave malattia. Una tale condizione è caratterizzata, d'altra parte, dal fallimento clinico di ogni tentativo per mettere in evidenza una qualunque base organica, o comunque patologica, a spiegazione della sintomatologia accusata dal paziente, la cui convinzione infondata di essere malato non trae giovamento in alcun modo dalle rassicurazioni dei vari medici da esso ripetutamente ed ostinatamente consultati.

I sintomi ipocondriaci possono associarsi ad altre patologie psichiatriche ( specie la depressione, la schizofrenia, alcune nevrosi ), ma possono talvolta instaurarsi, in modo episodico, anche in persone del tutto normali durante particolari situazioni di stress. Nei trattati specialistici si riporta di solito, quale esempio, la situazione transitoria che si riscontra, abbastanza di frequente, negli studenti di medicina che, nei primi contatti con l'ambiente clinico, sviluppano abbastanza spesso una serie di sintomi tipicamente di tipo ipocondriaco. Nel caso che tali disturbi compaiano al di fuori di situazioni di stress, si deve però sospettare sempre una patologia sottostante più grave, come abbiamo già detto.
In fase diagnostica non si deve mai dimenticare, infatti, che una percentuale non trascurabile dei casi affetti da ipocondria può essere secondaria ad altre malattie mentali, o a queste associata, mentre una percentuale minore non presenta malattie psichiatriche di sottofondo e costituisce quell'entità morbosa che generalmente viene definita ipocondria primaria, che non comporta mai disturbi funzionali corporei e viene anche indicata, in casi particolari, come neurosi ipocondriaca da alcuni o, anche, come personalità ipocondriaca da altri.

Nella categoria della ipocondria primaria rientrano quei pazienti, ben conosciuti da tutti i medici, che sono gli abituali frequentatori di tanti ambulatori, passano da uno specialista all'altro e non traggono mai giovamento alcuno dalle numerose cure praticate.Non solo, ma il quadro clinico risulta sempre invariato, nella loro lamentazine anamnestica, da non permettere mai una qualsivoglia diagnosi dimostrabile sul piano scientifico, nonostante tutti i riscontri laboratoristici e strumentali richiesti con insistenza dal paziente e messi in atto dai Curanti. In altre parole il sintomo ( o i sintomi ) persistono e vengono "lagnosamente" denunciati in continuazione al medico, come del resto perdura l'invalidità accusata dal paziente, nonostante tutti i test e gli accertamenti eseguiti continuino a risultare negativi.

I vari tentativi di trattamento del soggetto ipocondriaco presuppongono, innanzitutto, che venga stabilito se tale sintomatologia possa essere inquadrata in un'altra sindrome psichiatrica, e per chiarire un tale aspetto può essere necessario un consulto specialistico che permetta di individuare la eventuale patologia sottostante e la conseguente necessità di impostare una adeguata terapia ad hoc della forma principale.

Se si tratta di ipocondria primaria la situazione si presenta, se possibile, ancora più difficile, perché il medico deve rinunciare in qualche modo al classico concetto di "cura", cui è abituato per formazione, dato che questi pazienti necessitano soprattutto di mantenere i propri sintomi. Il medico ideale per un ipocondriaco di questo tipo in realtà non esiste. Dovrebbe essere un medico che non si aspetta di ottenere alcun risultato nel trattamento, dato che il paziente coesiste, come abbiamo ripetuto, con i suoi sintomi e "non vuole" che siano curati. E questo perché gli è necessaria una relazione con il medico, cosa che sembra rappresenti l'unico e sicuro rapporto umano nella sua vita.

Ed appunto perché è piuttosto difficile trovare questo tipo di medico, disposto ad essere sconfitto da malati "senza malattia", molti centri ospedalieri sono dovuti ricorrere a personale paramedico, opportunamente, preparato, in grado di fornire una assistenza ambulatoriale di questo tipo agli ipocondriaci, sotto la supervisione della Direzione Sanitaria. Ci si limita, in sostanza, in questo tipo di strutture, a seguire semplicemente il decorso della malattia in tali pazienti, che vengono soprattutto osservati ed ascoltati, ed un tale atteggiamento "curativo" si sarebbe dimostrato, paradossalmente, il più efficace per gestire e, in parte, per contrastare la sindrome ipocondriaca primaria.

Prof. Giovanni Cristianini
http://www.geragogia.net/


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