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L'Epatite C nella donna

C'è un virus che appartiene alla famiglia dei togavirus ( ed il cui genoma è costituito da un singolo filamento di RNA ), che sicuramente è poco conosciuto dal pubblico delle nostre lettrici, ma che probabilmente è uno dei più subdoli ed "astuti" agenti virali, molto difficile da trattare, spesso pericoloso fino al punto di arrivare talora a comportarsi da vero killer.

E' il virus dell'epatite C, per gli amici HCV. Si tratta di un soggetto poco raccomandabile e da non sottovalutare, se pensiamo soltanto che più di 180 milioni di persone al mondo soffrono della malattia da esso causata ( 2 milioni vivono nel nostro Paese ).

E' evidente che noi non pretendiamo, nella presente nota, di trattare in modo esauriente di tale patologia, seppure con intenti divulgativi, ma soltanto di accennare ad alcuni aspetti particolari che la distinguono, quando ad essere colpite da tale infezione virale siano le donne ancora giovani.
Ricordiamo che abbiamo già trattato, in passato, dell'epatite virale in generale, ma in questo capoverso aggiuntivo vorremmo mettere in evidenza che nelle donne l'infezione da parte di questo virus epatotropo può mostrare un decorso ed un quadro clinico diversi, per certi particolari aspetti correlati alle diverse caratteristiche anatomo-funzionali esistenti tra i due sessi. A nostro avviso, ma anche di molti altri studiosi, la causa principale andrebbe innanzitutto ricercata nelle diverse peculiarità ormonali che caratterizzano i maschi e le femmine, e che potrebbero influire sull'attività virale, da una parte, e dall'altra risentire in modo diverso gli effetti del virus sugli ormoni sessuali stessi. Naturalmente sulla base delle diverse strutture anatomo-fisiologiche peculiari dei due sessi.

Prendiamo le mestruazioni, ad esempio. Nelle donne affette da epatite C, è cosa nota, si possono avere talora flussi mestruali scarsi, non solo, ma anche irregolari per la frequenza, sino ad arrivare, in certi casi, addirittura, all' amenorrea. A questo proposito approfittiamo per ricordare, anche se esula dal presente discorso, che il sesso durante le mestruazioni dovrebbe essere assolutamente evitato, onde evitare il rischio che la donna infetta possa contagiare il partner, se questi per caso ha una qualche lesione genitale che possa costituire una porta di entrata per il virus. In questa evenienza è evidente che il coito non condomato deve considerarsi più rischioso. Facciamo comunque presente, per associazione di idee, che gli altri fluidi corporei ( saliva e sperma ) sono raramente contaminati dal virus per cui la trasmissione del virus tra coniugi è piuttosto trascurabile per questa via ed anche il rischio di infezione tramite il bacio è piuttosto improbabile. E vorremmo inoltre raccomandare, in questo campo, dato che la diffusione intra-familiare ed ambientale dell' HCV è strettamente collegata al contatto con il sangue infetto, di non dimenticare la buona abitudine di riporre gli assorbenti in sacchetti di plastica, prima di gettarli nelle immondizie.Allo stesso scopo preventivo e per mantenere un comportamento di corretta igiene sanitaria, adatta peraltro a tutte le situazioni, tutti i capi di abbigliamento e di biancheria intima venuti a contatto con il sangue, dovrebbero essere lavati accuratamente e trattati scrupolosamente con candeggina.

Per quanto riguarda poi una eventuale gravidanza, possiamo dire sulla base dei dati della letteratura, che non sembrerebbe che la presenza del virus C nella gravida possa aumentare il rischio di complicazioni nel corso della gestazione o in occasione del parto.

Piuttosto va ricordato che il neonato, partorito da una madre HCV positiva, può presentare nel sangue gli anticorpi anti-HCV materni che, attraverso la placenta, passano dal sangue materno a quello fetale. Questi anticorpi, comunque, non sono di per sé segno di malattia e, per lo più, spariscono in modo spontaneo dopo un certo numero di mesi.
A proposito dell'allattamento, poi, possiamo dire che il virus HCV non è stato mai trovato in campioni di latte prelevato a madri affette da epatite C. Il rischio di trasmissione mediante l'allattamento è da considerarsi piuttosto improbabile in condizioni normali, per cui si consiglia di allattare al seno il bambino senza eccessive preoccupazioni.

La sospensione dell'allattamento al seno viene però sempre consigliata, per sicurezza, in presenza di ferite a carico del capezzolo o, naturalmente, di ragadi con pericolo di sanguinamento.
Non dobbiamo però dimenticare che è stato valutato nella pratica clinica che il passaggio del virus dalla madre al neonato si verifica in media nel 5% delle nascite, ma potrebbe salire anche al 25% qualora la madre risultasse affetta anche da AIDS. Recenti studi condotti in Giappone ( dove è presente un genotipo di HCV piuttosto virulento ) hanno infatti evidenziato che circa il 6% dei bambini nati da una madre HCV positiva hanno effettivamente contratto la malattia.

Le cifre percentuali che abbiamo menzionato provengono da studi riportati dalla letteratura specialistica, ma devo dire, in verità, che non mi sentirei di sottoscriverle con assoluta sicurezza. Ogni volta che mi trovo a parlare di epatite C cerco di essere, infatti, il più prudente possibile, come se fossi indeciso tra la necessità di essere obiettivo e concreto, da una parte, e la paura di allarmare troppo i lettori, dall'altra. Dovete sapere, care amiche, che noi medici, assieme a tante persone colpite da questa insidiosa "epidemia" ed ai loro congiunti, non riusciamo in alcun modo ad essere "neutrali" e stiamo aspettando (e sperimentando ) nuovi farmaci e terapie più efficaci, in grado di prevenire e curare l'epatite da infezione HCV, una delle malattie virali più ambigue ed enigmatiche degli ultimi anni.

Prof. Giovanni Cristianini
http://www.geragogia.net/


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