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I rischi del fumo passivo - 1 L'obiettivo principale del disegno di legge presentato in questi giorni dal Ministro della Sanità è quello di combattere, soprattutto, il fumo passivo, allargando l'elenco delle zone e dei locali dove non si potranno accendere le sigarette, pena l'applicazione di sanzioni che potranno arrivare sino al mezzo milione di multa, non solo per chi fuma, ma anche per chi è tenuto a fare rispettare il divieto.

Alcune norme già esistenti in tale campo, ma disattese e spesso non applicate, vengono ora riproposte in modo più restrittivo. Ci sembra opportuno, pertanto, riprendere l'argomento dei rischi correlati al fumo passivo e proporlo alle nostre lettrici per una rinnovata analisi medica della sua nocività.

Il vizio del fumo non può più definirsi un fatto privato dell'individuo od una libera scelta personale e nemmeno può considerarsi un'abitudine esclusiva e riservata di qualcuno che non possa in alcun modo essere sindacata dagli altri, vale a dire da parte di coloro che non fumano. Forse così si poteva argomentare sino a qualche decennio fa, ma oggi il fumo ha cessato definitivamente di essere un fatto individuale per il semplice motivo che si è dimostrato da più parti che il fumo passivo, cioè il fumo ambientale, quello cioè che la vicinanza di un fumatore ti costringe ad inalare tuo malgrado, è anch'esso sicuramente nocivo per chiunque lo respiri.

Nei locali chiusi, in altre parole, il fumo è dannoso anche per i non fumatori, basti pensare che il fumo prodotto dalla punta incandescente delle sigarette, dove appunto si verifica la combustione, contiene sostanze cancerogene in quantità sino a cento volte superiori rispetto al fumo aspirato direttamente dai fumatori, per tale motivo indicato come fumo diretto. Il fumo passivo, per essere precisi, deve considerarsi quindi l'inalazione involontaria del fumo di tabacco, disperso nell'ambiente di vita, da parte di soggetti non fumatori che sono costretti a respirare l'aria inquinata, sia dal fumo espirato da parte del fumatore attivo sia dal fumo che si produce con la combustione lenta della sigaretta (fumo laterale).

Si comprende quindi come il fumo passivo contenga tutte le sostanze contenute nel fumo attivo, sia pure in percentuale diversa, e sia in grado di provocare nei cosiddetti fumatori "di seconda mano" gli stessi danni che il fumo attivo causa nel fumatore diretto. Vale solo la pena di sottolineare, a questo punto, che l'aria è un bene primario essenziale che appartiene a tutti e che nessuno ha il diritto di inquinare (con tutti i gravi pericoli che ne conseguono), nemmeno il fumatore che spesso si appella ad una malintesa libertà personale ed afferma, sbagliando, di non recare danno ad altri che a se stesso.

E' ormai ampiamente dimostrato che nei locali chiusi il fumo è gravemente dannoso anche per i non fumatori che, per motivi di lavoro o per altre ragioni, sono costretti abitualmente a condividere, con chi fuma, l'ambiente comune per un tempo sufficientemente lungo. In tali situazioni il non fumatore è praticamente costretto a fumare il tabacco degli altri attraverso la respirazione del fumo ambientale. Ma vediamo più specificatamente, alla luce delle moderne conoscenze basate su numerosi studi epidemiologici, quali sono i danni organici che possono derivare al non fumatore che sia rimasto esposto al fumo passivo per un periodo abbastanza lungo, cercando anche, se possibile, di stabilire approssimativamente la durata media dell'esposizione che può essere considerata a rischio.

Chiudiamo subito la domanda implicita nel paragrafo precedente, che ci porterebbe molto lontano, riferendo in proposito alcuni dati della letteratura che stabiliscono tempi di esposizione che variano a seconda del tipo di malattia correlata: da qualche settimana, o meno, nella riacutizzazione dell'asma infantile fino ad anni di esposizione continuativa nel caso di cardiopatie e neoplasie collegate al fumo passivo.

In mezzo ci possono stare tutte le altre forme morbose che riguardano la patologia materno-infantile, di cui accenneremo in seguito. Ma prima di parlare dei danni organici da fumo passivo vorrei rispondere alla seguente domanda, che immagino mi venga mentalmente rivolta dalle numerose lettrici che scorrono queste pagine: quali sono, cioè, le sostanze dannose contenute nel fumo di sigaretta?

Potrei rinviarle ad un mio precedente articolo, già pubblicato su "Margherita", il cui titolo era, appunto, "Il danno da fumo", ma non posso tralasciare di ricordare, in questa sede, almeno il monossido di carbonio, il gas di scarico delle automobili, che è anche il principale gas contenuto nel fumo di sigaretta assieme ad altre migliaia di composti chimici, alcuni dei quali possono causare il cancro nell'uomo (arsenico, benzene, cromo, nichel, cloruro di vinile, formaldeide…), oltre alla nicotina, naturalmente, alla ammoniaca, all'acroleina, agli ossidi d'azoto, alla etilamina, alla piridina, alla pirrolidina e ad altre numerose molecole.

Ed è appunto a causa di alcune di queste sostanze che oggi anche il fumo passivo, o involontario, è stato identificato come causa molto probabile di una serie numerosa di malattie.

Vai alla seconda parte >

Prof. Giovanni Cristianini
http://www.geragogia.net/


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