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Il fegato - parte seconda

La più nota malattia del fegato, ben conosciuta anche dai profani, è la cirrosi che rappresenta spesso il punto di arrivo di molte patologie croniche di tale viscere e delle quali costituisce lo stadio irreversibile.

Le conseguenze che possono derivare dal processo cirrotico comprendono alcune alterazioni vascolari che sono in grado di provocare un' ipertensione portale ( con varici esofagee, emorragie digestive, ascite....) oltre ad una insufficiente funzione parenchimale che interessa la sintesi proteica, diversi aspetti metabolici e l'escrezione biliare.
La classificazione più soddisfacente delle varie forme di cirrosi è forse quella eziologica ( basata cioè sulle cause di malattia ), la quale prende in considerazione tossici e farmaci, infezioni, fenomeni autoimmunitari e situazioni congenite.Su questa base la gran parte dei tipi di cirrosi epatica può essere utilmente classificata come cirrosi alcolica, cirrosi postepatitica, cirrosi biliare , cirrosi ereditaria, cirrosi farmaco-indotta e cirrosi ad eziologia varia, di cui peraltro esistono numerose forme.

La cirrosi alcolica , tanto per citarne una, rappresenta una delle molteplici conseguenze dell'abuso cronico di bevande alcoliche e rientra nella "epatopatia alcolica" assieme alla steatosi ed alla epatite causate dallo stesso agente eziologico, vale a dire l'alcol. Va detto, però, che solo una certa percentuale di alcolisti sviluppa una malattia cirrotica ( qualcuno ipotizza che tale valore non superi il 20% ), per cui sembrerebbe possibile che possano intervenire anche altri fattori ad influenzare gli effetti dannosi dell'alcol sul fegato. Alla donna, ad esempio, bastano consumi minori di alcol, rispetto all'uomo, per arrivare a sviluppare una cirrosi, per cui si pensa che forse possano inserirsi nella patogenesi della cirrosi alcolica femminile particolari fattori biochimici ( come alcuni deficit enzimatici ) ed alcuni fattori ormonali.

Ma quali sintomi presenta questa forma di cirrosi? Diciamo subito che la cirrosi alcolica può anche essere silente, cioè senza disturbi particolarmente evidenti, per cui viene talvolta diagnosticata per caso, durante un intervento chirurgico o, addirittura, nel corso del riscontro autoptico. L'esordio dei sintomi è spesso di difficile interpretazione ed è caratterizzato da manifestazioni aspecifiche come l'anoressia, la stanchezza, la facilità alle ecchimosi ed il calo ponderale, sino ad arrivare all' ittero, alle varici sanguinanti, all' ascite, ecc... che abbiamo già nominato all'inizio. I primi segni compaiono, generalmente. dopo 10 - 15 anni di consumo alcolico eccessivo e continuato. La gran parte dei cirrotici muore in coma epatico, al quale arriva spesso per una grave emorragia da rottura di varici esofagee o per uno stato settico.

Tra le altre affezioni che possono interessare il fegato, vanno trattate a parte le "epatiti virali" che sono causate dall'infezione epatica da parte di un virus ( A,B,.C ed altri ) e che posono presentarsi in forma acuta e cronica a seconda del tipo eziologico e del decorso particolare che possono avere. Le epatiti B e C, infatti, possono diventare croniche, mentre l'epatite A ( eccettuata la forma cosiddetta "fulminante" ) si risolve con la guarigione, qualora venga superata la fase acuta. Sono soggetti a rischio di epatite A coloro che viaggiano nei paesi in via di sviluppo ( e non siano stati vaccinati ) e di epatite B e C i soggetti politrasfusi come gli emofilici ( almeno sino a qualche tempo fa ), i tossicodipendenti, coloro che hanno rapporti sessuali non protetti con partner infetti, i conviventi con soggetti infetti, i neonati da madre infetta ed il personale sanitario in genere.

Le epatiti B e C croniche hanno diverse posiibilità ( 15-20%) di sfociare in cirrosi dopo un periodo di circa 20-30 anni dall'infezione.
Qualcuna delle lettrici vorrà sapere, immagino, se si può prevenire l'epatite virale. La risposta è positiva, ma soltanto per i tipi A e B, tramite la somministrazione dei rispettivi vaccini, dato che attualmente non è ancora disponibile un vaccino per l'epatite C.

Inoltre possiamo anche tranquillizzare coloro che ci leggono informandole che le epatiti virali B e C non vengono trasmesse dal semplice contatto con le persone infette, in quanto il contagio avviene solo per via parenterale e quindi non si verifica stringendo la mano, nè mangiando cibi cucinati da individui infetti e nemmeno attraverso le goccioline che rimangono sospese nell' aria con la tosse e gli starnuti.

Delle altre forme di cirrosi ricordiamo soltanto, in conclusione, la cirrosi biliare che rappresenta la conseguenza di un' occlusione prolungata delle vie biliari e si caratterizza per una ridotta escrezione di bile con danno del parenchioma epatico e fibrosi progressiva. Esistono due forme di tale patologia, quella primitiva e quella secondaria, ma di entrambe tratteremo in altra occasione.

Prof. Giovanni Cristianini
http://www.geragogia.net/


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