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I diverticoli del colon Quando si parla di diverticoli in generale si intende solitamente indicare quelle protrusioni sacciformi che si sviluppano a carico della parete di un organo cavo. Possono formarsi in varie sedi ( faringe, esofago,duodeno, digiuno, ileo, vescica, …), ma si presentano soprattutto a carico del grosso intestino, vale a dire del colon e specialmente del sigma.

E' bene distinguere fin dall'inizio la diverticolosi semplice da quella che viene invece designata come malattia diverticolare. La prima forma, che è anche la più frequente, è caratterizzata dalla presenza di diverticoli a livello del colon, come dicevamo, che però non hanno mai dato manifestazioni cliniche significative e sono stati evidenziati occasionalmente. Quando invece si usa il termine di malattia diverticolare si vuole indicare la diverticolosi del colon clinicamente attiva che si evidenzia con un corredo sintomatologico vario, come vedremo più avanti nei dettagli.

La diverticolosi del colon, quindi, di cui intendiamo brevemente occuparci, sia nella sua forma semplice che in quella complicata, si presenta piuttosto raramente al di sotto dei quarant'anni e la sua prevalenza si fa statisticamente più significativa nelle decadi di età successive, sino ad arrivare ad una frequenza che supera il 30% nelle popolazioni occidentali. La diverticolosi sembra avere una lieve prevalenza nel sesso femminile per motivi che non sono ancora noti.

Volendo occuparci, in questa nota divulgativa, dei diverticoli acquisiti del colon ( quelli congeniti sono rari in ogni sede e quindi di scarsa importanza clinica ) dobbiamo per prima cosa spiegare come essi si formino e di quali fattori possano essere la conseguenza. In altre parole si tratta di chiarire l'eziopatogenesi delle diverticolosi colica, le cause e i meccanismi, cioè, che intervengono nello sviluppo di tale patologia. Molto brevemente possiamo dire che con tutta probabilità vi concorrono modificazioni anatomofunzionali dell'intestino crasso ( correlate all'età ) in associazione ad un sempre maggiore consumo di alimenti raffinati e poveri di fibre vegetali.

Ne conseguirebbe una importante riduzione del volume fecale che porterebbe ad un "restringimento" del lume intestinale con il risultato di un aumento della pressione all'interno dello stesso. Tale aumento pressorio sarebbe, pertanto, la causa diretta della formazione dei diverticoli ( cosiddetti da pulsione ) attraverso una erniazione della mucosa intestinale nei punti di minor resistenza della parete viscerale.
Passando poi agli aspetti clinici di tale diffusissima patologia, la maggior parte degli studiosi è concorde oggi nel ritenere la diverticolosi non complicata come del tutto asintomatica . Tale situazione morbosa, quindi, si evidenzierebbe clinicamente soltanto con la comparsa delle complicanze, rappresentate, com'è noto, dalla frequente diverticolite, dalla occlusione intestinale, dalla perforazione del diverticolo con peritonite, dagli ascessi, dalle fistole e dalle non rare emorragie. A questo punto verrebbe da chiederci in che percentuale si presentino i casi complicati di diverticolosi rispetto a quelli non sintomatici, ovvero quale sia l'incidenza delle complicazioni sul totale complessivo. Alcuni dati statistici indicano una media del 20% di casi complicati, valore che a noi sinceramente sembra eccessivo.

Per quanto concerne poi la diagnosi dobbiamo premettere che nel caso di una diverticolosi silente ( non complicata, cioè ) il riscontro della stessa è del tutto occasionale ed il più delle volte la sintomatologia che ha condotto all'esame radiologico ( che ha permesso l' accertamento ) non è attribuibile alla diverticolosi. Spesso si tratta di crisi dolorose addominali, con stipsi e/o diarrea, che vanno riferite con maggiore probabilità ad una concomitante sindrome del colon irritabile.

Più interessante, per le nostre lettrici, penso sia l'aspetto terapeutico, specie se teniamo presente quanto abbiamo detto a proposito della patogenesi, cioè del meccanismo di formazione dei diverticoli. Fino a qualche anno fa, infatti, la gran parte dei medici ( ed anche dei gastroenterologi ) era d'accordo che una diagnosi occasionale ( clisma opaco ) di una diverticolosi asintomatica non richiedesse terapia alcuna. Oggi si è visto, grazie ad alcuni interessanti studi, che una dieta ad alto contenuto di fibre consente un miglioramento delle alterazioni motorie del colon ( e quindi anche la prevenzione delle complicazioni ) ed inoltre, quando presente, serve a migliorare anche la sintomatologia dolorosa, pur se spesso ascrivibile ad una sindrome del colon irritabile, come abbiamo osservato. Recenti sperimentazioni hanno confermato l'efficacia di un tale trattamento, soprattutto quando praticato con l'uso di crusca grezza a dosi di 20 -30 grammi al giorno.

Non ci soffermiamo sulla terapia medica che, nella diverticolite, è antibiotica e reidradante e ricordiamo soltanto le indicazioni terapeutiche chirurgiche che, attualmente, sono limitate ai casi di perforazione con peritonite generalizzata, agli ascessi, alle fistole ed alle gravi emorragie. La resezione del sigma è riservata ai rari casi di diverticolite che non rispondano alla terapia medica e siano soggetti a recidive frequenti.

Con le dovute riserve per i casi con complicazioni importanti possiamo concludere che la malattia diverticolare ha nel complesso una prognosi buona e, inoltre, non è da considerarsi una condizione precancerosa.

Prof. Giovanni Cristianini
http://www.geragogia.net/


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