Si legge da un po' di tempo a questa parte, sulle riviste femminili
ed anche negli inserti di qualche quotidiano, che esistono anche grassi
utili e benefici e che non tutti gli alimenti di questo tipo debbono
essere guardati con sospetto per gli effetti negativi che vengono spesso
loro genericamente attribuiti sulla salute. Già si sapeva, peraltro,
che esistevano i grassi cosiddetti saturi, di origine prevalentemente
animale che, tra l'altro, aumentano il tasso ematico di colesterolo
e, con esso, il rischio di malattie cardiovascolari. Come si conoscevano,
del resto, gli acidi grassi polinsaturi che, meno ricchi di idrogeno,
erano e sono tuttora consigliati da medici e dietologi perché
hanno meno effetti indesiderati, non solo, ma alcuni di essi presentano
anche importanti funzioni di protezione nell'organismo umano. Ci riferiamo
agli acidi grassi omega 3 che sono contenuti soprattutto nei pesci azzurri,
in qualche olio di semi ed in altri alimenti. Ma vediamo di affrontare
questo argomento da un punto di vista più strettamente medico,
cercando sempre di essere comprensibili al lettore, volgarizzando gli
argomenti, se necessario, ma senza alterarne la sostanza.
Cominciamo con il fare un accenno agli eschimesi, dai quali dovremmo
imparare ad alimentarci per salvaguardare il nostro apparato cardiocircolatorio
e non soltanto quello. E questo per il semplice dato statistico che
questa popolazione, che si nutre quasi esclusivamente di pesce (il rapporto
con gli italiani è di 15 ad 1), è colpita da malattie
cardiache e dei vasi dieci volte inferiore, circa, a quella dei popoli
europei. La domanda che sorge spontanea di fronte a questi indiscutibili
dati statistici è molto semplice e facilmente intuibile: perché
il pesce consumato dagli eschimesi (merluzzo, aringhe, sardine, sgombri .)
ha queste importantissime e salutari proprietà?
L'abbiamo già detto. Si tratta di una particolare categoria di
acidi grassi contenuti nella carne di quei pesci, e cioè gli
"acidi omega 3" (eicosapentanoico e dicosaesanoico) che abbassano
innanzitutto il livello dei trigliceridi nel sangue, che sono un fattore
di rischio aterosclerotico , hanno una azione sicura azione antiaggregante
piastrinica, che si oppone a trombosi ed embolismo, e per di più
sembra che intervengano anche nella riduzione della pressione arteriosa.
Ma qualcuno potrebbe osservare che questi dati statistici non è
escluso che possano mettersi in relazione con fattori genetici, tipici
di quella razza, e non abbiano nulla a che fare con la dieta a base
di pesce. Ed invece è stato dimostrato che proprio la dieta che
sta alla base di tale alimentazione è un fattore di fondamentale
importanza nella prevenzione delle malattie menzionate.
C'è tutta una serie di studi prospettici nella letteratura medica
internazionale, condotti su non eschimesi, che dimostrano l'importanza
degli acidi omega 3. In un numeroso gruppo di cittadini inglesi che
avevano subito un infarto miocardico si è visto, infatti, che
una dieta a base di pesce riduceva la mortalità nel post-infarto
di quasi un terzo rispetto a gruppi di controllo trattati con terapia
tradizionale. Inoltre nello stato di Washington ( Seattle ) si è
potuto rilevare, in uno studio retrospettivo, che una dieta ricca di
" Omega 3" (un po' più di un etto di pesce alla settimana,
vale a dire 6 gr di quegli acidi grassi al mese) riduce della metà
il rischio di arresto cardiaco per fibrillazione ventricolare. Inoltre
altre ricerche, sempre di studiosi inglesi, hanno messo in evidenza
un effetto benefico di tali acidi (e questo interessa certamente le
lettrici più giovani ) anche sulla pelle, che risulta meno colpita
da eczemi, psoriasi, acne.
Ma c'è da aggiungere un dato importante. Il nostro organismo
non è in grado di fabbricare questi acidi grassi che debbono
essere, pertanto, assunti con l'alimentazione, come dicevamo, o con
integratori dietetici. Oggi ci sono in commercio addirittura alcuni
alimenti, come il latte, arricchiti di qusti acidi e, all'estero, anche
la margarina e, si legge, persino pane e pasta.
Un'ultima avvertenza riguarda la cottura: sono ammessi tutti i tipi
se si esclude la frittura che, sembra, distrugge in parte questi preziosi
acidi grassi.
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